Sanremo: The Day After…

Post interlocutorio e quasi senza giudizi (non è vero, ovviamente, perchè la mia tendenza a pontificare filtra da ogni fessura, come un barile di legno riempito d’acqua ad alta pressione), sullo show nazionalpopolare per eccellenza ovvero il cosiddetto Festival della Canzone Italiana appena conclusosi ieri, con la sua 71esima Edizione.

Il vero vincitore assoluto (a mio modesto giudizio ovviamente!)

Premetto che, nel giudicare gli altri o me stesso, non considero mai un punto di merito il rifiuto snobistico del non voler nemmeno guardare uno spettacolo di intrattenimento popolare di tale portata economica e professionale (l’investimento è enorme, così come il lavoro delle maestranze coinvolte), condannandolo aprioristicamente perché lo si presume svilente per la propria cultura, giacché escludendo dal nostro scibile e dalla nostra esperienza questo ed altre simili manifestazioni di spettacolo ci si preclude una importante possibilità di comprensione di tutto ciò che ci circonda e che ci influenza anche non volendo: chi mi conosce sa che ho fatto della lotta alle chiusure mentali di ogni tipo una mia personale battaglia e ritengo invece un valore aggiunto l’essere in grado di sguazzare nel mainstream senza paura di sporcarsi nel comune percepire, ridendo di ciò che fa ridere e piangendo di ciò che fa piangere, ma sempre tenendo ben chiaro l’elogio brechtiano del dubbio e ponendosi sempre l’antica domanda “cui prodest” (a chi giova) ogni qual volta qualcosa ci sembra troppo bella o troppa brutta e soprattutto quando ci sono troppi interessi in gioco.

Cos’è che Matilde non sa fare, sul serio?

Nulla ci impedisce poi di restare anche schifati da ciò che si è visto ed ascoltato, criticando a ragion veduta, così come non c’è nemmeno da vergognarsi se all’opposto si ammette di essersi divertiti, dando ad ogni cosa il giusto valore, laddove brilli la bravura o al contrario la piattezza ed il facile già visto ed usato non meritino pù di una scarsa insufficienza: è chiaro quindi che non posso rivolgermi a coloro che non hanno potuto o voluto guardare, nemmeno in modo episodico, questa specifica edizione 2021 (dei giudizi sulle passate edizioni, infatti, non ce ne facciamo più nulla, dato che viviamo in un tempo ed in una società che brucia la novità del presente come il fuoco brucia la polvere usata dai prestigiatori, quella che divampa in un istante e poi scompare nel nulla), mentre mi piacerebbe moltissimo ascoltare i giudizi di chi di voi ha visto ed ascoltato i brani in gara, leggere i commenti che vi piacerà condividere, sentirvi parlare delle vostre speranze tradite o all’opposto dei sogni coronati dalle premiazioni, il tutto in base a ciò che ognuno di voi apprezza e ricerca normalmente nella musica popolare italiana, tra chi fa surf nelle nuove tendenze oppure sceglie di planare comodamente nel sound melodico più classico o ancora chi ricerca a tutti i costi brani di rottura, mescolando cacofonia e sperimentalismo, scansando refrain collaudati e poco coraggiosi e anteponendo voci spericolate ad esibizioni sottotono.

Tutto questo pippone perché, dopo tanti anni dalla sua nascita e malgrado la serratissima concorrenza dei talent show dei canali sia pubblici che privati (o forse, molto più onestamente, proprio grazie ad essi ed al loro stimolo al cambiamento), Sanremo continua a restare una vetrina pazzesca per ogni artista pop e rock della scena musicale nostrana.

Ricordiamo i 26 Campioni in Gara e le canzoni con cui si sono esibiti, , in rigoroso ordine alfabetico per cognome degli artisti e senza le mie preferenze personali:

AIELLO – Ora
ANNALISA – Dieci
ARISA – Potevi fare di più
MALIKA AYANE – Ti piaci così
ORIETTA BERTI – Quando ti sei innamorato
BUGO – E invece sì
COLAPESCE DIMARTINO – Musica leggerissima
COMA_COSE – Fiamme negli occhi
GIO EVAN – Arnica
EXTRALISCIO feat Davide Toffolo – Bianca luce nera
FASMA – Parlami
FULMINACCI – Santa Marinella
GAIA – Cuore amaro
GHEMON – Momento perfetto
IRAMA – La genesi del tuo colore
LA RAPPRESENTANTE DI LISTA – Amare
LO STATO SOCIALE – Combat Pop
MADAME – Voce
MANESKIN – Zitti e buoni
ERMAL META – Un milione di cose da dirti
MAX GAZZE’ e la TRIFLUOPERAZINA – Il farmacista
FRANCESCA MICHIELIN e FEDEZ – Chiamami per nome
NOEMI – Glicine
WILLIE PEYOTE – Mai dire mai (La Locura)
RANDOM – Torno a te
FRANCESCO RENGA – Quando trovo te

Purtroppo sono stato bloccato dall’inserimento dei video delle singole esibizioni, inizialmente apparsi su YouTube, perché di proprietà privata della Rai e pertanto visibili gratuitamente solo usando l’aplicazione RaiPlay, alla quale chiaramente rimando chi volesse gustarsi le specifiche esibizioni, serata dopo serata.

