Post leggero, anzi leggerissimo, come direbbero gli eccellenti Colapesce e DiMartino, che apprezzo moltissimo ed anche in parte ironico su certo costume italico di altri tempi, come non a caso sono anche le loro canzoni: una vicenda ed una curiosità che sembra quasi uno scherzo, ma che non lo è affatto.

Per un nativo digitale o comunque per chi appartenga ad una generazione successiva a quella dei Boomers (contrazione di Baby Boomers ovvero i nati tra il 1946 ed il 1964) ed alla Generazione X (i nati tra il 1965 ed il 1980), il nome di Alessandra Mussolini non dice assolutamente nulla, ma per coloro che invece oggi hanno come me tra i 41 ed i 75 anni quel nome evocherà sentimenti equivoci, richiamando probabilmente alla memoria le immagini e le parole della Mussolini donna politica di destra (dapprima con una militanza agguerrita nelle file del Movimento Sociale Italiano prima e poi di Alleanza Nazionale, fino alla partecipazione al berlusconiano Forza Italia, per il quale fu anche eletta come eurodeputata ed infine alla sua uscita definitiva da quel mondo per tornare ad essere una presenzialista nei programmi nazional-popolari delle tv pubbliche e private) e prima ancora della star da rotocalco rosa dedicato al glamour casereccio, della figura zoppicante del mondo dello spettacolo, impegnata con svariate comparsate in show televisivi e soprattutto di una mancata carriera artistica, sia come attrice che come doppiatrice, ma certamente anche le immagini, oggetto della pruderie maschile, di un chiacchieratissimo servizio fotografico di nudo, fatto nel lontanissimo Agosto 1983, con finto scandalo internazionale, per l’edizione italiana della rivista Playboy.

Insomma, la nipote del duce Benito Mussolini e di Sophia Loren (tale in quanto figlia di Romano Mussolini, quarto figlio del duce e di Maria Scicolone, sorella della famosa attrice), nonostante abbia iniziato a calcare le scene già da giovanissima (all’età di 14 anni partecipò al film di Ettore Scola Una giornata particolare del 1977, insieme alla Loren ed a Marcello Mastroianni, interpretando il personaggio di Maria Luisa), non riuscì mai nemmeno ad emulare una minima parvenza della carriera della sua applauditissima zia e dopo pochissime altre partecipazioni a commedie minori, si ritrovò ben presto fuori dell’ambiente del cinema: fu proprio in quel momento della sua carriera, che si ritrovò ad incidere Amore, un album di canzoni edito dall’etichetta Alfa in esclusiva per il mercato nipponico, prodotto interamente da Mickey Curtis (musicista giapponese molto noto nell’ambiente underground di genere progressive e psichedelico) e musicato ed arrangiato da altri artisti di grosso calibro del j-pop di allora, come Yusuke Hoguchi, Kaoru Ueda, Seiji Toda ed Hiroshi Sato.

Sebbene questo album, per la sua difficilissima reperibilità, sia stato per anni considerato quasi un “unicorno” nel mercato del collezionismo dei dischi in vinile (gli archivi del Corriere della Sera riportano che nel 2000, in una casa d’aste londinese, ne batterono una copia al prezzo davvero incredibile di 10 milioni delle vecchie lire), va detto subito, anche per sgombrare il campo da qualsiasi equivoco, che ci troviamo di fronte ad una raccolta di 8 canzoni assolutamente dimenticabili, da considerarsi appena ricevibili giusto dagli amanti più duri e puri del genere trash e questo malgrado 3 di quei brani (E stasera mi manchi ed Insieme insieme su musica di Toda, più L’ultima notte d’amore su musica di Ueda ) siano stati scritti a suo tempo niente meno che da Cristano Malgioglio, il quale, piaccia o non piaccia (a me non piace, si sappia), è stato per anni uno dei parolieri di maggiore successo dei più grandi e famosi cantanti italiani, come Mina, Orietta Berti, Franco Califano, Raffaella Carrà, Adriano Celentano, Patty Pravo, Giuni Russo, Ornella Vanoni e tantissimi altri.

Un piccolo album, quindi, composto da 4 brani in lingua italiana (i tre scritti da Malgioglio prima citati, più Carta vincente di Gargiulo e Belfiore su musica di Ueda), 2 in un inglese abbastanza stentato (Love Is Love e Tears, entrambe su musica di Sato) ed infine 2 cantati dalla Mussolini addirittura in lingua giapponese (Amai kiouku su musica di Hoguchi e la onestamente gradevole Tokyo Fantasy su musica di Hoguchi), i quali poi, va detto sono probabilmente la vera particolarità di questo disco.

È proprio al secondo di questi due brani in lingua nipponica che è difatti dedicata la mia Goodnight di questa sera, per un ascolto disincantato, da farsi necessariamente con quel sorriso sulle labbra che tutti noi accenniamo quando ci imbattiamo in qualcosa di involontariamente buffo, come quella volta in cui, da giovane adolescente, mentre attraversavo il piccolo cimitero del mio paese di nascita per recarmi con mio nonno a visitare la tomba di mia madre, camminando in mezzo al viale di ghiaia ai cui lati si trovavano le tante tombe di famiglia, davanti alla cripta di una di queste, disposto con grande cura da qualche parente che voleva tenere in ordine il marmo di quel luogo di triste sepoltura, vidi uno zerbino, nuovo e pulito, con stampata sulla superficie di cocco l’imbarazzante scritta “Welcome” e così è appunto anche nel caso di questa canzone, che potrebbe essere scambiata tranquillamente per la musica della sigla di coda di un cartone animato giapponese anni ’80, se non fosse per le davvero misere doti canore della Mussolini.

Questo è tutto?

No, come già avvenuto nel post precedente, anche in questo non riesco ad accomiatarmi da voi in così poco spazio ed allora, per la gioia delle vostre orecchie e del vostro spirito indomito di collezionisti dello strano e del bizzarro (ci si metta dentro anche un pizzico di cattivo gusto e di piacere masochistico per le eccessive sdolcinature ed i deliri dell’italietta post boom economico), vi linko di seguito la clip di YouTube con l’album intero, Olè! Anzi, come direbbe un vero giapponese, Yattà!

Buon Sabato sera e Buon Week-End a tutti voi!