Strappare Lungo i Bordi, un miracolo pop

Amo da sempre i prodotti di intrattenimento culturale popolare e per questo, ad esempio, non mi lascio in genere scappare l’occasione di guardare show televisivi come Sanremo, X-Factor, l’Eurovision Song Contest, Masterchef ed anche tanti altri programmi decisamente minori in termini di audience o spese produttive, ma più innovativi per format o concept, come Una pezza di Lundini, Lol o Dinner Club: non li guardò sempre per intero, ma quel tanto che penso mi serva a conoscerli e non necessariamente per giudicarli pubblicamente, giacché alla fin dei conti comprendere una struttura narrativa di massa ed i suoi riflessi sociali è già bastante per poter vivere in modo consapevole il proprio tempo, senza bisogno di dover esternare per forza al mondo i nostri giudizi su qualsiasi cosa ci circondi.

Dinner Club, show televisivo prodotto da Banijay Italia per Amazon Prime Video, ITA, 2021

Insomma, per farla breve, anche se mi reputo un amante dell’Arte (tutta, dalla letteratura al cinema, dalla pittura alla fotografia, senza distinzioni o barriere) ed anche se a tale amore ho dedicato i miei studi al liceo ed all’università, mi piace parimenti spendere il mio tempo libero leggendo, ascoltando e guardando anche ogni novità mediatica che salga agli onori della cronaca nazionale ed internazionale e giocare a capire (di questo infatti si tratta, proprio di un gioco) quanto di quel successo sia frutto del genio e della creatività degli autori originali e quanto sia invece un orpello aggiunto a posteriori o anche una conseguenza derivata, che poi, nel migliore dei casi, se vogliamo vederla in modo positivo, genera persino un valore aggiunto, creando fenomeni paralleli di costume nella cultura collettiva e condivisa, talmente importanti da divenire essi stessi un trend (e quindi una manifestazione culturale), con risvolti sociologici a catena: una novità culturale, che crea una moda e che genera uno stile, che finisce per creare altri fenomeni e che modificano comportamenti ed atteggiamenti dei suoi fruitori, in un circolo vizioso o virtuoso.

I Måneskin al Tonight Show di Jimmy Fallon

Lo stesso vale con il mio voler seguire la cronaca dello show business, in particolare musicale e cine-televisivo (con notizie sui casting di futuri film o fiction, di nuove formazioni musicali, di successi pop ed ovviamente del circo delle grandi premiazioni annuali), ma anche letterario: per chi si fosse appena svegliato, si sappia che da anni, infatti, il mondo dell’editoria, sia in Italia come all’estero, ruota solo in modo assai marginale attorno al reale valore artistico delle opere pubblicate, quanto piuttosto alla loro capacità di rispondere alle richieste del marketing, fatti salvi i cigni neri innovatori, che tuttavia appena scoperti vengono poi clonati all’infinito fino allo sfinimento.

Alice in Borderland, JAP, 2020 – Regia di Shinsuke Sato

É questo certamente il caso di due ottime produzioni televisive asiatiche, come la giapponese Alice in Borderland (Imawa no kuni no Arisu, scritta da Yoshiki Watabe e diretta nel 2020 da Shinsuke Sato) e soprattutto la sudcoreana Squid Game (Ojing-eo ge-im, ideata ed interamente scritta e diretta nel 2021 da Hwang Dong-hyuk): entrambe divenute un vero e proprio fenomeno di costume, ma in modo particolare ed ancora più eclatante la seconda, molto aldilà del suo specifico filmico e televisivo, per via dei comportamenti imitativi dei suoi fan, che si sono riversati in massa a comprare ogni cosa riguardasse la loro serie del cuore, dal particolare modello di scarpe bianche indossate dai protagonisti (le Slip On della Vans, che hanno registrato un aumento di vendite a livello globale del 145%, fonte Vanity Fair), fino ai gadget per cosplayers e tutto questo per la gloria dell’inarrestabile successo del soft-power (termine coniato ad Harvard, dal professor Joseph Nye, con cui si indica l’insieme delle strategie comunicative che un governo straniero attua scientemente per cercare di aumentare la credibilità e la rilevanza a livello globale della sua nazione, tramite l’esportazione di prodotti culturali e stile di vita) con cui la Corea del Sud sta promuovendo se stessa nel mondo, attraverso il suo cinema (un gioiello cinematografico come Parasite di Bong Joon-ho ha palesemente aperto una breccia anche nei cuori degli spettatori occidentali più refrattari alla visione di un prodotto asiatico), la sua pop music (in gergo k-pop) ed i suoi fumetti (i cosiddetti manhwa).

Squid Game, KOR, 2021 – Regia di Hwang Dong-hyuk

Chi per sua scelta non ha visto queste due fiction (distribuite da Netflix in tutto il mondo) si è perso una bella occasione per conoscere un bellissimo spaccato sociale (adulto in quella sudcoreana e giovanile in quella nipponica) di due paesi di cui si suppone ogni volta di sapere tutto, ma di cui in realtà noi occidentali sappiamo davvero poco ed una drammatizzazione televisiva di ottimo livello, al netto di alcune ingenuità perdonabilissime, ma a questo punto la vera domanda, che probabilmente vi sarete già posti, è: perché parlare di tutto questo all’inizio di un post da me dedicato alla miniserie animata prodotta da Movimenti Production, scritta e diretta dal più famoso fumettista italiano e campione dello sdoganamento continuo del fumetto nella cultura generalista dell’editoria e delle librerie tradizionali ovvero Zerocalcare, al secolo Michele Rech?

