NKS, la tecnica narrativa del Sound Design per la metafiction di “Atonement”

Atonement ovvero Espiazione, una parola pesante come un macigno, come il senso di colpa che porta con sé per tutta la storia la protagonista del bellissimo omonimo film del 2007, diretto in modo come al solito rigorosissimo da Joe Wright, uno dei più raffinati e talentuosi registi britannici viventi, autore di tante perle meravigliose (a partire da Pride & Prejudice – Orgoglio e pregiudizio del 2005, fino a quel Darkest Hour – L’ora più buia che nel 2018 spinse l’Academy statunitense ad incoronare finalmente un attore dalla bravura sconfinata quale è Gary Oldman): la pellicola è stata sceneggiata dal drammaturgo inglese Christopher Hampton, adattando per il grande schermo il romanzo dello scrittore Ian McEwan, bestseller di grande successo anche critico del cosiddetto genere metafiction ovvero quel tipo di letteratura che tende a rompere le convenzioni romanzesche classiche, raccontando una storia di finzione (senza escludere al suo interno anche elementi di realtà storica), discutendo contemporaneamente con il lettore dello stesso processo di scrittura e di fatto mettendo quest’ultimo in crisi.

Atonement (2007) – Keira Knightley (Cecilia Tallis) e James McAvoy (Robbie Turner)

Come potete ben immaginare, tradurre in film un’opera narrativa che avesse simili intenti era un’impresa davvero ardua: da un lato, infatti, per cercare di rendere il film più fruibile ed accattivante, si rischiava di scartare tutta la parte metaletteraria di consapevolezza del testo, salvando solo il plot melodrammatico e la storia in sé (un po’ come avvenne con la traduzione per il cinema che fecero i quattro sceneggiatori Birkin-Brach-Franklin-Godard ed il regista Jean-Jacques Annaud per il capolavoro di Umberto Eco Il Nome della Rosa, quando lasciarono fuori tutta la parte descrittiva di tipo storiografico e filosofico del testo originale), ma dall’altro lato, insistendo troppo sull’aspetto post-moderno di analisi del processo narrativo, si rischiava di produrre un’opera troppo complessa e per questo anche fredda e distante dal grande pubblico.

The French Lieutenant’s Woman (1981) – Meryl Streep (Sarah / Anna) e Jeremy Irons (Charles Smithson / Mike)

In passato si contano molti esperimenti in tal senso (non tutti riuscitissimi) e a mio modesto giudizio il punto di riferimento qualitativo più alto di cinema tratto da narrativa di genere metafiction è il lungometraggio The French Lieutenant’s Woman – La donna del tenente francesedel 1981, diretto dal cecoslovacco naturalizzato inglese Karel Reisz, tratto dal romanzo omonimo di John Fowles (autore simbolo della letteratura post-moderna britannica) ed adattato per lo schermo niente meno che dal drammaturgo Harold Pinter (scrittore, attore e maestro del teatro dell’assurdo, nonché vincitore del premio Nobel per la Letteratura nel 2005): laddove tuttavia Pinter ed il regista Reisz, per raccontare una storia che narrasse un’altra storia, scelsero di descrivere la lavorazione di un film che raccontasse un intrigo sentimentale in qualche modo somigliante a quello vissuto dai personaggi protagonisti del film nel film (processo simile, anche se su di un altro piano narrativo, al precedente immenso capolavoro di François Truffaut La nuit américaine – Effetto Notte, film totemico del 1973), Hampton e Wright scelgono per il loro Atonement di concentrarsi completamente sui protagonisti della vicenda ed i loro sentimenti, ma usando un linguaggio ed una sintassi continuamente evocativa dello spirito letterario, in omaggio costante al potere affabulatorio dello storytelling.

