Goodnight from Kasabake: la Regina Utada Hikaru

Il vero nome dell’attrice e cantante Keiko Fuji, stella dei melodrammi giapponesi degli anni ’70 era Junko Utada: il suo stile l’aveva imposta come regina dei melodrammi ed uno dei massimi esponenti della cosiddetta musica enka, genere popolare del secolo scorso, che affondava le sue radici nel periodo Meiji (coincidente con il regno dell’Imperatore Mutsuhito, a cavallo tra la fine dell’800 e l’inizio del 900 e quindi momento di grandi cambiamenti per il tessuto sociale nipponico), contraddistinto da melodie struggenti ed enfatiche, usate per narrare storie dalla forte presa emotiva, ma a dare la maggiore notorietà possibile a questa star della pop music del Sol Levante, è stata soprattutto la sua clamorosa vita privata, tale da sembrare il canovaccio di un vecchio fotoromanzo, ad imitazione della diva statunitense Liz Taylor, con continui divorzi e scandali, spesso eclatanti (si è separata e risposata con il produttore discografico Teruzane Utada ben sette volte), compreso un arresto clamoroso da parte della DEA presso l’aeroporto JFK con l’accusa di essersi recata negli Stati Uniti con ingente denaro per comprare e vendere stupefacenti per il mercato clandestino.

Nel 2013, lasciata sola dal suo amante, che si era addormentato (svenuto?) sul divano dopo un cocktail di alcol e droga, Junko Utada, in preda alla depressione per la sua tossicodipendenza e per una sospetta infermità mentale, sale sul parapetto del suo terrazzo al tredicesimo piano dell’appartamento di Tokyo, in modo simile a quello con cui nel film Forrest Gump viene rappresentato l’istante immediatamente precedente al tentato suicidio del personaggio di Jenny e si getta nel vuoto, lasciando orfana la sua unica figlia Hikaru, all’epoca già trentenne e conosciutissima sia in Giappone che negli USA come star della musica pop giapponese e sua nuova incontrastata regina.

Malgrado la sua nascita, avvenuta in territorio USA, avrebbe potuto conferirle una comoda nazionalità nordamericana, la sua naturalizzazione giapponese è stata così profonda, da renderla fin da subito un’icona di successo nazionale, con un incredibile repertorio di brani, da lei composti nel corso dei tanti anni di carriera in qualità di cantautrice completa, che spaziano in modo emblematico da un confine all’altro del j-pop, tanto da costituirne di fatto una summa, ad iniziare da quel sotto-genere che più specificatamente canta il minimalismo quotidiano di ascendenza zen, come mostrato splendidamente nel video seguente, relativo alla canzone Manatsu No Tooriame (testo giapponese ed italiano nel link dopo il post), singolo estratto da Fantôme, nono album in studio del 2016.

Per darvi un’idea delle capacità compositive ed interpretative della Utada, si sappia che all’età di 12 anni aveva già scritto e pubblicato tre singoli di successo in lingua inglese e che First Love, il suo primo album completato nel 1999 a soli 16 anni, è ancora oggi la pubblicazione musicale più venduta in Giappone di tutta la storia, con più di 7 milioni di copie: come era inevitabile per un artista giapponese di questa levatura, Utada Hikaru ha legato il suo nome in modo indissolubile anche al mondo dei videogame e degli anime (così importanti per l’immaginario collettivo nipponico, come abbiamo già visto in altri post ad esso dedicati), scrivendo ed eseguendo brani per famosissime soundtrack, a partire da quelle dei successi planetari di Kingdom Hearts, gioco sviluppato a partire dal 2002 dalla Square Enix in collaborazione con la Disney, su regia e character design di Tetsuya Nomura.

Tuttavia, anche se è indubbio che le canzoni Hikari (Simple and Clean nella versione internazionale), Passion (Sanctuary nella versione internazionale) e Oath (Don’t Think Twice nella versione internazionale), scritte dalla Utada rispettivamente per le OST dei capitoli I, II e III della citata saga di Kingdom Hearts, siano state essenziali per fare espandere la fama della Utada Hikaru anche fuori del Giappone, il contributo della nostra regina del J-Pop al mondo delle colonne sonore che mi piace invece oggi condividere con voi è invece quello della canzone Good Night, composta come main theme della OST del davvero meraviglioso gioiello animato di Penguin Highway, lungometraggio diretto nel 2018 da Hiroyasu Ishida, su character design di Yojiro Arai e che vi invito a guardarvi per aprirvi cuore e mente (per chi avesse l’abbonamento, potete trovarlo anche in italiano sul catalogo Amazon Prime Video, ma anche su una valanga di altri siti di streaming).

