Killing Eve

Lo avrete notato certamente anche voi o comunque ne avrete sentito di parlare, di cosa accade nel settore della ristorazione quando si deve aprire un nuovo locale appartenente ad una catena già affermata: che sia parte di un gruppo di pizzerie, di ristoranti asiatici, di sushi-bar, di pokerie, di modaiole rivendite di bubble-tea o persino che sia l’ultimo nato dei ristoranti di un famoso chef stellato, in ogni caso la costante è che verrà sempre mandata sul posto una crew di professionisti specializzati, un dream-team agguerrito e preparato allo scopo, composto da cuochi, arredatori, camerieri di sala, etc, che si dovranno occupare di avviare al meglio quel nuovo locale e lo faranno seguendo una procedura ben precisa, da altri scritta e preparata, in base alla quale ogni cosa verrà calibrata per colpire e catturare il cliente, dalle portate, al servizio, all’arredamento, tutto pompato al massimo e questo fino al  giorno in cui, terminato di consolidare il necessario zoccolo duro di clientela affezionata, la crew si sposterà ad un altro locale, lasciando tutto il lavoro svolto nelle mani di altri professionisti, che durante quel periodo di avviamento sono stati appositamente addestrati per continuare su quella falsariga tracciata.

Orsone, ristorante del Gruppo Bastianich a Cividale del Friuli

Quello appena descritto, è uno dei modelli di lavoro, di ascendenza industriale, su cui si basa la moderna ristorazione, il cui scopo risiede nella volontà di replicare il successo e le peculiarità identitarie di un brand, fissate dal primo locale di una catena, da cui tutto è partito e dove è stato sperimentato per la prima volta quel modo di lavorare che ora si vuole copiare in altri locali, ma se a volte effettivamente capita davvero che quella sorta di marchio di fabbrica originale venga rifatto a dovere, specie quando la catena non è troppo grande e nei suoi affiliati c’è la medesima passione del creatore del marchio (come nel caso delle celeberrime vinerie e gastronomie da asporto All’Antico Vinaio, con indici di gradimento del pubblico spettacolari sia nei quattro locali sparsi per l’Italia, sia per quelli di New York e e Los Angeles), la maggioranza delle volte è ahimé solo frutto di patetica ingegneria del gusto, dove la calibrazione e l’ottimizzazione delle preparazioni generano dei menù piatti, con qualche caratteristica più folkloristica che di valore, come appunto avviene nei casi dei franchise multinazionali più famosi, quali McDonald’s, Burger King, Starbucks. KFC, Domino’s Pizza e tanti altri che dominano buona parte anche dei nostri centri storici.

Uno dei vari locali Starbucks di Shangai, China

Più nello specifico, possiamo affermare che quando qualche imprenditore dell’alimentazione prova a campionare e produrre in batteria delle prelibatezze di successo, è costretto come prima cosa ad una banalizzazione delle ricette iniziali, per poterle adattare a luoghi e tempi diversi, trasformando così un’ispirazione ed idea iniziale vincente o davvero innovativa, in un protocollo di lavoro, che snatura completamente ogni cosa: ad esempio, lo sanno tutti che il pollo fritto che si mangia in Kentucky è il più buono del mondo, ma quello servito nei locali di KFC è tutta un’altra cosa, così come gli hamburger serviti nei ristoranti delle catene di fastfood non sono nemmeno paragonabili a quelli che chiunque vada negli States può trovare nelle singole caffetterie e tavole calde di provincia ed a coloro che volessero avere un esempio magniloquente di questo processo trasformativo, sia produttivo che finanziario, consiglio la gradevole visione di The Founder, un ottimo lungometraggio del 2016, forse un film minore ma non per questo meno bello, che vi garantisco apprezzerete sia per la storia, davvero ben scritta da Robert D. Siegel, sia per la sobria messa in scena, diretta senza guizzi creativi ma con mano sicura da John Lee Hancock ed infine con uno straordinario Michael Keaton nel ruolo di Ray Kroc, l’uomo che realmente acquistò a suo tempo la catena di fast food McDonald’s e la trasformò in un impero transcontinentale.