La Nuit américaine (1973) – Jean-Pierre Léaud (Alphonse), Jacqueline Bisset (Julie Baker) e François Truffaut

Tra gli strumenti cinematografici usati in questa pellicola per raggiungere tale scopo, voglio in questo post soffermarmi in particolare sull’uso davvero straordinario che è stato fatto del sound design e di come la musica, i rumori sul set e gli effetti audio siano stati tutti assieme orchestrati non solo per accompagnare le scene o per enfatizzarle (come avviene normalmente con ogni colonna sonora), ma per creare nuovo significato, ricordando ad ogni istante agli spettatori come il vero protagonista dell’opera che stavano vedendo fosse lo stesso processo di scrittura, inteso anche come pericoloso veicolo di bugia e mistificazione, ma anche di giustizia salvifica e riparatoria.

Atonement (2007)

Facendo ricorso alle immagini ben impresse nell’immaginario di un pubblico adulto (a cui il film si rivolge) della macchina da scrivere vecchio tipo ed ai rumori ad essa collegati (come il ticchettio dei tasti picchiati dalle dita, il rumore della carta che scorre e del carrello che rimanda a capo), gli autori riescono sin dalle primissime scene a connotare anche storicamente la vicenda (siamo nell’Inghilterra dei primi anni ’30 del secolo scorso, prima della Seconda Guerra Mondiale), allargando poi la descrizione alla ricchezza borghese della famiglia che ospita la tredicenne Briony Tallis (interpretata da una giovanissima ma già straordinaria Saoirse Ronan), precoce ed intelligente ragazza con la passione della scrittura ed autrice di storielle autobiografiche romanzate che coinvolgeranno e cambieranno per sempre il destino degli altri protagonisti della vicenda ovvero sua sorella Cecilia (parte affidata a Keira Knightley), in vacanza estiva dai suoi studi a Cambridge ed il figlio della governante (impersonato da James McAvoy), innamorato di Cecilia, ma anche visto dalla Briony preadolescente come figura adulta di riferimento e pseudo-fratello maggiore.

Atonement (2007)

Nella scena di apertura del film stesso, che vi propongo in estratto qui di seguito, osserviamo l’eleganza con cui il regista introduce sia l’ambientazione in cui si svolge la storia, sia il personaggio della scrittrice in erba, muovendo la cinepresa da un modello di casa di bambola raffigurante un palazzo signorile (con tutte le considerazioni che scaturiscono da tale accostamento nel cuore e nell’intelletto dello spettatore) e poi facendo seguire lo sguardo filmico lungo una fila di pupazzetti di animali-giocattolo, fino allo scrittoio dove Briony sta concludendo uno dei suoi racconti (notate anche la non casuale presenza di un quadro appeso al muro che ritrae una bimba in atto contrito di preghiera), battendo a macchina in modo ritmico: lo sguardo della ragazzina sul foglio (la sua invenzione, la sua confessione, il suo diario) diventa quello dello spettatore ed il mondo reale si trasforma da subito nel mondo privatissimo della mente della giovane scrittrice e così mentre lei si alza dalla scrivania, il rumore del ticchettio riparte anche se nessuno sta scrivendo, perché quel rumore è diventato il ritmo della stessa colonna sonora, mescolandosi alla melodia e sincronizzandosi al passo veloce, quasi di corsa, del personaggio lungo il ballatoio e giù per le scale, entrando negli ambienti con l’irruenza che solo gli adolescenti riescono ad avere come stile di vita ed ogni suo passo o sguardo è accompagnato dal rumore della scrittura a macchina, perché lei ha concluso il suo racconto e deve assolutamente farlo vedere, fino a che la sequenza termina con l’incontro fuori della porta di casa con il suo amico adulto di riferimento, all’aria aperta, nel mondo più reale del reale immaginato.