Perché, quando si apre la home del citato servizio di streaming, la miniserie di Zerocalcare viene non solo presentata come una delle possibili scelte di visione più consigliate e promosse tra le nuove proposte, ma anche tra i campioni della classifica delle offerte più gettonate in assoluto dagli stessi utenti, in una Top 10 dove scorrono le immagini di altri clamorosi successi internazionali, che di fatto nulla, ma davvero nulla, hanno in comune con tale serie, come appunto le due fiction asiatiche prima citate o come anche il divertente ed anche troppo spensierato Red Notice, lungometraggio strombazzatissimo, scritto e diretto dal mestierante Rawson Marshall Thurber, con le mega star hollywoodiane Dwayne Johnson, Ryan Reynolds e Gal Gadot e ad oggi il più costoso dei film prodotti da Netflix, per una sorta di mash up a base di dialoghi, scene e soluzioni scenografiche prese da centinaia di film e fiction antecedenti, come una coperta fatta esclusivamente di scampoli di stoffa, con chiara in testa la bussola glamour del franchise di tipo heist canonizzato da Soderbergh con i suoi vari Ocean’s.

Già era stato clamoroso e piacevolmente sorprendente vedere nelle settimane scorse alcune facciate dei palazzi della propria città o quelli delle altre metropoli, come Roma e Milano, tappezzate dai manifesti pubblicitari dei personaggi del nostro fumettista, con cui Netflix ha massicciamente promosso questo suo prodotto (in luoghi davvero simbolo per molti cittadini, normalmente occupati da immense gigantografie di siti web miliardari o servizi bancari o iniziative municipali simboliche), ma scoprire che ora il velocissimo passaparola degli utenti di Netflix ha persino promosso questa serie al primissimo posto in termine di audience, davanti a tutte le altre, ha quasi del miracoloso: parliamo infatti di un successo reso ancora più clamoroso dalla considerazione che riguarda un medium espressivo da sempre bistrattato nel mondo dell’intrattenimento italiano ossia da quel Cinema di Animazione considerato da sempre dai nostri produttori come una scommessa altamente rischiosa, per lo più senza speranze di incasso.

Togliamo subito ogni dubbio è diciamo in modo chiaro che questa serie, presentata in una sola stagione conclusiva di 6 puntate da 16/21 minuti ciascuna (praticamente se vista tutta di seguito, cosa che consiglio, è come un film da poco meno di due ore), è semplicemente splendida ed assolutamente da vedere, consigliatissima a chiunque, anche a coloro (qui sta la sua grandezza ed unicità) che normalmente non leggono fumetti o guardano i cartoni animati (decisamente delle “brutte persone” direte voi, ma, insomma, purtroppo ce ne sono davvero tante e come dice Nanni Moretti nel suo film Bianca del 1984, quando scopre che il suo interlocutore non ha mai mangiato una Sacher Torte, «Va be’, continuiamo così, facciamoci del male!»).

Malgrado la cadenza romanesca dello stesso Rech (che nel film presta la sua voce a tutti i voiceover, con i commenti ed i pensieri del protagonista della narrazione ossia lo stesso Zerocalcare, nonché doppiando in falsetto anche i personaggi femminili) e dell’attore Valerio Mastandrea (azzeccatissimo nel dare la voce al personaggio dell’Armadillo, rappresentazione grafica della coscienza del protagonista), ogni passaggio della trama parla il linguaggio globalizzato della serialità televisiva occidentale contemporanea, con temi ricorrenti nelle nostre società, come i disagi sociali delle metropoli, il rapporto genitori-figli, il sessismo imitativo basato sull’ignoranza, il disincanto ed il cinismo di occasione, ma anche la straripante e contagiosa umanità dei personaggi positivi, efficacissimi nel creare empatia con vicende minime e quotidiane ma dall’enorme impatto sulla loro esistenza.

La struttura narrativa è quella modernissima di un racconto unico pieno di parentesi, sulle quali Zerocalcare gioca tutta la sua bravura di eccellente comico affabulatore e contemporaneamente di pungente autore di satira di costume e politica, con episodi dedicati a momenti dell’infanzia familiare e scolastica condivisi da quasi tutti noi spettatori ed arricchiti dalle originalità di personaggi secondari assolutamente coinvolgenti, con lussuose citazioni di cultura nerd (alcune evidenti come montagne ed altre più sottili e veloci) che non sono mai la narrazione portante, sia chiaro, ma solo un simpatico condimento per il mood da tv serial addicted da divano, quale appunto il protagonista dichiara più volte di essere e tutto questo in un flusso cronologico sottotraccia, in cui la narrazione principale (spesso nascosta sotto gli scoppiettanti incisi) procede verso un finale sorprendentemente adulto e terribilmente attuale, finendo per affrontare nelle ultime due puntate un tema difficile e scomodo, spesso taciuto o reso silenzioso per comodità, che non vi rivelerò per non rovinare la delicata costruzione (davvero impeccabile ed incredibilmente mai retorica o tronfia o saccente), con cui lo spettatore viene condotto fino alla semi-verità conclusiva.

Insomma, fatevi un favore e guardatevi questa serie tutta di un fiato: alla fine, come scrivevo sopra, sono meno di due ore, ma anche un gran bel regalo che vi farete!


In questo post abbiamo parlato di:

Alice in Borderland – Imawa no kuni no Arisu, JAP, 2020
Serie Tv, 1 Stagione, 8 Episodi
Regia di Shinsuke Sato
Soggetto e Sceneggiatura di Yoshiki Watabe, Yasuko Kuramitsu, Shinsuke Sato
Musiche di Yutaka Yamada
Interpretato da:
Kento Yamazaki (Ryōhei Arisu)
Tao Tsuchiya (Yuzuha Usagi)
Yūki Morinaga (Chōta Segawa)
Keita Machida (Daikichi Karube)
Ayame Misaki (Saori Shibuki)

Squid Game – Ojing-eo ge-im, KOR, 2021
Serie Tv, 1 Stagione, 9 Episodi
Ideazione, Sceneggiatura e Regia di Hwang Dong-hyuk
Musiche di Jung Jae-il, Park Min-ju, 23
Interpretato da:
Lee Jung-jae (Seong Gi-hun)
Park Hae-soo (Cho Sang-woo)
Wi Ha-joon (Hwang Jun-ho)
Jung Ho-yeon (Kang Sae-byeok)
Oh Yeong-su (Oh Il-nam)