Nella sua lunga carriera costellata di soli successi consecutivi l’uno all’altro, la Utada ha saputo creare oltretutto uno specialissimo rapporto con il suo pubblico, concedendosi completamente ai suoi fan con quella trasparenza e devozione che sarebbero proprie dell’universo delle idol, ma senza mai farsi legare da quei rigidi dettami etici e commerciali imposti invece a quel tipo di cantanti: come già quella della madre, anche quella della nostra Hikaru è infatti una vita privata rocambolesca e scoppiettante (il matrimonio tenutosi con sfarzo a Polignano a Mare, in Puglia, con Francesco Calianno, barman del Bulgari Hotel di Londra, con relativo divorzio dopo soli 4 anni, è solo una delle tante vicende che hanno animato il gossip), anche se meno eccessiva e soprattutto senza i deleteri aspetti criminali legati alla tossicodipendenza, dove ogni volta la Stella Polare del suo impegno costante, come emblema del J-Pop (noblesse oblige), la riconduce alla sua vera ed unica casa ossia al mondo dei suoi follower, come testimoniato anche da uno dei suoi video più belli e partecipati, da lei stessa scritto e diretto nel 2010, per promuovere la canzone Goodbye Happiness, della quale vi invito a notare lo stile domestico di realizzazione, in anticipo di almeno dieci anni su tante clip retoricamente candid che avete avuto modo di vedere di artisti italiani ed internazionali, specie in questo periodo di lockdown per la pandemia da Covid 19.

Come si può non restare ammaliati da questa donna, in grado di vivere la sua identità in modo così libero e prorompente, rompendo gli schemi dell’immagine della compagna sottomessa, giocando con i suoi due mariti, mettendo in pausa il suo lavoro in studio per più di 6 anni per seguire la sua prima gravidanza e poi riprendere come se niente fosse con un nuovo album ed immutato successo, lavorando giorno e notte per scrivere, cantare e produrre ogni sua canzone e permettendosi perfino di giocare sui suoi impegni ed i suoi sentimenti privati, come ha fatto con la splendida e matura Nijikan dake no vacance (testo giapponese ed italiano nel link dopo il post), cantata in coppia con la polistrumentista Ringo Shiina, esponente del nuovo J-Pop di frontiera, assieme alla quale hanno girato un video di rara bellezza e lirismo, grazie anche alla regia di Yuichi Kodama, che ha qui costruito una messa in scena dai toni retrò e steampunk, in una cornice melò molto glamour e sensuale.

Il nome della nostra Regina del J-Pop è “Hikaru” ed “Utada” il suo cognome (appartenenza familiare di cui la nostra artista va molto orgogliosa, tanto che suo padre è ancora adesso il suo unico manager), ma nella tradizione giapponese il cognome viene scritto e pronunciato sempre prima del nome e non viceversa come siamo abituati in Occidente: perciò, salutiamo come si deve l’artista Utada Hikaru e non smettete di cercare i suoi brani in giro per il web, giacché non ve ne pentirete mai.

Buona serata e Buon Week-End a tutti!


Utada Hikaru – Manatsu No Tooriame

Utada Hikaru – Nijikan dake no vacance


21 pensieri su “Goodnight from Kasabake: la Regina Utada Hikaru

  1. Non la conoscevo, davvero molto brava, impegnata in più campi e con ottimi risultati, ha una voce molto bella e la sua voce si fonde perfettamente con la musica, mi è piaciuta molto.
    Bellissimo post come sempre, buona serata 🙂