Tralasciando tutti gli altri possibili utilizzi in settori non artistici, il sound design al cinema è inteso davvero come l’arte di creare un mondo di sonorità significanti, partendo dall’esecuzione e dall’editing di uno o più tracce audio precedentemente composte e registrate, ma anche costruendo suoni nuovissimi, sviluppandoli da zero o attraverso la campionatura di altri suoni fatta con sintetizzatori elettronici e processori digitali: in uno storico film del 1981, lo straordinario cineasta Brian De Palma omaggiò tutto il settore dei tecnici audio, raccontando una torbida ed emozionante vicenda thriller con protagonista un fonico del cinema (impersonato da un giovane John Travolta) che, mentre si trovava di notte vicino ad un fiume, per catturare con la sua attrezzatura suoni ambientali per il film a cui stava lavorando e per il suo archivio, diventa il testimone di un apparente incidente d’auto, per una storia che assumerà sempre di più l’aspetto di un complotto, regalando alla settima arte un vero capolavoro, quale senza dubbio è il lungometraggio Blow Out, da tempo diventato un vero cult per pubblico e critica.

L’uso dei primi microfoni ambientali e le tracce audio di dialogo sommerse dai rumori di fondo, sono il vero protagonista di uno dei film più anomali ed intimisti del geniale Francis Ford Coppola, quell’incredibile e poco conosciuto dal grande pubblico The Conversation – La Conversazione: ideato, sceneggiato e diretto da Coppola nel 1974, nella pausa tra i due The Godfather – Il Padrino, questo lungometraggio sullo spionaggio è un vero inno alla paranoia, nonché alla reale debolezza dell’individuo in una società democratica piena di ambiguità come quella statunitense, dove la continua violazione della privacy ha una storia vecchia quanto il suo governo federale, ma è soprattutto l’inizio di un percorso creativo del montatore e tecnico del suono Walter Murch, amico fedele di Coppola e George Lucas, autore di alcune delle piste sonore più applaudite della storia del cinema e che nel 1979 firmerà il suo capolavoro con il mastodontico lavoro realizzato per il montaggio sonoro di Apocalypse Now (non a caso premiato con uno dei tre Oscar che l’Academy gli assegnerà nel corso degli anni), del quale valga come microscopico esempio il poderoso opening del film, in cui il missaggio del brano dei The Doors si mescola al vento sollevato dalle esplosioni di Napalm ed alle pale degli elicotteri, fino a diventare l’ipnotico turbinio del ventilatore posto sul soffitto della camera d’albergo del Capitano capitano Benjamin Willard, a Saigon.

Non voglio in questo post mostravi le solite immagini, di cui è pieno il web, di tecnci del suono che simulano il rumore degli zoccoli dei cavalli usando noci di cocco rovesciate battute sul legno o che riproducono i rumori di un temporale facendo oscillare delle lamiere di ferro o che strizzano e contorcono dei gambi di sedano e dei caspi di insalata fresca davanti ad un microfono per simulare quel particolare rumore che in tutti i film horror o di sci-fi fanno i gusci degli insetti giganteschi quando vengono aperti o trafitti, perché anche se sono gli esempi più semplici e maggiormente usati per indicare il lavoro di uno specialista audio, sono anche i più semplicistici e soprattutto non renderebbero onore al vero lavoro che sta dietro ai creatori dei suoni di un film: la tessitura delle varie piste audio di un’opera cinematografica è infatti solo in parte materica ed anche frutto di una costruzione narrativa complessa e molto consapevole, almeno quanto quella visiva, tanto che spesso le figure del montatore video e del sound designer si fondono in un’unica figura: non sono poi nemmeno rari i casi in cui alcuni grandi registi (come David Lynch o Alfonso Cuarón, tanto per citare due nomi enormi) si occupino personalmente di entrambi questi aspetti della lavorazione di un film e questo proprio perché questi maestri sanno bene come la sonorità possa raccontare storie, emozioni e concetti profondi quanto un’immagine in movimento o una fotografia.