Strappare lungo i bordi, ITA, 2021
Serie Tv, 1 Stagione, 6 Episodi
Ideazione, Sceneggiatura e Regia di Zerocalcare
Character design di Elisa Tulli
Animazione di Studio Movimenti Production
Muische di Giancarlo Barbati in arte Giancane
Doppiaggio:
Zerocalcare (sé stesso, Secco, Sarah, Alice, il padre di Alice)
Valerio Mastandrea (Armadillo)
Paolo Vivio (Secco)
Chiara Gioncardi (Sarah)
Veronica Puccio (Alice)
Ambrogio Colombo (il padre di Alice)


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66 pensieri riguardo “Strappare Lungo i Bordi, un miracolo pop

  1. Piaceri disabitati 24 Nov 2021 — 17:26

    Come te, idem … a X factor per 3 anni consecutivi ero anche fra il pubblico mai divertita tanto… Masterchef lo adoro, aumenta la mia frustrazione di pessima cuoca, dunque un ottimo modo per leccarmi le ferite “al sangue”…. proprio stamattina commentavo da un blogger Zerocalcare che ammetto non ho ancora visto.
    Squid Game , che dirti…..atrocemente straordinario??? Tristemente realmente dolorosamente vero?
    Drammaticamente vergognose le prove di sopravvivenza? Ma in fondo, oggi, non è così? Ciò detto mi sto appassionando alla produzione Koreana che sta davvero facendo passi da gigante (oltre alla loro scrittura che adoro follemente).

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    1. Anzitutto, comgratulazioni per il libro!
      Sono felicissimo per te!!!
      Ho seguito a distanza la sua preparazione, i tuoi post ed infine l’uscita della tua creatura, ma di questo ne parleremo nelle sedi opportune ovvero il tuo blog (ed in parte n quello di Giada/Yleny)…

      Venendo invece al tuo commento, che dire, mi hai stupito ancora una volta (dovrei essere abituato? Forse sono tardo di comprendonio…) quando hai raccontato che sei stata persino tra il pubblico di X-Factor!!!
      Fantastica e mirabolante…
      Concordo sulla tua disamina lampo di Squid Game e sul suo essere uno spaccato (drammatico) di una società che è praticamente lo specchio oscuro del capitalismo occidentale, ma tant’è, il pubblico per ora si è fermato solo all’apparenza (la violenza che suscita sterili polemicuccie da oratorio)…
      Ah, dimenticavo: mi sono innamorato perdutamente di Jung Ho‑yeon e del suo doloroso personaggio, che sembra uscito da una versione 2.0 del nostro neorealismo alla Rossellini (con un mood sempre a metà tra la crudezza ed il lirismo che già si vedeva in Parasite e che supera la violenza acquisita della vecchia scuola alla Kim Ki-duk).
      Adesso ti faccio sorridere: mi sto guardando anche un sacco di serie turche e conto a breve di scrivere qualcosa, ma ultimamente il mio destino sembra una parodia in musical del coitus interruptus (detta in latino sembra una cosa più seria…), quindi si vedrà!

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      1. Piaceri disabitati 24 Nov 2021 — 17:55

        Ma dai che forte! Parasite l’ho nel cuore mi ha incollata allo schermo e conto di rivederlo.
        X Factor da ridere proprio perché si facevano i provini e per 3 anni sono stata rinchiusa dentro il Pala Alpitour che è a 4 passi da casa mia. L’unica pecca la pipì: dovendo stare per tre giorni dal primo pomeriggio alla mezzanotte capisci bene che…. e quindi dovevamo aspettare i tagli fra un cantante e l’altro per andare alla 🚻 toilette…. però c’era l’aria condizionata e se non altro non sudavo. La Maionchi straordinaria con il pubblico, io che ero seduta a due passi da lei, non ti dico cosa non dice nelle pause….
        Poi Agnelli, Fedez, Mika, Sferaebasta… pensa che persino gli applausi sono a comando cioè: con la luce rossa applaudite forte con la luce blu piano, poi andate in Crescendo…. io applaudivo e basta.
        Ah il libro sì, non ho ancora avuto tempo di rendermene conto ma sono in un momento un pò “confuso”, che qui non posso dire ma ne ho parlato con sist… non ti preoccupare, è uscito, bom…

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        1. Adoro questi tuoi commenti appassionati e pieni di colore ed odio avere sempre questo atteggiamento da persona di corsa e pieno di grattacapi… Sono un rompicoglioni, per usare un francesismo, ma con splendidi colleghi blogger ed amici/amiche artisti/artiate con un sacco di coolness!

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          1. Piaceri disabitati 24 Nov 2021 — 18:52

            😃😃😃😃

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      2. Piaceri disabitati 24 Nov 2021 — 17:56

        Le serie Turche: ni, ne ho vista una non so il titolo ma devo ancora entrare nel mood….

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        1. È una lunga storia ma avremo modo…

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          1. Piaceri disabitati 24 Nov 2021 — 18:10

            Si si

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  2. Piaceri disabitati 24 Nov 2021 — 17:33

    Ps: scrittura che non imparerò mai….

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  3. Ottima recensione. Non ho ancora visto Zero Calcare, ma approvo Squid game pienamente (nonostante le atrocità, nasconde verità semplicissime) e mi sono segnata Alice. Grazie!

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    1. Ma grazie moltissimo!!!
      Alice alla fine ha un target più giovanile, ma forse anche per questo è ancora più allucinante…

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  4. Bellissimo e spiazzante fino alla fine Strappare lungo i bordi..visto assieme alla progenie che è rimasta a bocca aperta…
    Mia figlia Sarà poi…non ti dico 😊
    Devo iniziare Alice e Squid Game che,sempre a detta della progenie malefica non devo lasciarmi scappare

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    1. Hai una progenie molto intelligente e con ottimi gusti!!!
      D’altronde, con cotanta madre non poteva essere che così…
      Grazie, amica mia!