Buona serata!


27 risposte a "Sanremo: The Day After…"

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  1. Certo che la tua recensione del Festival è come sempre, esemplare, con poche parole hai riassunto un Festival intero di 5 serate!
    Matilda De Angelis è un’attrice davvero molto brava e famosa, soprattutto a livello internazionale e come si è visto sa fare di tutto, ha presentato i cantanti con sicurezza e spigliatezza, sa cantare e sa muoversi, fa davvero di tutto.
    Gaudiano mi è piaciuto davvero molto, una canzone non facile, che colpisce per il contesto, ma bellissima, per me farà strada questo ragazzo perché è davvero bravo, staremo a vedere.
    Achille Lauro è stato davvero uno spettacolo con i suoi quadri serali, mai fatti a caso, nulla nelle sue esibizioni è casuale, quello dell’ultima puntata poi è stato davvero fantastico, di livello superiore. Quello che mi piace molto di lui è che non fa assolutamente nulla per essere di facile comprensione e quindi per avere più consensi, anzi, fa di tutto per alimentare le critiche, davvero un grande artista!.
    Un Festival sicuramente diverso e strano, non facile per gli addetti ai lavori e se è riuscito ad essere fluido nonostante tutto, il merito è soprattutto dell’amicizia e complicità tra Amadeus e Fiorello, quest’ultimo poi, se mai ce ne fosse stato bisogno, si è dimostrato anche questa volta un artista a 360 gradi, capace di risolvere qualsiasi situazione, mettendosi in gioco totalmente.
    Sono 2 anni che ho ricominciato a seguire il festival, non so se continuerò, dipende da chi lo presenterà, perché prima di loro era di una noia mortale…..
    Buona serata 🙂

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    1. Grazie Silvia, come sempre!
      Ci tenevo soprattutto a tracciare una riga nei confronti di chi troppo spesso pensa di darsi un tono giudicando senza guardare.
      Comunque, anche se non era assoluto necessario, come ho già detto nel mio commento al tuo ottimo post, precedente al mio, mi ha fatto piacere la coincidenza dei nostri gradimenti sui cantanti in gara!

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      1. Ho dimenticato di dire, oltre a Gaudiano, chi mi è piaciuto molto come canzone, le ho pubblicate nei giorni scorsi, ma se non hai guardato mi è piaciuto moltissimo Irama, sia la canzone che la cover di Cirano che ho trovato davvero straordinaria, e Arisa, poi certo ci sono canzoni che vanno ascoltate più volte per essere apprezzate, però queste sono quelle che ho apprezzato da subito.

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        1. Hai ragione, effettivamente non avevo letto i tuoi post a cui fai riferimento e di questo mi dolgo!
          Arida normalmente è una delle artiste che maggiormente stimo, sia per la bravura, sia per la ricchezza dei toni canori, ma questa volta non mi è arrivata: la canzone che ha portato a questo festival mi è parsa in tono minore, ma qui parliamo davvero di gusti personali

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  2. Ciao. Grazie per questo sper post, direi completo. Hai pstato tutti brani che mi sono piaciuti, non era difficile beccarli, il festival di quest’anno mi e’ piaciuto davvero. E poi, quel “leonardo da vinci” (non mi riferisco al travestimento di Gazze’.. 🙂 ) , quel “Leonardo da Vinci ” dello spettacolo che è Fiorello, sa fare di tutto….- il “paragone”, pur se mio, non è nuovo: da ragazzo definivo cosi’ la Loretta Goggi. Anche lei, seppure in modo diverso, in quanto a multiforme capacita’ non scherzava. Non so come se la cavi ora, ma credo abbastanza bene ancora. Ciao.