The Founder, USA, 2016, Regia di John Lee Hancock

Immaginate ora cosa possa significare se vi dico che, a mio parere, le grandi major dello show business televisivo nordamericano usano quella stessa modalità sopra descritta per la ristorazione anche per la produzione dei loro nuovi serial televisivi a trama verticale (quelli ossia pensati in stile procedural, con una storia diversa ad ogni episodio per i medesimi personaggi, però di taglio moderno ed ibrido, con anche quindi una storia orizzontale che leghi tutte le puntate della medesima stagione), compresa la tecnica di campionatura e successiva replicazione di un’idea vincente iniziale: a differenza infatti di quanto avviene nelle serie televisive di tutto il resto del mondo, in particolare in quelle britanniche e coreane (dove il medesimo autore si occupa di scrivere le sceneggiature di ogni puntata, pensando sempre alla conclusione della storia e aggiungendo in progressione serrata tutti gli elementi della vicenda, senza diluirli stagione dopo stagione), negli show televisivi statunitensi troviamo anzitutto una writer’s room alle dipendenze di uno showrunner, che svolge non solo il ruolo di capo-sceneggiatore e coordinatore, ma anche di venditore di un particolare stile narrativo e persino di un mood su cui costruire ogni episodio, un po’ come farebbe un CEO di una grande azienda che tiene contemporaneamente in mano il timone della produzione, del commerciale e del marketing.

L’inguardabile show televisivo NBC, ma dal successo di audience travolgente, di Chicago Fire, USA, dal 2012 ad oggi

Questo stile di lavoro usato nello storytelling cinetelevisivo ricorda molto il modo con cui alcuni grossi marchi producono i loro yogurt alla moda, con tantissimi gusti diversi ma in qualche modo tutti uguali, con sapori saturi ed accostamenti fintamente bizzarri tra latte ed altri preparati, ma che alla fine si rivelano essere solo sistemi furbi per riciclare gli avanzi dei processi di lavorazione della frutta secca o dei cereali e così allo stesso modo avviene nella moderna tv statunitense, dove lo spettatore più smaliziato ed esperto, in mezzo all’imperante  stile fotografico virato sui filtri più in voga nei social come Instagram, fatica a trovare un prodotto con una sua vera identità.

La ricetta Netflix per essere maniaci in modo cool e glamour ovvero You, USA, 2018 – in corso

Fortunatamente, però, (chissà che non sia la volta buona che io inizi a parlare dell’oggetto del post!) ci sono anche interessantissime eccezioni e così, senza illustrarvi in dettaglio gli esempi negativi di quanto detto prima (scelti nella pletora di fiction davvero dimenticabili che escono ad ogni stagione negli USA, con protagonisti plotoni di medici dalle doti diagnostiche superlative, detective divorziati che risolvono i crimini più efferati ma restano soli, avvocati in grado di annusare un imbroglio da un continente all’altro, pompieri e poliziotti di ogni sesso che sembrano top model o influencer, militari che combattono guerre segrete in tempo di pace salvando il mondo ogni due puntate all’insaputa del resto dell’umanità e così via) permettetemi di condividere con voi l’anomala perla di raro valore a cui questo mio modesto post è dedicato, una fiction che è riuscita a sopravvivere al tritacarne della banalizzazione imposto dai produttori, conservando una dignità notevolissima, malgrado una leggera e perdonabilissima perdita qualitativa avvenuta dopo la prima impeccabile stagione: Killing Eve.

Killing EveKonstantin (Kim Bodnia) e Villanelle (Jodie Comer)

Pur essendo creata nel Regno Unito e malgrado si avvalga di un cast tecnico ed artistico per lo più britannico, questa imperdibile fiction è stata prodotta su commissione del ramo statunitense della BBC e quindi in parte costretta a sottostare ad alcuni dei processi produttivi che regolano la televisione delle colonie d’oltreoceano, come l’introduzione forzosa di elementi di novità nel cast ad ogni nuova stagione e soprattutto la fastidiosa rotazione degli showrunner, ma per fortuna di noi spettatori la scelta degli autori chiamati a tale ruolo di imprenditoria creativa è caduta fino ad oggi su tre donne di straordinaria capacità, sceneggiatrici potenti e piene di personalità, che hanno impresso le loro personalissime impronte in ciascuna delle tre stagioni finora prodotte, pur nella doverosa e rispettosa coerenza del fortissimo imprinting, sull’evoluzione caratteriale dei personaggi principali e sullo stile visivo di narrazione, creato dalla scrittrice della Prima Stagione ovvero sua Maestà La Regina delle Sceneggiature Phoebe Waller-Bridge.