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      1. Ma grazie a te.
        (Che tanto lo sai che guardo ogni anno Eurovision , XFactor e compagnia )

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  5. Visti tutti e tre. In particolare mi è piaciuto molto Alice.

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  6. Io mi definisco “nazional-popolare”, specialmente in ambito musicale.
    Non seguo le serie TV, ma in effetti di Zerocalcare stanno parlando tutti, devo trovare un metodo per vedere la serie, dato che non ho alcun abbonamento per canali TV.

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    1. Mi piace il tuo definirti nazional-popolare in ambito musicale!!

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      1. Certo.
        Amo, adoro la musica inglese.
        La ascolto di continuo (proprio ora: Moby).
        Ma non mi perdo mai Sanremo.

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        1. Per me sei stato una scoperta: la gente che incontro normalmente, probabilmente per scarsa autostima ed una bassa considerazione di sè, rifugge platealmente il mainstream, come se avesse paura di sporcarsi o di essere considerato parte della massa e non si accorgono che in realtà proprio con questo snobbismo di risulta, sono molto più squallidi e prevedibili… Ma tu no, molto cool, un kikkakonekka figo!

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          1. Lo so.
            Molti snobbano.
            Oppure guardano e negano di guardare.
            Prendi Sanremo: 12 Mln di spettatori, ma poi il giorno dopo pochissimi dicono “l’ho guardato”.

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    2. Comunque sono certo che la serie di Zerocalcare ti piacerebbe…

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  7. Zerocalcare lo seguo su youtube, non so se riuscirò a vedere la serie, netflix non l’ho. Bellissimo post come sempre, buona serata socio 😉

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    1. Grazie socia! Se riesci a trovarla sono certo che ti faresti un regalo graditissimo!!!

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  8. Leggevo ovunque di Strappare Lungo i Bordi e la mia curiosità non faceva che aumentare … GRAZIE per aver illuminato il mio buio.
    Anche io seguo parecchie cose “pop” 🙂 ed è vero: molto spesso senti persone che snobbano, salvo poi essere informatissimi, mi domando come, anzi no: non me lo domando 😉 😀

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  9. Meraviglioso post!! Mi incuriosisce tantissimo la serie di Zerocalcare, sarà una delle serie che guarderò appena avrò Netflix!! ❤️
    Buona e bellissima serata! 🥰

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    1. Anche a te e congratulazioni per il libro che hai fatto con Paola!!!

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      1. Grazie infinite con tutto il mio cuore!!! ❤️🥰🥳

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  10. Ciao, di queste serie di cui hai 0arlato, non ne conosco nemmeno una poichè non ho nessun abbonamento televisivo, in quanto a televisione non ne guardo tanto, quando è accesa x lo più guardo i video musicali occupandomi contemporaneamente di altre cose sempre o col PC o col tablet 🙃

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    1. In realtà il mio approccio alla televisione è ibrido: da un lato non guardo mai, ma davvero mai, la tv in diretta (per me i canali della Rai e delle tv private sono territori sconosciuti), giacché la mia passione per la narrativa cine-televisiva si può soddisfare solo con i canali tematici (Sky Now, Disney+, Prime Video, Netflix) o con i servizi di streaming (non tutti a pagamento), che mi fanno i film e gli show appena usciti e visto che per la mia passione ho bisogno di vedere le cose quando escono e non dopo anni (come avviene se invece si aspetta il passaggio in chiaro di un film o di una fiction), dall’altro lato, però, ricerco la televisione generalista in occasione dei momenti pop più eclatanti…
      Tanto per fare un esempio, la serie sudcoreana Squid Game ha ovviamente un suo valore intrinseco come narrazione che resta immutato anche se guardata tra un anno o anche più ma vista ora, in questo momento storico in cui la Cina si sta innervosendo per lo strapotere mediatico della sua vicina coreana e per il riconoscimento internazionale ottenuto di conseguenza, la serie acquisisce un valore aggiunto di impatto sociale e di testimonianza…
      Volendo avvicinare il sacro ed il profano, è un po’ come l’effetto che per un italiano del Risorgimento aveva la lettura dei Promessi Sposi del Manzoni all’epoca della sua uscita, con quel contenuto di aspra critica nei confronti dell’invasore austriaco che l’autore aveva appositamente mascherato in una storia che si supponeva fosse ambientata secoli prima, così che per parlare di nascosto contro gli austriaci parlava apertamente contro un altro invasore che non c’era più…
      Anche il gioco spietato alla base della fiction coreana parla di molto altro aldilà della storia in se, mostrando la spietatezza di una società senza welfare, dove se esci dal meccanismo produttivo diventi un paria senza diritti e così via, in una corsa ad ostacoli ed esclusioni continue (ultimo della classe a scuola, ultimo nelle gare sportive, ultimo al lavoro come rendimento, ultimo persino nella vita amorosa e così di seguito…).
      Adesso mi fermo e ti chiedo perdono per la logorrea!!!

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      1. Ma no dai, non devi chiedere nessun perdono, invece è molto interessante ciò che hai spiegato,
        . In realtà personalmente sono una iperattiva per cui fermarmi davanti alla televisione non entra nelle mie corde, mi annoiarmi comunque perchè non amo stare ferma e concentrata solo su una cosa e per tale motivo non ho nessuna cultura televisiva e poco anche cinematografica, forse di quest’ultima un pelino di più poichè leggo le recensioni e le trame dei vari film, ma tutto qua. Sono deludente lo so 🙃

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        1. Assolutamente no! Essere uguali a tutti gli altri è deludente! Tu sei… interessante! E questo è buono!!
          Buona serata e grazie sempre dei tuoi commenti!