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    1. Onestamente il livello qualitativo non è stato altissimo (anche molti artisti da me normalmente apprezzati si sono a mio avviso presentati con brani ed esecuzioni sottotono) ma è stato comunque divertente (per me) seguire la maratona attraverso i social, in particolare quello sulla bacheca Facebook di Roberto Recchioni (lo sceneggiatore dell’attuale gestione di Dylan Dog), che per cinque serate (nottate!) ha fatto da maestro cerimoniere tra più di 4000 commenti in diretta di utenti vari, tutti accomunati dal non essere hater o flamer ma altalenanti tra il tecnico (ottime le disquisizioni su quanto può definirsi rock il sound di un gruppo che ha un chitarrista che fa uso di accordi funk, pur se eseguiti con il distorsore) ed il sarcastico, rispettosi del mainstream come strumento di conoscenza dei gusti popolari e soprattutto senza troppa saccenza.
      Dai, alla fine è stato bello!

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            1. Non solo, va anche detto in tutta onestà che è stata una delle poche a cantare con il microfono tradizionale ovvero non quello digitale che dispone, per chi ne fa uso, del famigerato filtro autotune… Il che non è cosa da poco, no davvero…
              Sia chiaro, nessuno di coloro che si sono esibiti fa la musica che piace a me, ma ciò che mi è piaciuto è stato proprio il concetto di show nazionalpopolare…

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  3. Non ho visto neppure un secondo di questa edizione di San Remo (come per altro anche delle ultime 30) pertanto mi ritengo assolutamente preparato per poterne discettare 😀 😀 😀
    Neppure la presenza di Ibrahimovic (centravanti del mio amato Milan) e di Matilda De Angelis (attrice di rara bravura e ancor più rara antipatia, nonchè femmina in grado di stuzzicare i miei ormoni come poche altre dive cinematografiche) mi smosso dalla risoluzione con cui non guardo San Remo (in particolare) e la TV (in generale).
    Da anni ormai non guardo più alcun programma televisivo (di ogni genere, dall’intrattenimento alla tribuna politica) LIVE all’infuori delle partite di calcio non solo per la pochezza (giudizio personalissimo, ovviamente) dei contenuti ma anche per l’incapacità di adeguarmi ai ritmi e ai tempi del palinsesto televisivo.
    Avevo NETFLIX ancor prima che NETFLIX fosse inventato, ovvero da quando collegai il mio PC alla TV (eoni fa) e iniziai a vedere film e serie tv a nastro senza pubblicità, senza orari, senza filtri. Ormai faccio fatica a piegarmi alle regole della TV, soprattutto quella generalista e nazional popolare di taglio tendenzialmente gerontofilo come la RAI.
    Pertanto mi domando e chiedo a te che senz’altro sei pi anziano di me tuttavia mantieni uno spirito, un’attenzione, un’apertura e una curiosità verso il nuovo che solitamente è irrintracciabile persino in un adolescente, ecco, a te chiedo cos’è che ti spinge a guardare San Remo (e magari anche altri programmi targati RAI, Mediaset, etc)

    (tengo a precisare che non è una domanda retorica, bensì semplice e infantile curiosità)

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    1. Sai bene che quando mi chiedi queste cose, mi inviti a nozze! Dunque…

      1. Risposta brevissima: l’audience.

      2. Risposta breve: la volontà cocciuta di essere presente in modo attivo e partecipato ad una manifestazione nazional-popolare (questa è la chiave) di tale portata, che poi è la stessa che mi spinge a seguire parzialmente Masterchef ed X Factor, anche se devo precisare in tutta onestà che la mia fruizione di questi tre show è sempre un po’ particolare, solo in parte televisiva e per lo più social.