Atonement (2007)

Al termine di questa lunga digressione, vi propongo la seconda ed ultima delle due clip tratte da Atonement, nella quale, dopo i discorsi fin qui fatti sul concetto di sound design, potrete meglio apprezzare tutta la potenza della costruzione audio fatta in questo film, con l’esempio di una scena cruciale nella narrazione, dove viene narrato un momento cruciale della storia, scatenante poi tutte le vicende successive: a seguito di una testimonianza male interpretata dai familiari e dalle forze dell’ordine, il giovane Robbie Turner viene portato via a forza dalla Polizia, con un’accusa infamante, mentre la giovanissima Briony Tallis osserva in silenzio da dietro una finestra del primo piano e giù, nel piazzale antistante l’ingresso della villa, sua sorella Cecilia assiste impotente a quel arresto da lei ritenuto ingiusto, convinta dell’innocenza del ragazzo; mentre le note della struggente melodia composta da Dario Marianelli riempiono la scena, caricandola di enfasi e dolore, con il sottofondo dello scalpiccio dei piedi e delle ruote sulla ghiaia del viale, irrompe la mamma del ragazzo appena arrestato, ancora in vestaglia da camera, stravolta dal dolore, che comincia ad urlare verso l’accusatore del ragazzo e della polizia stessa la parola «liar», bugiardo e nel fare questo colpisce ripetutamente con violenza il cofano della vettura dei gendarmi, usando un ombrello come fosse una mazza; quello sbattere metallico, come un tamburo di latta e quelle urla disperate diventano parte della colonna sonora e così, quando la cinepresa si allontana dalla scena in strada per focalizzarsi sul profilo di Briony, quel mix di suoni diventano sia musica che ritmo, con il rumore dell’ombrello sul cofano che si fa regolare come elemento percussivo del brano musicale stesso; infine, con l’avvicinarsi della cinepresa al volto impassibile ma pensieroso della tredicenne, si compie la magia del cinema ed a tutti quei suoni e quei ritmi si affianca nuovamente il rumore della macchina da scrivere, usata anch’essa come percussione ritmica, non soltanto della musica ma di quell’anima in pena, che sta covando dolore e senso di colpa, sentimenti che tutti noi sappiamo avere la forza per schiacciare in modo inesorabile qualsiasi spirito.

È questa una delle primissime scene del dramma ed è anche un bellissimo biglietto da visita per lo spettacolo che accadrà dopo, quando verranno attraversati gli anni, prima e dopo la Guerra, giocando con i ricordi, le coscienze e chiaramente, sopra ogni cosa, con la scrittura.

Un saluto a tutti voi e ad anche, spero, un arrivederci al prossimo post!

Buon week-end.


In questo post abbiamo parlato dei seguenti film e fiction:

La nuit américaine – Effetto Notte, FRA, ITA, 1973
Regia: François Truffaut
Soggetto: François Truffaut
Sceneggiatura: François Truffaut, Jean-Louis Richard, Suzanne Schiffman
Fotografia: Pierre-William Glenn
Montaggio: Yann Dedet
Musiche: Georges Delerue

The Conversation – La Conversazione, USA, 1974
Regia, Soggetto, Sceneggiatura: Francis Ford Coppola
Fotografia: Bill Butler
Montaggio: Walter Murch, Richard Chew
Musiche: David Shire

Apocalypse Now, USA, 1979
Regia: Francis Ford Coppola
Soggetto: liberamente ispirato al romanzo Cuore di tenebra di J. Conrad
Sceneggiatura: Francis Ford Coppola, Michael Herr, John Milius
Fotografia: Vittorio Storaro
Montaggio: Walter Murch, L. Fruchtman, G. B. Greenberg, R. Marks
Musiche: Carmine Coppola, Francis Ford Coppola

The French Lieutenant’s Woman – La donna del tenente francese, GBR, 1981
Regia: Karel Reisz
Soggetto: dal romanzo omonimo di John Fowles
Sceneggiatura di Adattamento: Harold Pinter
Fotografia: Freddie Francis
Montaggio: John Bloom
Musiche: Carl Davis