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          1. Grazie a te che mi ritieni interessante!!!

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  11. A me invece non ha stupito per nulla il successo di questa serie tv, perché già qualche anno fa a Lucca Comics i fan di Zerocalcare facevano una fila chilometrica per farsi autografare un suo fumetto. E intendo fila chilometrica nel vero senso della parola: ciò significa che i fan in questione erano disposti a stare ore intere in piedi per una semplice firma, e questo la dice lunga su quanto fosse clamoroso già allora il successo di quest’autore. Successo che onestamente non ho mai capito: ricordo che io e mio padre, sbigottiti nel vedere una fila così lunga, per curiosità abbiamo provato a leggere qualcosa di suo, ma nessuno dei 2 ci ha trovato nulla di speciale.
    Già in passato era stato fatto un tentativo di rendere Zerocalcare un fenomeno crossmediale, basando sui suoi fumetti il film live action “La profezia dell’armadillo”. Fu un flop clamoroso, perché incassò solo 320.000 euro (una cifra ben lontana dalla soglia psicologica del milione di euro, che di norma separa un incasso deludente da uno tutto sommato accettabile). Di conseguenza, ripensandoci non hai tutti i torti nel dire che il secondo tentativo di “Strappare lungo i bordi” poteva benissimo rivelarsi un altro buco nell’acqua.
    Perché invece è andato molto meglio? A mio giudizio per 2 motivi:

    – La serie animata è un media molto più vicino al fumetto di un film live action;
    – Per vedere quel film i fan di Zerocalcare dovevano andare apposta al cinema e pagare il prezzo del biglietto, stavolta invece bastava sedersi sul divano e far partire Netflix.

    Nel tuo post hai messo in rilievo un punto importante: che si tratti di un libro, un film o una serie tv, una storia ben fatta si caratterizza anche per la presenza di personaggi secondari interessanti. Nelle serie tv è più facile trovarli, perché durano così tanto che presto o tardi qualche comprimario degno di nota salta sempre fuori; nei film è un po’ più difficile, perché il tempo a disposizione è poco, e quindi è difficile dare il giusto risalto anche a personaggi diversi dal protagonista. Poi capitano dei film (tipo Ultima notte a Soho) dove non è interessante neanche il personaggio principale: in quel caso non è un problema di minutaggio a disposizione, ma di inettitudine dello sceneggiatore.
    Volevo tornare su un punto che prima ho citato en passant, ovvero il fatto che la comodità di fruizione sta facendo sempre più la differenza per il successo di un prodotto. Nel caso dei film, ad esempio, quelli disponibili in streaming hanno molte più chances di sfondare, perché sempre meno persone sono disposte a fare la faticaccia di andare fino al cinema (e pagare pure il costo del biglietto). Per me che sto in provincia e non guido ad esempio la faccenda è particolarmente laboriosa: infatti devo prendere prima un treno e poi un bus, e ogni volta devo sperare che il film non finisca troppo tardi (perché dopo le 22 i mezzi pubblici diminuiscono drasticamente di numero, e quindi rischio di dover passare la notte in città). Questa sfacchinata la faccio se un film mi interessa da impazzire (come nel caso de “I molti santi del New Jersey”), ma se ho anche solo un piccolo dubbio che il film possa non piacermi me ne resto a casa.
    Molti ritengono che anche il covid abbia indotto le persone a preferire i film in streaming rispetto a quelli in sala, ma a mio giudizio questo fattore è molto meno rilevante di quel che si potrebbe pensare. La gente ha rinunciato a fare vita sociale solo nei primissimi mesi dell’epidemia, ma già nell’Estate 2020, nonostante non esistesse ancora nessun rimedio per il covid, gli italiani avevano già ricominciato ad affollare spiagge, discoteche, ristoranti e quant’altro. Di conseguenza, a mio giudizio solo pochissimi cinefili rinunciano a vedere un film in sala per paura del covid (a maggior ragione se consideriamo che si accede solo col green pass). Il vero motivo è quello che ho detto prima: lo streaming sta “pensionando” le sale cinematografiche soprattutto per una questione di comodità.
    Secondo me i cinema moriranno del tutto quando la gente si stuferà dei cinecomics, che in questo momento stanno tenendo in piedi praticamente da soli il loro business. Godiamoceli finché durano e sosteniamoli il più possibile, perché probabilmente saremo l’ultima generazione a dire di averli visitati: un giorno ne parleremo ai nostri nipoti con la stessa nostalgia con cui i nostri nonni ci raccontavano delle sale da ballo in cui ballavano i lenti al ritmo di un grammofono.

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    1. Clap, clap, sigh.

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      1. Celia, che piacere risentirti! E ovviamente mi fanno molto piacere anche gli applausi che hai riservato al mio commento: grazie mille! 🙂

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        1. E di che 🙂
          Da un ormai raro post di Kasa sul suo blog, in realtà originato qui, sono approdata in loco.

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    2. Chi leggerà questa mia risposta a questo tuo ultimissimo commento potrà forse restare perplesso, ma sappi che mentre lo leggevo stavo immaginando la tua voce a declamarlo, come in uno di quei messaggi vocali in cui non ti limiti mai a dare solo un’opinione ma li corredi anche ai motivi ed al percorso intellettivo che ti ha fatto giungere a tale conclusione! Una sensazione gradevolissima, quella dell’ascolto dei tuoi messaggi ed una argomentazione in questo caso che ancora una volta condivido in larghissima parte, con qualche piccolo distinguo che ti vado a dire (parlare su ciò su cui sé d’accordo è stupido e pleonastico!).