Phoebe Waller-Bridge

Non penso che questa attrice e commediografa abbia bisogno di presentazioni, considerando che quando ha deciso di rivolgere il suo incredibile talento al mondo del cinema e della televisione, il suo successo è stato tale da averla portato ad essere oggi considerata una delle donne più influenti del mondo dell’intrattenimento culturale occidentale, ma per chi non lo sapesse è tra le altre cose colei che ha creato, scritto ed interpretato Fleabag, la serie televisiva che ha rivoluzionato a suo tempo il genere comedy, contrabbandando tra le sue righe di dialogo quello che era di fatto un monologo teatrale a puntate, caustico, irriverente e “scandalosamente” pensato al femminile, senza poi contare il suo apporto come consulente ad un nugolo di franchise hollywoodiani, spesso narrativamente incastrati in modelli di mascolinità tossica fuori tempo (basti vedere la differenza tra il James Bond di Daniel Craig, capace di piangere e soffrire per amore ed i suoi predecessori, figli di un mondo cinematografico scritto e governato da uomini che sdoganavano la molestia ed il blackmail come forme estreme di galanteria, raccontando agli altri uomini la favola che tutto ciò fosse gradito alle donne), suggerendo forme di svecchiamento che permettano di continuare ad essere venduti al nuovo pubblico (in molti casi con meccanismi simili ai furbetti dei piccoli supermercati, che buttano l’incarto della carne scaduta e la rimpacchettano con sull’etichetta una data di scadenza aggiornata).

Killing EveEve Polastri (Sandra Oh) e Carolyn Martens (Fiona Shaw)

Per Killing Eve, La  Waller-Bridge non solo ha creato tutti gli adattamenti televisivi dei personaggi principali e dei secondari ricorrenti, lavorando in modo incredibilmente efficace sul materiale offerto dalla serie di e-books pubblicati dallo scrittore di thriller e giornalista britannico Luke Jennings (usati qui davvero solo come base e traccia), ma ha anche scritto di suo pugno 4 degli 8 episodi della prima fulminante e spettacolare stagione e quindi si può serenamente affermare che il suo lavoro, in base all’esempio di inizio post, è stato quello di creare l’avviamento della fiction televisiva, per poi lasciare il timone e la scrittura ad altri colleghi e colleghe.

Killing EveVillanelle e la sua “nota” empatia per i malati

Una fiction, quindi decisamente al femminile e non in modo retorico o superficiale, ma tale fin nel profondo del suo DNA: non solo, infatti, ha come protagoniste assolute una coppia di character che rappresentano due diverse coniugazioni dell’essere donna, ma la fiction stessa è stata inizialmente scritta da una donna di prestigioso acume ed intelligenza, che ha poi passato il testimone ad altre tre donne scrittrici di cinema e televisione altrettanto creative ed interessanti: nella Seconda serie troviamo alla scrittura ed alla supervisione il giovane astro britannico Emerald Fennell (per far capire il valore del suo curriculum, oltre a citarla come attrice drammatica in svariati ruoli cinematografici dei più disparati, basterebbe anche solo il fatto che abbia scritto e diretto nel 2020 il prorompente e sagace Promising Young Woman – Una donna promettente, vincitore del Premio Oscar come Miglior Sceneggiatura Originale); nella Terza, tutto l’arco narrativo è stato costruito e condotto da Suzanne Heathcote (a cui precedentemente era stata affidata la scrittura di Fear The Walking Dead, importante saga prequel del noto franchise televisivo sugli zombie The Walking Dead); infine nella Quarta, di imminente uscita, ogni cosa è stata pensata e coordinata da Laura Neal (scrittrice di uno show innovativo e dal travolgente successo planetario come Sex Education).