Blow Out, USA, 1981
Regia, Soggetto e Sceneggiatura: Brian De Palma
Montaggio: Paul Hirsch
Fotografia: Vilmos Zsigmond
Musiche: Pino Donaggio

Atonement – Espiazione, GBR, FRA, DEU, 2007
Regia: Joe Wright
Soggetto: romanzo omonimo di Ian McEwan del 2001
Sceneggiatura di adattamento: Christopher Hampton
Musica: Dario Marianelli
Direzione della Fotografia: Seamus McGarvey
Montaggio: Paul Tothill
Costumi: Jacqueline Durran

In questo post abbiamo parlato dei seguenti film e fiction:

La nuit américaine – Effetto Notte, FRA, ITA, 1973
Regia: François Truffaut
Soggetto: François Truffaut
Sceneggiatura: François Truffaut, Jean-Louis Richard, Suzanne Schiffman
Fotografia: Pierre-William Glenn
Montaggio: Yann Dedet
Musiche: Georges Delerue

The Conversation – La Conversazione, USA, 1974
Regia, Soggetto, Sceneggiatura: Francis Ford Coppola
Fotografia: Bill Butler
Montaggio: Walter Murch, Richard Chew
Musiche: David Shire

Apocalypse Now, USA, 1979
Regia: Francis Ford Coppola
Soggetto: liberamente ispirato al romanzo Cuore di tenebra di J. Conrad
Sceneggiatura: Francis Ford Coppola, Michael Herr, John Milius
Fotografia: Vittorio Storaro
Montaggio: Walter Murch, L. Fruchtman, G. B. Greenberg, R. Marks
Musiche: Carmine Coppola, Francis Ford Coppola

The French Lieutenant’s Woman – La donna del tenente francese, GBR, 1981
Regia: Karel Reisz
Soggetto: dal romanzo omonimo di John Fowles
Sceneggiatura di Adattamento: Harold Pinter
Fotografia: Freddie Francis
Montaggio: John Bloom
Musiche: Carl Davis

Blow Out, USA, 1981
Regia, Soggetto e Sceneggiatura: Brian De Palma
Montaggio: Paul Hirsch
Fotografia: Vilmos Zsigmond
Musiche: Pino Donaggio

Atonement – Espiazione, GBR, FRA, DEU, 2007
Regia: Joe Wright
Soggetto: romanzo omonimo di Ian McEwan del 2001
Sceneggiatura di adattamento: Christopher Hampton
Musica: Dario Marianelli
Direzione della Fotografia: Seamus McGarvey
Montaggio: Paul Tothill
Costumi: Jacqueline Durran


32 risposte a "NKS, la tecnica narrativa del Sound Design per la metafiction di “Atonement”"

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  1. Spettacolare anche questo post Amico mio, pur non conoscendo i film da te commentati, con le tue descrizioni accompagnate dai video, ho compreso perfettamente il senso del post.
    Mi ha colpito molto l’ultimo video è davvero esplicativo, in cui la musica diventa un tutt’uno con la scena e il suo significato.
    Grazie come sempre, buona serata 🙂

    Piace a 1 persona

    1. Grazie a te, perché sei una lettrice sincera ed appassionata: sentirti commentare ciò che più ti ha colpito è un per me un piacere ed anche un successo personale, specie per l’ultima clip, da me non a caso specificatamente estratta dal film e uploadata su una delle mie pagine Vimeo ed alla quale sono molto affezionato!
      Buona serata amica mia.

      "Mi piace"

  2. Fantastici ed emozionanti film mi hanno incuriosita tantissimo, Atonement mi ha davvero colpita! 😊 Grazie infinite con tutto il mio cuore per il tuo meraviglioso post, mi hai fatto conoscere dei film stupendi e una tecnica cinematografica davvero sorprendente!!!
    Buon weekend anche a te!!
    Un abbraccio! 🤗❤️

    Piace a 1 persona

    1. Whaoo, Yleny, sono sempre molto colpito ed emozionato quando mi accogli con tutti questi superlativi ed il tuo entusiasmo, si sappia, è per me assolutamente trascinante!
      Grazie moltissimo!
      Se riesci, recupera sul serio Atonement, perché una ragazza come te, abituata a scrivere poesie, non può non restarne affascinata.
      Buona serata!