      3. Risposta lunga: mettiti comodo…

      Come probabilmente ti ho già raccontato in altre occasioni (io sono come il character di Towser, l’anziano cane che nel capolavoro Disney One Hundred One Dalmatians – La Carica dei 101 ogni volta cerca di raccontare ai presenti le storie di suo nonno Fido già raccontate mille volte ovvero amo ripetermi), a suo tempo arricchii il mio piano di studi universitario di Lettere Moderne con alcuni esami provenienti dalla facoltà di Magistero e del Dams.
      Di quest’ultimo in particolare scelsi i corsi di Tecniche del Linguaggio Radiotelevisivo e soprattutto il famigerato Comunicazione di Massa del professore allora molto glamour e gettonato Roberto Grandi, per la gioia del quale, ma con un certo disappunto dei due assistenti (più realisti del re e quindi strenui difensori della supposta necessità di un certo aplomb accademico molto distante dalla vita reale), mi presentai il giorno dell’esame con una mia tesina su uno show televisivo: il Varietà del Sabato sera di Rai1 “Fantastico” nella specifica conduzione di Adriano Celentano.
      Se già mi ero divertito nello scrivere il mio trattato, mescolando un’accurata disamina del gioco di scoppiettanti novità in salsa democristiana dello showman (mi ero documentato in modo inattaccabile) con un elogio degli allora primi vagiti di un populismo ante litteram, figurati quando il prof mi chiese di discutere le mie opinioni di fronte agli altri studenti: mano a mano che parlavo, acquisivo dimestichezza, intervallando battute popolari a colte citazioni di Roland Barthes e Noam Chomsky e sentivo che avrei potuto spingermi a picchi di sofismo retorico che non avrebbero stonato tra i versi de L’elogio della mosca di Luciano di Samosata!
      Quel giorno, in ogni caso, ho capito che la vera cultura (intesa come comprensione) è solo un esercizio sterile senza la conoscenza di tutto ciò che caratterizza il tempo in cui si vive e che chi, come me, ama le arti espressive pop (come il cinema, il fumetto e la musica) non può cavalcare l’onda (vederla crescere all’orizzonte quando è ancora solo una sfumatura di colore) senza stare in acqua fino alla cintola e soprattutto senza divertirsi nel farlo!
      Penso anche che tu, amico mio e fratello ermenàuta, possa ben comprendermi, anzitutto perché mi conosci e poi perché sei anche tu animato da quel demone potentissimo che è l’insaziabile curiosità…
      Questa mia passione/interesse per tutto ciò che è nazional-popolare mi spinge ogni anno a provare i nuovi gelati dell’Algida senza mai dimenticare l’arte del gelato artigianale di cui Bologna è patria consacrata (con la negazione dello stoccaggio ma la mantecazione quotidiana solo di ciò che viene consumato e basi senza polveri), a cantare perle come Diamante lei e Luce lui di Annalisa (commuovendomi in solitudine prima di emozionarmi nei brani di puro industrial rock dei Nine Inch Nails, per me tra i più importanti musicisti del secolo scorso), di apprezzare il Michael Bay di 6 Underground e lo Snyder di Sucker Punch senza scalfire di un millimetro il mio piacere intellettuale per la sospensione del tempo dei film di Tsai Ming-liang, Andrej Tarkovskij, Peter Greenaway, Terrence Malick, Bela Tarr e tanti altri immensi maestri della settima arte.
      Per questo ho applaudito alla vittoria ai Golden Globe di quella macchina da guerra della Pausini (corrispettivo romagnolo di Madonna in quanto a management musicale) e sempre per il medesimo motivo seguo i profili della Ferragni senza sentire il bisogno di comprare a 9 euro la bottiglia l’acqua Levian da lei firmata!

      Per i tre show televisivi prima citati, va detto che non solo sono un mio must periodico, ma sono anche l’unica ed assoluta eccezione al mio personalissimo dictat del non vedere mai la TV in diretta, che sia Sky o un qualunque canale di mamma Rai o Mediaset o altri network, giacché, con l’esclusione degli show di cui sopra, nei miei televisori potrebbero togliere il sintonizzatore e di certo il decoder: non so cosa sia il concetto di prima serata, non seguo alcuno dei vari contest con imitatori di bassa lega e neppure i quiz televisivi, così come per gli sceneggiati inneggianti alla comicità toscana o alla dolente melodrammaticità meridionale che ha invaso ogni produzione italiana di genere giallo o commedia e questo perché non riesco a fruire di un qualsiasi contenuto mediale senza rifletterci sopra, senza vederne il codice nascosto dietro (sogno la visione che aveva Neo del Matrix) ed odio la perdita di tempo fine a se stessa di una visione subita.

      La visione dei tre show Sanremo, Masterchef e X Factor avviene sempre in diretta, davanti alla tv e con il portatile aperto vicino, per seguire i commenti in diretta per ogni minuto di trasmissione su una pagina social scelta, dove spesso, a dire il vero, mi limito a leggere e solo poche volte a commentare: questa volta ci siamo trovato in una vera valanga sulla pagina Facebook di Roberto Recchioni, superando la quota di 4000 commenti nella serata finale!
      Mentre scorrevano sulle schermo le note di Musica leggerissima di Colapesce e Dimartino, mi sono gustato la discussione a varie voci su cosa davvero si possa definire rock, sulla diversità tra hard rock e rock classico, tra la nettezza e la precisione di un accordo di chitarra funky, magari usato con il distorsore e così via, per passare poi a parlare dei quadri animati di Achille Lauro o dell’ottusità di quanti tiravano il collo alla lingua pensando che fosse stato un intervento intelligente e colto quella della direttrice d’orchestra Beatrice Venezi che rifiuta la distinzione fra maschile e femminile in uno dei più consolidati nomina agentis della nostra lingua!
      Ecco, penso di averti risposto.

      "Mi piace"

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