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  2. Quando vivi con due genitori artisti tutto si fa più complicato. Non a caso ha stretto con il suo pubblico un legame genuino. Ha saputo costruire il suo mondo partendo da un’età giovanissima. Cosa racconta una bambina a 10 anni?
    Osserva, e lo fa per sempre con quegli occhi lì. Proprio quelli lì, un attimo sei adulto, l’attimo dopo un ragazzino…
    Ciò che le era familiare ma che non l’ha confinata nella familiarità, è la lente d’ingrandimento attraverso la quale ha saputo spaziare in libertà.
    A coronare “la specialità” il suicidio della madre, un’icona per il Giappone in epoche passate.
    È speciale, come lo sono i suoi occhi che a mio avviso arrivano prima bruciando gli schermi.
    Grazie Kasabake per il post che ho commentato come sempre cercando di approfondire nel mio piccolo. Buona serata un abbraccio

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    1. Grazie Paola, per il tempo di qualità che mi regali ogni volta commentando come sai fare tu i miei post: hai fatto osservazioni affacinantissime e mi hai fatto viaggiare con l’immaginazione, come in una biografia cinematografica…
      Bellissimo come lo hai scritto e come lo hai detto!
      Grazie ancora.

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  3. Ti leggo sempre con piacere e ammirazione, amico mio, anche quando affronti temi estetici così lontani dai miei gusti (non digerisco il pop occidentale, figuriamoci quello nipponico…). O forse soprattutto per questo: è facile ascoltare chi dice quello che ci piace o che già conosciamo… ma appunto è FACILE, non impegnativo. Dal mio punto di vista, spesso è anche noioso. Molte più edificante e costruttivo ascoltare chi ci racconta mondi sconosciuti: magari continueremo ad ignorarli o a non apprezzarli, ma almeno sapremo della loro esistenza e quel ricordo potrà diventare un seme che un giorno, presto o tardi, potrebbe germogliare.

    Un abbraccio e un augurio di buon anno, Kasa!!!!!

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    1. Un commento di rara eleganza, oltretutto contrassegnato da un’apertura mentale che appare come un proposito di vita che è impossibile non condividere: viviamo circondati da media e social che accarezzano in continuazione le nostre comfort zone, alimentando finti sensi di appartenenza a barricate futili, circoscrivendo le nostre bolle di filtraggio per venderci meglio ogni cosa (da un prodotto ad un partito) e premendoci dentro il collo di un imbuto in cui ogni nostro pensiero e valutazione diviene sempre più prevedibile e l’unico modo per reagire a tutto questo è imporci di uscire dalla pigrizia intellettuale.
      Le tue parole dovrebbero diventare un mantra o un suggerimento di vita da scrivere dentro un serio biglietto d’auguri.
      Grazie, ancora una volta.

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      1. Diffidare sempre da chi ci dice quello che ci fa più comodo o piacere sentire. Ovviamente diffidare non deve diventare un pregiudizio, ma soltanto un monito a vagliare bene le parole che ci vengono dette e, soprattutto, chi le dice.
        Mi auguro di conoscere sempre nuove persone con questa attenzione verso gli altri e la parallela apertura verso altrui universi. E auguro la stessa cosa anche a te!!!!

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  4. Buongiorno kasabake Buona domenica! 😘❤️ Meraviglioso post, ho adorato tantissimo le canzoni, il Jpop è il mio genere musicale preferito! 😍 I videogiochi della serie Kingdom Hearts sono i miei preferiti insieme alla serie di Final Fantasy! 😍❤️ Un abbraccio fortissimo pieno d’affetto! ❤️🤗

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    1. Non sapevo della tua passione per Kingdom Hearts! Sei davvero piena di sorprese, Yle!
      La storia di Sora, il Libro, la Keyblade, la lotta tra luce e tenebra… È una grande narrazione fantasy…
      Grazie delle belle parole e buona Domenica anche a te!

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    1. Grazie a te Sara per avere sempre una parola gentile bei miei confronti!
      Effettivamente i cantanti giapponesi melodici (come anche i cinesi per altro) tendono ad essere molto malinconici, perché è proprio ciò che il pubblico chiede loro, ma in realtà hanno molte canzoni piena di gioia di vivere anche se la esprimono con dei toni diversi dai nostri, in una chiave sempre meno scanzonata della nostra e più intima…
      Pensa ad esempio al video della sua Goodbye Happiness, una carezza ed un sorriso per i suoi fan…
      Buona serata!

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