      Piace a 1 persona

  3. Ho visto il film e mi è anche piaciuto molto, ma ora ho compreso tante cose extra che me l’hanno fatto apprezzare: so che la parte sonora è fondamentale per coinvolgere e creare emozioni in chi guarda un film, ma alcuni dettagli a volte sfuggono, soprattutto se non si è “addetti ai lavori” o comunque grandi appassionati (come me, insomma).

    Ti ringrazio per l’articolo esplicativo e per avermi avvicinato (una volta di più) a un campo che comunque conosco solo “in lontanaza” e da profano! 🙂

    Piace a 3 people

    1. Penso che se io fossi una di quelle persone spregevoli, che sono abituate a pagare dei figuranti per essere applauditi o per ricevere complimenti negli show televisivi o sui social, non riuscirei comunque a trovare qualcuno capace di farmi complimenti belli come quelli che fai tu! Considerando poi che non ti pago nemmeno, direi che la cosa è meravigliosa!!!
      Scherzi a parte, per qualcuno che come me ha velleità di condividere le cose che ha appreso sul cinema, leggere che sono riuscito in qualche modo ad aumentare l’apprezzamento che avevi verso questo film di Wright, è bellissimo!
      Si, il sound design è davvero un universo creativo tutto da scoprire…
      Grazie ancora è buona serata!

      Piace a 1 persona

      1. E’ un peccato che stessi scherzando sul prendere in considerazione l’idea di pagarmi: non sono uno che si offende per così poco! 😀
        Scherzi a parte (again), sì, e pensa che il rumore di passi sulla ghiaia e altri suoni per dare “spessore” (certo è un audio, non c’era grande alternativa) li ho anche sentiti in un brano, l’ultimo dell’album dei Dream Theater metropolis pt. 2 scenes from a memory.

        Ti lascio sotto il link, così mi dici la tua.

        (nella parte finale di “Finally free”)

        Piace a 2 people

  4. FANTASTICO letto tutto d’un fiato entrando in ogni particolarità. Adoro la Knightley, è tutto speciale il suo muoversi nelle pellicole. Il sound design poi è magia pura, e le tue spiegazioni sono l’equivalente che doni alle parole. Come sempre Grazie per il post. Notte.

    Piace a 2 people

    1. Infuso d’arancio…
      Hai commentato il mio post, con la solita verve, concisa e diretta e mi hai fatto dei bellissimi complimenti e poi mi hai anche parlato della Knightley, che per inciso adoro anch’io (bravissima e lunare, iconica come pirata, splendida come cacciatrice di taglie nelle mani del fratello minore dei due Scott, da Oscar nel film musicale con Ruffalo ed infine la Knightley che preferisco, una spanna sopra il pentagramma, appena fuori dello spartito ovvero la Knightley del fantastico London Boulevard di Monahan), ma adesso, in questo momento io sono lo stolto che guarda il dito e non la luna che il dito sta indicando… Infuso d’Arancio, dove si, certo sei tu, ovviamente, chiaramente, ma anche qualcosa di più, un po’ più Instagram e meno blog, molto bello, molto moderno, zero boomer, fighissimo.
      Mi piaci sempre.

      Piace a 1 persona

      1. Buongiorno Kasabake grazie mille a te, ma sai Instagram mi serve più che altro per capire “cosa” non voglio diventare (vedo troppo squallore) e su wordpress mi astengo dal dire cosa penso veramente perché reputo stia diventando veramente scarno dunque scrivo più per me che per altro. Non si può a tutti I post replicare Buongiorno o buonasera, dai un minimo di educazione ci vuole…. non ti interessa leggere, passa al blog successivo. Trovo indecoroso il modo ma ormai mi sono arresa, è lo specchio di questa povera società, svilita d’intelletto.