da sinistra: Emerald Fennell, Suzanne Heathcote e Laura Neal

Potrei parlarvi per ore di questa fiction, elencando i colpi di genio di ogni singolo episodio, oppure vi parlerei dei travestimenti usati dal divino character di Villanelle alias Oksana Astankova, l’assassina psicopatica emotivamente fragile a cui piace uccidere e che si diverte a fingersi morta per spaventare il suo protettore/tutore/supervisore, interpretata da una delle migliori attrici in circolazione ovvero Jodie Comer (magari qualcuno l’ha vista al cinema nel film di Ridley Scott The Last Duel), senza trascurare di descrivervi l’anomalo agente dei servizi di polizia e servizi segreti Eve Polastri, a cui ha prestato il volto e la bravura quel fenomeno di Sandra Oh (come quota pretesa dai produttori statunitensi nel cast altrimenti all british di Killing Eve è andata benissimo, visto che la canadese naturalizzata statunitense Oh, oltre ad essere famosa per il personaggio della dottoressa Cristina Yang nel serial dal successo planetario di Grey’s Anatomy, è proprio molto brava di suo), ma ciò che di certo non farei mai è raccontarvi la storia, il cui sviluppo è pressoché continuo, dal ritmo serrato, con oscillazioni di genere (dall’action al comedy, al dramedy, al grottesco, al complottista, etc.) mai stupide, mai scontate e sempre pervase di una disarmante disillusione antipatriottica (quindi realistica) che è impossibile da trovare nella media dei prodotti USA, nei quali invece alla fine, anche nelle amministrazioni governative più marce c’è sempre un politico onesto e nei servizi segreti più deviati c’è sempre un’agente incorruttibile, che portano a casa il lieto fine salvifico e consolatorio per i contribuenti.

Killing EveDasha (Harriet Walter) e Villanelle, fashion style ed art design a fiumi

Permettetemi invece di mettervi di seguito due clip, che posso mostrarvi in totale serenità senza timore alcuno di svelarvi nulla, giacché entrambe sono tratte dai primi 10 minuti del primo episodio della prima stagione (Nice Face – Bel viso, del 2018, scritto da Phoebe Waller-Bridge e diretto da Harry Bradbeer) e quindi costituiscono di fatto una preview.

Nel primo frammento, ambientato a Vienna, dentro una pasticceria-gelateria, abbiamo l’opening vero e proprio della serie, con i primi due minuti circa di messa in onda, che a tutti gli effetti vanno visti come il biglietto da visita della serie stessa, presentandoci la prima delle due protagoniste assolute ovvero la killer Villanelle, costantemente alla ricerca curiosa ed infantile del significato delle emozioni e di ciò che permette ad esse di considerare le persone degli esseri umani e non dei sacchi di carne deambulanti (che per altro lei si diverte ad uccidere, in genere): il modo in cui la Comer spia e registra il modo di sorridere della bambina e del barista, per poi cercare di replicarli, come uno dei travestimenti che lei adora, fino ad esserne quindi annoiata è pura poesia in immagini ed il suo rovesciare il gelato poi è il guizzo d’artista che crea la tridimensionalità del personaggio in pochi istanti di scena.

Nella seconda clip, cronologicamente immediatamente successiva alla prima, senza alcun altro accadimento in mezzo, siamo invece a Londra, nella sede del MI5 (per chi non lo sapesse, i Servizi Segreti del Regno Unito, appunto la Military Intelligence, abbreviata in MI, sono distinti in 19 Dipartimenti, tra i quali l’MI5 si occupa di Controspionaggio ed invece l’MI6 dello Spionaggio vero e proprio), per incontrare la seconda protagonista assoluta della serie televisiva, l’intelligente e caparbia Eve Polastri e questa sequenza, fatta di dialoghi serrati ed incontri faccia a faccia dentro una sala riunioni, sono uno splendido stratagemma per presentare la maggioranza dei personaggi secondari ricorrenti, dei quali con pochi tratti ci vengono forniti subito vizi, virtù, debolezze e peculiarità caratteriali, compresa una misoginia di fondo che vede in posizione di comando uomini spesso messi a ricoprire incarichi ai quali sono arrivati più per anzianità che per merito e tutto questo in nemmeno 4 minuti di scene e pochissime battute.

Dopo questi due hors-d’oeuvre serviti con una certa prepotenza da parte mia, vi saluto ringraziando ancora una volta chi ha avuto la costanza di arrivare fin qui, con l’augurio che possiate trovare sul web questa serie, da noi distribuita solo attraverso il bizzarro servizio di streaming di Timvision e che io stesso mi sono procurato per altre vie (non me ne vogliate, ma è un servizio che proprio non vorrei o riuscirei a sottoscrivere).