      Il lavoro fatto da Wright per il suo ultimo film è certamente criticabile o discutibile, ma non lo giudicherei solo per la trama, giacché sembra davvero solo una scusa, quanto per la messa in scena, avendo a mio modesto giudizio aggiunto in questo film delle vette di abilità nel montaggio, nella scansione delle scene, nella regia e nella composizione del quadro cinematografico che non solo tecnicismi ma vera poesia ad immagini e certamente per fare questo Wright ha dovuto giocare con dei cliché sia nella rama sia nelle caratterizzazioni, per aver briglia sciolta nel concentrarsi su altro, come una fotografia scattata da un fotografo di moda, laddove non è il soggetto ad essere in discussione (una modella ed un vestito, entrambe su commissione e nessuno dei due merito del fotografo), ma come tale soggetto sia stato portato in immagine: il mio giudizio sul film è ampiamente positivo, quindi, pur comprendendo benissimo perché non ha avuto successo in sala, ma penso anche che con il tempo verrà considerato un cult tra gli appassionati di cinema britannico e non solo, penso anche che alcune cifre stilistiche usate le ritroveremo più avanti dentro qualche blockbuster di successo (capita spesso con film che sembrano avanguardie non vendibili e che poi vengono usate come magazzino di scene pronte da qualche regista più commerciale e più incline al botteghino.

      Parlando invece di Zerocalcare, il vero miracolo è il successo che un autore di fumetti sta riscuotendo anche al di fuori del suo target inziale ovvero fuori dalle fumetterie e fuori dalle fiere, dentro alla librerie di varia, dentro i centri commerciali, sulle pagine dei quotidiani e dei settimanali: l’Espresso, settimanale simbolo della sinistra radical chic (questo al netto della presenza di firme autorevolissime, sia chiaro), gli ha dedicato la sua ultima copertina definendolo “l’ultimo intellettuale” e questo perché Reich, malgrado il successo travolgente, non ha mai abbondano la sua coerenza, compresa quella terribilmente odiata dalla sinistra culturale di non aver troncato i suoi rapporti con i centri sociali e la contro-cultura, per l’essere rimasto a vivere a Rebibbia, per non aver mai preferito i salotti al suo quartiere, insomma, duro e puro ed in più terribilmente nerd, ma con consapevolezza e senso di autocritica.
      Personalmente non amo le cose che fa e non compro i suoi fumetti, ma pensi sia il più grande autore di fumetti italiano vivente.

      Sul successo della serie, sappi che è stata una scommessa vinta con coraggio: il film di cui tu accennavi era una tale merda che persino lo stesso Zerocalcare cercò di allontanarsene il più possibile, avendo di fatto il film tradito tutto ciò che il suo autore aveva voluto rappresentare e fu proprio grazie a questo schifo che Reich capì come solo una serie animata, dove lui potesse avere il controllo totale sui lavori (soggetto, sceneggiatura e regia, persino i disegni) avrebbe potuto risultare un giusto adattamento dei suoi lavori e fu così che lo propose in giro prima del lockdown ma tutti rifiutarono il progetto, persino Netflix, che voleva produrre la serie, ma a modo loro, senza dare a Reich il controllo totale: poi Zerocalcare, durante il primo lockdown, cominciò ad autoprodursi dei cortometraggi che andavano gratis su YouTube, di notevole povertà tecnica, dove Reich disegnava dirigeva e doppiava tutto da solo ed il successo fu travolgente, virale ed impossibile da fermare ed allora la grande N aprì il portafogli e gli diede tutta l’autonomia possibile: non importa che sia facilmente disponibile dal divano per un comodo streaming, importa che la serie di Zerocalcare ha battuto tutte le altre, tutte parimenti comode da vedere ed anche con nomi più altisonanti e questa è indiscutibilmente bravura e merito dell’autore.

      Sulla tua chiusura, invece, forse un po’ biblica nel suo essere apocalittica, ammetto purtroppo che ancora una volta hai ragione: anche registi che io adoro, come Scorsese e Scott, dovrebbe ringraziare i baracconi supereroistici della Disney/Marvel perché effettivamente senza di loro le sale avrebbero già chiuso bottega!

      Grazie delle sempre bellissime chiacchierate di cinema!!

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      1. Sono totalmente d’accordo con te quando dici che anche un film visto da pochi spettatori può comunque lasciare una sua impronta nella storia del cinema: come hai detto tu, basta che tra quei pochi spettatori ci sia un regista che ne resta impressionato, e quindi decide di riciclarne qualche idea per un suo film.
        L’esempio più clamoroso in questo senso è Tarantino, che ha passato tutta la sua carriera a tirar fuori dal dimenticatoio una gran quantità di B – movies citandoli nei suoi film. Tra l’altro è un regista simile ad Edgar Wright, nel senso che anche Tarantino è peggiorato in maniera esponenziale: in pratica adesso è lui stesso a fare dei B – movies.
        Riguardo a Scorsese, ricordo bene la sua frase sprezzante sui cinecomics, da lui definiti la versione cinematografica dei parchi a tema: con quella definizione voleva dire che in pratica i cinecomics non sono dei veri film, sono soltanto delle baracconate per ragazzini (come i parchi a tema appunto).
        A mio giudizio si tratta di un giudizio troppo snob e non veritiero, perché alcuni cinecomic sono molto migliori di tanti film d’autore. Alludo non soltanto al Batman di Nolan, ma anche a dei cinecomics con meno pretese, che però nella loro semplicità hanno raggiunto comunque delle vette altissime di qualità. Penso ad esempio a Spider – Man: Homecoming, oppure al primo film di Venom (e anche il sequel non è malaccio).
        Riguardo ai fumetti italiani, a mio giudizio il miglior autore di fumetti italiano vivente è Silver. Smisi di comprare il suo Lupo Alberto dopo aver letto un numero in cui ogni singola vignetta era una bordata a Salvini: lì capii che era diventato troppo politicizzato, e quindi aveva perso la leggerezza degli esordi. Tuttavia, anche se è peggiorato non vedo all’orizzonte qualcuno che possa eguagliarlo.
        Il miglior fumetto italiano invece ritengo che sia Nathan Never. Ti consiglio di comprarlo, e di comprare anche una ristampa di Daredevil uscita proprio questa settimana: alludo al volume “Parti di un buco”, che raccoglie una delle migliori storie mai pubblicate dalla Marvel. Grazie a te per i complimenti e per la risposta! 🙂