        Piace a 1 persona

        1. Sottoscrivo ogni tua parola ed anche se mi immagino la nostra amata Wednesday (oltretutto con la faccia disincantata della Christina Ricci) guardarci entrambi dicendo che non vale la pena di educare nessuno, anch’io penso che ogni tanto bisogna scendere di livello per interfacciarsi, parlare e poi tornare su…
          C’è comunque una tua foto assolutamente adorabile su Instagram, davvero splendida e che amo particolarmente per tutti i non detti e di significati “altri”, questa:

          Buona Domenica carissima.

          "Mi piace"

  5. Wow!
    Ho rivisto Atonement con occhi diversi, che non erano più solo occhi. Ma non era nemmeno qualcosa di legato solo all’udito, perché le sottolineature hanno fatto sì che io potessi comporre un cerchio, no perché il cerchio è lineare, una sfera, piena di emozioni.
    Questo viaggio all’interno dei suoni è assolutamente interessante. Blow out mi piace da sempre (date le mie primavere) eppure non si finisce mai di imparare.
    Ringrazio molto per l’arricchimento e aspetto di riempire ulteriormente quella sfera, spero presto.
    Complimenti davvero!

    P.S.: apro una parentesi su Il nome della rosa, se posso. Lasciare fuori la parte filosofica è stato un errore?

    Piace a 1 persona

    1. Il tuo commento è così bello ed intenso (ed anche tanto generoso nei miei confronti! Un vero toccasana per l’orgoglio e l’autostima…) che debbo assolutamente rispondere in modo esaustivo alla tua domanda: no, per me non è stato un errore in senso assoluto la scelta della writer’s room de Il Nome della Rosa, perché è stata una scelta consapevole, una volontà artistica di creare una storia per immagini leggermente diversa come punto di vista di quella del romanzo ed inoltre una scelta autoriale (quindi coerente con tutta la narrazione ed il piano di regia scelto da Annaud), pur tuttavia, come ogni traduzione da romanzo a film è stato un piccolo tradimento (il mio mentore all’università ovvero il Prof. Ezio Raimondi di Letteratura, diceva che tradurre è sempre tradire, perché nel migliore dei casi si sta riscrivendo, ma tant’è!); tanto per capirci, io considero Shining di Kubrick un film capolavoro del cinema, ma anche un film che ha trattato il romanzo di King a pesci in faccia (lo stesso Kubrick considerava il romanzo originale un libercolo senza valore a cui lui stava dando dignità artistica e di contro lo stesso King all’inizio rimase persino offeso dei cambiamenti imposti nel film, salvo poi negli anni rivalutare il film del maestro britannico), quindi le due cose possono convivere obbero fedeltà e tradimento; non sono inoltre mai stato un “talebano” delle versioni originali e sono sempre a favore dei cambiamenti quando creano nuove opere di valore artistico ed ovviamente sono contrario alle trasformazioni in senso peggiorativo (come nel caso della fiction statunitense tratta dal lunghissimo ciclo fantasy di Shannara di Terry Brooks, che ha banalizzato i romanzi originali abbassandoli come valore e tensione narrativa).

      Torno però ai tuoi complimenti perché mi ha inorgoglito sapere di aver in qualche modo contribuito ad ampliare la percezione che già avevi del film di Wright ed è una sensazione stupenda! La cosa ha anche un risvolto per te pericoloso, perché rischia di dare il via alla mia logorrea… Sei avvisato, tornerò sulla scena del crimine…

      Piace a 2 people

      1. Grazie!
        Infatti riguardo a Il nome della rosa è quello che penso anche io.
        Poi certo l’annoso dilemma libro/film comporterebbe un universo di considerazioni …
        Guarda caso hai citato però proprio Kubrick / King, che ho altrettanto a cuore e sul quale mi sono soffermata varie volte anche io 🙂
        Sulla logorrea in genere anche io non scherzo 😀 … e la scena del crimine è un habitat che mi piace 😉 per cui: piacere di conoscerti!