Buona serata a tutti!


Killing Eve, TV Series, USA, 2018 – in corso
Soggetto: ispirata alle novelle di Luke Jennings
Showrunner e scrittura:
Season 1 (2018) Phoebe Waller-Bridge (IMDb)
Season 2 (2019) Emerald Fennell (IMDb)
Season 3 (2020) Suzanne Heathcote (IMDb)
Season 4 (2022) Laura Neal (IMDb)


Categorie Cinema e Tv, Fiction TV, Good TV Vision from Kasabake

65 pensieri riguardo “Killing Eve

  1. E’ comunque una bella sensazione sentir parlare tanto bene di una serie che io non ho mai nemmeno sentito nominare (e sì che è un argomento che, pur nella mia grande ignoranza – come ho appena dimostrato – bazzico).
    Penso che prenderò nota e me la guarderò.

    E sì, ho avuto la pazienza di arrivare fin lì, anche perché da come era iniziato l’articolo avrei fatto davvero fatica a raggiungere una simile conclusione con la sola immaginazione! 😀

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    1. Ti sono davvero grato per queste tue esternazioni, Alex!
      Tra l’altro sono lieto che tu abbia mantenuto la pazienza di leggermi anche in questo modo che ho recentemente di scrivere i miei post partendo letteralmente da Adamo ed Eva per arrivare a parlare di tutt’altro…
      Anche se poi, come avrai ben capito, data la tua arguzia, mi diverto in realtà a mettere in evidenza quei fili rossi che sempre più spesso legano tutte le produzioni commerciali, siano film, libri, patatine fritte, piatti gourmet, automobili, etc… E questo a prescindere dalla genuinità del loro creatore perché a dettar legge, quando si immette qualcosa in commercio, è sempre chi finanzia (con un milione di distinguo, è chiaro, ma non in caso di un film o di una fiction, visti i costi!).
      Buon WE!

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      1. Eh, sì: il padrone (no, il cliente no) ha sempre ragione 😁

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        1. Esatto!
          Tu sei scrittore, poi, lo sai bene… Quando qualcuno ha occasione per la prima volta di parlare con un vero editor (nel senso proprio di curatore ed executive e non ovviamente di editore) capisce cosa intendo…

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          1. Ti ringrazio per avermi dato dello scritto, ma quelle sono persone ricche e famose… e hanno a che fare con quel genere di persone.

            Ecco, io sono solo un autore in cerca di personaggi… o in fuga dai personaggi (dipende dalle situazioni!) 😛

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              1. Post Bellissimo anche se non ho visto Killing Eve e che forse guarderò. Per quanto riguarda la ristorazione concordo con le tue riflessioni, attente e veritiere. Se posso ricordo con enorme nostalgia la mia medical serie E.R. che mi spiace nessuno è più stato di ricreare con cotanta straordinarietà, e che sto rivedendo dopo pranzo con grande piacere!!!!

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                1. Anzitutto grazie a te che frequenti sempre i miei post, sia che io li pubblichi qui, sia che appiano nel mio blog personale e questo non deve mai essere dato per scontato (il giorno che avvenisse, perderebbe valore, che invece ora ha e ne ha molto…).
                  Poi, che dire, conoscendo il tuo palato la serie te la consiglio moltissimo…
                  Con E.R. hai sbloccato il ricordo di un pezzo di storia importantissimo della serialità televisiva… Ma là c’era un pool di autori mica da ridere, con un genio come Michaele “Jurassic Park” Chricton al timone delle primissime stagioni ed un produttore esecutivo come Steven Spielberg… Mamma mia quanta roba…
                  Poi nelle ultimissime stagioni tutto si è un po’ perso ma è normale con 15 stagioni al servizio!!!

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                  1. Si hai ragione il finale si è liquefatta ma Kasabake….che nostalgia aaaaaaaaaaa

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                    1. Eh si, quanti ricordi… Ci pensi che Clooney in quegli anni era considerato solo un bello e niente più? Poi l’esplosione di successo…
                      Un cast però che uscì molto poco dal seminato televisivo e tolto Clooney direi gli altri tutti con scarso successo al cinema (il che depone a favore della teoria che ER era soprattutto fatta dai suoi autori…).
                      Nella prima Stagione c’era anche un doppio episodio scritto e diretto da Quentin Tarantino, tanto per dire il livello del cast artistico…
                      Da paura…

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                    2. Quello di Costantino della Gherardesca su Sky? No, non l’ho mai guardato… Consigli?