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        1. Grazie a te, Wwayne!
          Ovviamente ho letto per molto tempo Nathan Never e mi piaceva molto anche lo spin-off che Serra aveva creato dalla serie ovvero Legs, poi, come tutto il fumetto seriale l’ho abbandonato, perché cominciava ad appoggiarsi davvero troppo alle serie di Star Trek di cui spesso rubava non solo scene ma intero cicli narrativi.
          Tra le cose italiane migliori degli ultimi anni per me svetta decisamente su tutte la serie “Orfani”, scritta e disegnata spesso come un fumetto da libreria ma strutturato per essere popolare.
          Silver è stato un gigante, probabilmente uno dei più grandi in assoluto, ma è da anni fuori del suo tempo ed anche se resiste comincia a riciclarsi per esaurimento di verve creativa ed ovviamente per età anagrafica (non puoi avere per tutta la vita a spinta vitale di un ragazzo).
          Zerocalcare come età artistica è sul limite ed a breve verrà sorpassato da Fumetti Brutti è da Sio, ma per ora è saldamente in testa a gradimento e vendite.
          Mack, Ross, Queasada, che trio di autori ragazzo mio! Un ciclo che è una bomba e poi l’arrivo della non udente Echo! Imperdibile!!!
          Buona notte amico!

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          1. A mio giudizio l’unico volume di Daredevil che può reggere il confronto è quello intitolato “Il secondo segreto”. Del resto le storie raccolte in quel volume sono state scritte da 2 fuoriclasse come Dennis O’Neil e Frank Miller. Buona notte anche a te! 🙂

            Piace a 1 persona

  12. Come sempre hai fatto un resoconto preciso e piacevolissimo nell’elencare queste serie televisive , tra l’altro una più bella dell’altra, che dovrebbero vedere tutti per avvicinarsi a un prodotto magari diverso dalle loro consuetudini. Proprio l’altro giorno parlando di Squid Game con un mio amico che credevo “sensibile” a questo tipo di fiction, mi ha risposto quasi inorridito e schifato che la gente ammirasse un genere per lui orrendo, arrivando a rispondermi: “…ma che cazzo servono certi film…” Come a dire: ma lo sai che il rock è la musica del diavolo! Incredibile… Poi si può discutere su tutto, ma arrivare a una sentenza senza aver visto il prodotto (perché non l’ha visto) mi ha sconfortato. E’ un po’ come quella signora la quale sentenziava che il fumetto non è cultura, dimenticandosi di un prodotto eccezionale perché unisce in un corpo solo parola e immagine. Insomma, i soliti provincialismi, e scusami per la divagazione, ma tutto questo per collegarmi a Zero Calcare e alla sua ultima preziosa creatura che fortunatamente sta spopolando. Almeno nella impressionante sovrabbondanza di proposte, nascono queste gemme da incorniciare, tra l’altro tutta di casa nostra, solitamente restia a prodotto intelligenti…
    Va bene mi fermo e complimenti come sempre, ce ne vorrebbero 1000 come Kasabake!!!

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    1. Chi pensa che il fumetto non possa essere definito cultura o arte dovrebbe leggere “Black Hole” di Charles Burns, cambierebbe idea all’istante.

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    2. Non sai quanto mi fa piacere sapere che hai visto ed apprezzato tutte e tre le serie di cui ho chiacchierato e per altro non poteva essere diversamente: hai sempre lasciato aperte le pareti del tuo cervello alla comprensione del mondo che ti circonda, specie quando le chiavi di lettura per comprenderlo venivano fornite dall’arte.
      A corredo invece dei terribili racconti di intolleranza aprioristica che hai citato, privo anch’io ribrezzi di fronte a certe manifestazioni sprezzanti di chiusura mentale, perché, come amo ripetere, non è tanto l’ignoranza (nel senso di mancata conoscenza) a fare impressione ma la violenza di chi di tale ignoranza si fa vanto…
      Grazie moltissimo del tuo apprezzamento!!!

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  13. Letto fino in fondo. Piacevolissima lettura ricca di notizie sul mondo della tv e dello streaming. I film d’animazione mi piacciono ma quelli vecchio stile, tante per citare qualche esempio Fantasia di Disney di vecchissima memoria. Zerocalcare si colloca in una posizione intermedia tra i vecchi film d’anmazione e su quelli che vanno di moda oggi.
    Si lo so che le due serie, giap e corea, e quella di zerocalcare sono disponibili su netflix ma non riesco a astare davanti al televisore. Pazienza.
    O.T non so se l’immagine sia sbagliata o la didascalia ma riporti Squid Game, JAP, 2021 – Regia di Shinsuke Sato. Un mix tra alice in borderland e squid game 😀

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    1. Beh, come il resto del cinema, anche l’animazione è cambiata molto ed oltretutto differenziandosi in modo pazzesco, con produzioni bellissime che spaziano dalla stop-motion (alla Coraline tanto per dire uno dei più affascinanti, tratto dal romanzo di Gaiman), alla mista 2D/3D (come molti film giapponesi), all’uso del rotoscopio (come nello splendido The Case of Hana & Alice), fino al digitale puro della Pixar… Per non parlare delle trame dirette a pubblici differenziate, dai bambini in età prescolare, ai giovani adulti… Insomma, ce n’è per tutti, basta solo mettersi a tavola!

      A proposito, invece, della didascalia dell’immagine della fiction Squid Game, ti ringrazio moltissimo per avermi segnalato il mio refuso!! Avevo incollato nell’immagine relativo un pezzo della didscalia della serie giapponese, ma ora, grazie alla tua segnalazione, ho potuto inserire la giusta frase!
      Grazie ancora!