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            1. Il piacere è mio…
              [virtuale stretta di mano, accompagnata da un sorriso, poi ritratta a metà per il periodo ancora in vigore di restrizioni peril COVID e sostituita dall’offerta di un gomito del braccio destra]
              Sono Paolo e ci vedremo prossimamente su questo schermo…

              Piace a 1 persona

  6. Nonostante siano passati una dozzina d’anni, ricordo ancora perfettamente dov’ero quando vidi ATONEMENT.
    Stavo a casa, moribondo sul divano per una violentissima influenza che aveva fatto schizzare la mia temperatura corporea a 37.7°. Mentre vagheggiavo sul mio testamento, passò a trovarmi mia moglie (che all’epoca era solo la mia fidanzata). La sua visione celestiale abbassò la temperatura di qualche centesimo di grado e trovai le forze per invitarla a sedere accanto a me per vedere un film.
    Scelsi io, ovviamente (sai già la storia de IL CACCIATORE DI AQUILONI…) e pescai dal mazzo il titolo più struggente che trovai nel mio hard-disk perchè mi sembrava adeguato alla mia situazione di malato gravissimo.

    Vederlo fu un pugno sullo stomaco: violento, aspro, bruciante. Se mi guardo il torace mi pare ancora di scorgerne il segno.
    Adorai ATONEMENT in ogni suo singolo fotogramma e, come tutte le opere d’arte eccellenti, non lo fruii con gli occhi o l’udito, bensì lo assorbii direttamente dalla pelle, una osmosi epidermica che profuse in me la bellezza di questo film in maniera inconsapevole, innocente, eppure definitiva.

    A ripensarci ora il cast è mostruoso anche se all’epoca (a parte la Knightley) nessuno aveva ancora mostrato il suo talento. Vederlo fu un po’ come assistere a uno dei primi concerti degli REM, quando ancora nessuno li conosceva, oppure a una delle prime partite del Barcellona con Xavi, Iniesta e Messi.

    ATONEMENT è meraviglioso e leggere questo tuo altrettanto MERAVIGLIOSO post me ne ha spiegato il perchè e te ne ringrazio.

    Piace a 1 persona

    1. Il superlativo assoluto che tu hai dedicato contemporaneamente al bellissimo film di Wright ed al mio post mi lusinga e mi fa gongolare: insomma, un adulto che scrive deve necessariamente accettare le critiche delle persone che stima perché lo aiutano a crescere, sia che stia scrivendo un racconto o un semplice post di analisi cinematografica come questo mio, ma diamine, che belli che sono i complimenti e gli applausi!!
      Il tuo racconto autobiografico è gustosissimo ed anche molto delicato ed anche se io già lo conoscevo mi fa molto piacere che tu l’abbia condiviso con tutti coloro che leggeranno questo tuo commento, perché, come già ti scrissi tante volte, tu dai il tuo meglio proprio quando crei narrazione (non necessariamente fiction, ma anche solo resoconto o diario romanzato) intorno agli elementi di vita reale che appartengono al tuo vissuto.
      Su Atonement, invece, dato che tu lo hai già visto, mi permetto di aggiungere una notazione a beneficio di quanti ci leggeranno e chi sono indeciso se vedere il film: esso contiene uno dei più belli e straordinari piani sequenza mai realizzati al cinema su una scena di guerra e drammatica insieme, oltretutto ambientata al bordo della spiaggia di Dunkirk, anticipando ciò che poi verrà da Nolan narrato in un intero film.

      Piace a 1 persona

      1. Ammetto sinceramente che la scena della spiaggia l’ho completamente rimossa. Un motivo in più per rivedere il film quanto prima. Tra l’altro mi pare che sia disponibile su netflix o prime, quindi nemmeno troppo sbattimento per ritrovarlo 😀

        Piace a 1 persona

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