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                    3. Assolutamente si io li ho visti tutti te lo consiglio perché so che ne coglierai cose fantastiche…..

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                    4. Allora lo cerco per vie traverse e me lo guardo, garantito!

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                    5. Aspetta, un aiuto… Prima era uno show della Rai, giusto? Poi è passato a Sky…
                      Otto stagioni sulla Rai e poi Sky…
                      Cosa mi consigli? Non riuscirei nemmeno volendo a recuperarle tutte le atagioni passate…
                      Su cosa mi concentro? Sull’oggi o sul ieri?

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                    6. Vedere gli occhi di quella gente, che apre casa, che dona cibo anche nella povertà, abbracci umani con gratitudine caspita….se non sono belle immagini queste…

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                    7. Okay, adesso mi hai incuriosito davvero…

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  2. Ottimo post come ci hai abituato ormai, l’ho già cercata e trovata e con calma la guarderò, ne ho accumulate davvero tante fa vedere ma mi sto dedicando ad altro in questo momento e non trovo il tempo.
    I tuoi suggerimenti sono sempre preziosi, così come i tuoi post, grazie socio 😘

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    1. No, grazie a te sul serio, per tutto, specie ciò che non si vede…
      Aspetto il tuo giudizio quando la vedrai e non importa quando questo accadrà sarà comunque sempre un piacere!

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  3. Splendido e ricchissimo post l’ho adorato tantissimo!! Grazie di cuore per i tuoi preziosissimi post! Mi ha incuriosita tantissimo il film Killing Eve! 🥰

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    1. Penso ti piacerebbe moltissimo, specie per la componente legata all’art design ed la fashion style, molto molto accurato… Però tieni conto che è una serie tv e non un film, con già tre stagioni uscite, perciò armati di buona volontà!!!

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  4. Come forse ti ho già detto, il mio primo anno di insegnamento l’ho fatto in Liguria, ed è stato uno dei periodi più belli della mia vita.
    Uno dei motivi per cui sono stato così bene lì è l’altissimo livello della gastronomia ligure. Qua in Toscana se vuoi andare in un ristorante devi prima informarti su Tripadvisor, perché se ci entri a scatola chiusa potresti tranquillamente capitare nel posto sbagliato e mangiare male; in Liguria questo è impossibile, perché si mangia benissimo ovunque.
    Tra tutte le squisitezze che mangiai in quell’anno ce n’è una che con la Liguria non c’entra niente, ovvero il pollo fritto del KFC. A quei tempi in Italia c’erano pochissimi ristoranti di questa catena, e uno di essi era a Genova: di conseguenza andai a provarlo per pura curiosità, e me ne innamorai follemente fin dal primo morso.
    Adesso per fortuna non devo andare fino a Genova per mangiarlo, perché hanno aperto un KFC anche qua in Toscana. L’ultima volta che ci sono andato ero l’ultimo cliente prima della chiusura, quindi la commessa mi regalò tutto il cibo rimasto invenduto: era già il mio fast food preferito, ma dopo questa gentilezza lo è diventato ancora di più. Anche perché non si trattava di prodotti stantii preparati ore e ore prima, ma di pollo cucinato da poco e ancora caldo.
    Tutto questo per dirti che mi hai mandato in brodo di giuggiole nominando il KFC, e mi hai anche fatto venire una voglia pazzesca di tornarci.
    Un altro punto del tuo post che mi ha mandato in estasi è quello in cui nomini Ridley Scott: come sai, sono un grande estimatore di questo regista. Nonostante questo non ho visto The Last Duel, perché ogni volta che mi capitava sotto gli occhi qualche frammento del film mi suscitava sempre noia e tristezza. Qualcuno potrebbe bollare come ingenerosa e superficiale la mia scelta di evitare un film sulla base di pochi frammenti, ma lo faccio perché mi fido ciecamente del mio istinto: capisco subito se un film può piacermi oppure no, e raramente mi sbaglio.
    Un terzo punto del tuo post che mi fatto sorridere da un orecchio all’altro è quello in cui nomini TIM Vision: la piattaforma in questione ha un catalogo di film davvero eccellente. Su tutti spiccano:

    – Brave ragazze, con l’adorabile Serena Rossi;
    – Ghost in the Shell, uno dei pochi film di fantascienza che ho davvero apprezzato (so che tu lo disprezzi perché a tuo giudizio ha banalizzato enormemente la fonte di partenza, ma a me è piaciuto da morire, e ti assicuro che non c’entra nulla la bellezza di Scarlett Johansson);
    – Jane got a gun, rarissimo esempio di western con una protagonista femminile (un film funestato da uno dei development hell più caotici nella storia del cinema, con continui cambi di sceneggiatori, regista e cast, ma il risultato finale è stato comunque ottimo);
    – Joker – Wild Card, con la mia pupilla Sofia Vergara;
    – School of Rock, un film scolastico molto divertente;
    – Will Hunting – Genio ribelle, uno dei miei film preferiti in assoluto.

    Poi ovviamente ci sono dei superclassici come Forrest Gump, Il principe cerca moglie o La famiglia Addams, ma i film in questione sono presenti in qualsiasi catalogo, quindi è quasi superfluo citarli.
    P.S.: Anche a te è capitato di capire subito che avresti amato o odiato un film alla follia? Se sì, con quali film?

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    1. Mentre leggevo il tuo commento nel punto in cui parlavi dei ristoranti della Liguria, mi veniva da sorridere perché, come certo saprai, quella della mancanza di cortesia nei confronti dei turisti dei locali liguri è leggendaria ed è diventata da anni un vero tormentone nel web! Non si contano le gag, per altro tutte scritte ed interpretate da cabarettesti liguri che, in modo molto simpatico, scherzano sul comportamento di pizzaioli e baristi, spesso con esiti da scompisciarsi!!!

      Uno dei migliori è questo di seguito:

      Liguria a parte (dove ho sempre mangiato divinamente anch’io) come avrai letto nel
      mio post, io non ho mai voluto aderire a TimVision, in primis perché io e la mia famiglia siamo clienti Vodafone da una vita ( sia come mobile sia come fibra) e poi perché avendo già in modo quasi gratuito Amazon Prime (mio figlio mi passa le sue credenziali in quanto cliente per le consegne di qualsiasi cosa) sia Netflix (che divido con altri quattro utenti), non sentivo il bisogno di altre piattaforme, inoltre per la qualità delle serie tv se dovessi acquistare un nuovo servizio
      , la mia scelta cadrebbe sullo streaming di Sky ovvero Sky Now…

      Mi chiedi un film che sapevo già prima di vedere che avrei amato o odiato alla follia? Non saprei, perché sono abbastanza onnivoro e possibilista ma una cosa è certa: le più grandi sorprese mi sono arrivate da film consigliati da mia moglie, che ha alcuni gusti in comune con me, ma altri davvero opposti e malgrado questa dicotomia, alcune pellicole da lei suggerite e che io avrei semplicemente evitato, si sono rivelate tra quelle a me più gradite!!

      Buona serata e buona Domenica, amico mio!

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      1. Mentre aspettavo la tua replica ho pensato a cosa avrei risposto io, e a caldo mi sono venuti in mente 4 film dei quali intuii fin dal principio l’enorme qualità. Te li elenco in ordine di uscita:

        – Tutto può cambiare;
        – We are your friends;
        – L’eccezione alla regola;
        – Sognando a New York – In the Heights.

        Purtroppo soltanto il primo ha avuto successo, incassando addirittura OTTO VOLTE il suo budget (è costato 8 milioni e ne ha incassati 64); tutti gli altri sono stati dei flop clamorosi. Tuttavia, l’ultimo può ancora scampare al dimenticatoio: è stato nominato ai Golden Globes, e se verrà candidato anche agli Oscar magari otterrà finalmente l’attenzione che merita.
        Riguardo alla mancanza di cortesia dei liguri (ristoratori e non), io con loro mi sono sempre trovato benissimo. Sicuramente non sono rapidi a socializzare quanto i campani o i romagnoli, ma quando andai ad abitare nella loro terra, dopo un’iniziale freddezza, cominciarono a donarmi tanto affetto e tante attenzioni. E infatti torno a trovare i miei amici liguri tutte le Estati. Buona serata e buona Domenica anche a te! 🙂

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        1. Anch’io mi sono sempre trovato benissimo la gag è a mio avviso splendida!!