      Piace a 1 persona

      1. Certo che il cinema si evolve ed è giusto che sia così. Però quello che si dovrebbe distinguere è la differenza delle opere citate rispetto al paziente lavoro di moltissimi artisti, per lo più ignoti, che disegnano le storie. Prendiamo Tex Willer, rimasto uguale nella struttura a quello iniziale. Hanno provato a colorare le strisce ma poi alla fine sono tornati al bianco e nero.

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        1. Ah si, non c’è dubbio: nel fumetto seriale, dove c’è un team che lavora sull’opera (chi fa solo le matite, chi ripassa con le chine e chi si occupa solo del colore), spesso si ricorda solo il nome del disegnatore capo…

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  14. Mi fa molto piacere tu abbia parlato di Strappare Lungo I Bordi, seguo Michele da anni e tutto il successo che sta avendo lo merita pienamente. Seguendo Propaganda Live avevo già avuto una specie di assaggio di quello che sarebbe poi stato l’esordio nel mondo dell’animazione grazie alla serie a puntate REBIBBIA QUARANTINE (che tra l’altro dovrebbe trovarsi ancora sul sito di la7).
    Strappare Lungo I Bordi è stupendo, come lo sono i suoi libri del resto. Anzi ormai sono rovinata perché so che quando mi farà ridere devo aspettarmi la stilettata nel fianco o in gola, però lo perdono perché anche se ti fa male allo stesso tempo ti fa stare bene. Sì non l’ha chiesta nessuno la terapia, noi volevamo vedere solo una serie tv.
    L’unica cosa che mi disturba è l’accanimento che sta ricevendo perché “parla in romano” – eh graziarcà fosse nato e cresciuto a Rozzano avrebbe parlato come Fedez – “Eh ma parla in fretta non si capisce niente” – metti i sottotitoli.
    Io sta sollevazione di popolo per Suburra, Romanzo Criminale o Gomorra mica la ricordavo.

    Il marketing muove il mondo e l’altre stelle purtroppo dobbiamo conviverci. Meglio non pensare alla mole di ghostwriters dotati (sprecati) pagati per scrivere la biografia di Giulia De Lellis o qualche altro eroe del web per… non si sa cosa di preciso, che però tengono in piedi l’editoria italiana. Che finaccia.

    Anche tu che parli bene di Squid Game, io sono ancora nella fase “lo guardano tutti, lasciamo passare del tempo”. Magari finirò a vederlo per noia come La Casa de Papel e ci andrò in fissa, chi lo sa.

    Piace a 1 persona

    1. Ricevere un tuo commento è semplicemente meraviglioso!!!
      Sono le cose belle della vita e nello specifico quelle che danno un senso di continuità: questo momento in cui è arrivato il tuo messaggio mi ha ricordato la scena che lo scrittore George Axekrod ha costruito nel suo trattamento del libro di Capote, per la versione cinematografica di Breakfast at Tiffany’s, quando i due protagonisti si recano da Tiffany per far fare un’incisione su un anello da poco prezzo che dichiarano candidamente di aver trovato in un pacchetto di noccioline ed il commesso della blasonatissima gioielleria, senza scomporsi, prende in mano l’anello e mentre lo rimira commenta come gli dava sollievo sapere che ancora mettevano piccoli anelli come premio nei pacchetti di noccioline e questa continuità era per lui un pensiero felice.
      Così è per me quando ti leggo.
      Detto questo, sai bene che concordo al mille per cento con le tue osservazioni sulla superficialità con cui anche la critica bacchettona sta accogliendo e mal digerendo il successo travolgente (cazzo, li seppelliremo in una marea di risate!!) di Michele e di come le critiche alla sua parlata sono assolutamente pretestuose (Troisi, ovviamente, avendo raggiunto la santità per l’intellighenzia critica, andava bene anche quando era incomprensibile), ma ripeto non viene perdonato soprattutto il successo di un fumettista che rifiuta le terrazze ed i salotti e che non ha mai rinnegato la cultura dei centri sociali e nemmeno quella nerd dei tv serial addicted.
      Un abbraccio.

      Piace a 1 persona

      1. Il solito esagerato, però grazie.
        Torno sempre volentieri a leggere il tuo blog, magari non commento spesso perché non ho visto ciò di cui parli ma leggo.
        Io me l’aspettavo che sarebbe finita così una volta uscita la serie su Netflix, perché come al solito se una cosa piace a tutti per vari motivi deve arrivare sempre il bacchettone sul piedistallo a rompere le scatole al prossimo. Ma poi come je va? Vorrei avere le loro energie.

        Piace a 1 persona

        1. Davvero, sono inarrestabili… Mi ricorda il disegno che Andrea Pazienza faceva di quella specie di enorme balena strisciante che era la cultura del mega-partito nazionalpopolare (DC + PCI di governo) che piano piano si mangiava ed ingomblava ogni forma di protesta o diversità per poi appiattirla una volta digerita…
          Certa critica ricorda il popolo Borg che tutto deve assimilare… Ogni resistenza sarà inutile, whao!
          Un abbraccio

          Piace a 1 persona

          1. non l’ho mai seguito adeguatamente Andrea Pazienza ma il paragone è calzante 😀

            Piace a 1 persona

  15. ilquaderninodipaola 27 Nov 2021 — 16:04

    Mi trovi qui sist

    Piace a 1 persona

    1. Penso che tu ti volessi rivolgere a Silvia, ma fa comodo anche a me!

      "Mi piace"

      1. ilquaderninodipaola 27 Nov 2021 — 16:08

        Ops….ho sbagliato riga, ma il follow da te c’è? Perché l’ho cliccato

        Piace a 1 persona

        1. Absolutely! Io seguo te e tu segui me! Funziona!

          "Mi piace"

          1. ilquaderninodipaola 27 Nov 2021 — 16:29

            Grazie mille.

            Piace a 1 persona

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