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          1. Ha fatto ridere anche me. Comunque se mi dicono che i liguri sono orsi li difendo, ma se mi dicono che sono tirchi sto zitto: quello non è affatto un luogo comune, hanno il braccino cortissimo per davvero! 🙂

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            1. Davvero? Ecco, se lo dici tu ci credo, perché ne hai avuto esperienza diretta vivendo lì: quello che si vede come turisti non è mai la vera vita quotidiana, ma solo quella mediata, mentre per chi come te ci ha lavorato, il punto di vista è molto molto più approfondito

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              1. Oltre alla tirchieria, un altro tratto caratteristico dei liguri è senza dubbio la loro prodigiosa intelligenza. Insegno in Toscana da 6 anni scolastici (compreso quello in corso), e in tutto questo tempo gli alunni geniali che ho incontrato si contano sulle dita di una mano; nell’unico anno che ho passato in Liguria invece di alunni geniali ne ho incontrati moltissimi, un vero e proprio filone d’oro. Forse il campione da me preso in esame è troppo ristretto per poterne trarre delle conclusioni di ordine generale, ma onestamente non credo di sbagliarmi quando affermo che l’intelligenza media dei liguri è davvero altissima, e sicuramente è molto più alta di quella dei toscani. Sono uno di loro, quindi mi dispiace un po’ dirlo, ma devo dare a Cesare quel che è di Cesare! 🙂

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                1. Molto onesto da parte tua!
                  Prendo per buono quanto mi dici proprio per via dell’osservazione privilegiata che hai tu in quanto insegnante, anche perché non l’avevo ancora sentito dire da nessuno…
                  Ti ringrazio di queste informazioni in presa diretta che arricchiscono sempre!
                  Buona serata!

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                  1. Buona serata anche a te, e a presto! 🙂

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    2. Mi intrometto nei commenti del buon Wwayne soltanto per dire – colpo di scena! – che io in passato ho lavorato per anni a TIMVISION. 🙂

      Mi fa piacere che apprezzi il catalogo di questo servizio streaming, che di certo non può competere con i colossi internazionali, ma comunque può dire la sua (e “Killing Eve” è proprio una delle serie che ha contribuito a far conoscere in Italia)

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      1. Qualche giorno fa ho visto un’intervista ad un’attrice indonesiana, Asmara Abigail. Lei diceva che nel suo paese fino a pochi anni fa quasi nessuno aveva mai visto un film straniero, perché in molte isole indonesiane non esiste nessun cinema, e in tv passano solo i film locali. Poi sono arrivati i colossi internazionali dello streaming (Netflix in testa), e per gli indonesiani è stata una rivelazione: hanno scoperto tutto d’un botto decenni e decenni di film, provenienti sia dall’America che da tutti gli altri continenti.
        Lei diceva che di tutti i film che aveva scoperto su Netflix il suo preferito era Nuovo Cinema Paradiso, e che piange ogni volta che rivede la scena dei baci.
        Quest’intervista mi ha fatto capire che le piattaforme di streaming hanno avuto un impatto culturale davvero enorme, e in certi casi hanno ampliato moltissimo la cultura cinematografica dei loro utenti. Puoi ritenerti davvero fortunato e orgoglioso di aver fatto parte di tutto questo. Grazie per la risposta e per aver letto il mio lungo commento! 🙂

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  5. Killing eve. Fantastica serie. Tra le migliori di sempre

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    1. Grande Vittorio!!! Spargi la voce anche qui: adoro consigliare cose belle e non solo cose da me viste (che poi è il difetto di chi vede poche cose e quelle poche in genere finisce per esaltarle) e Killing Eve merita moltissimo…

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      1. Aspetto la nuova stagione. Anche la serie fleabag mi è piaciuta

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        1. Beh, parliamo di eccellenze!
          Buongustaio!!

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  6. È sempre un piacere leggerti, nel mio caso faccio una cultura di serie televisive le quali non conosco ma nel caso dovessi trovarmi a tu per tu con qualcuno che ne parla, almeno so di cosa stanno parlando e un minimo di parole al riguardo forse riesco a spiacicarle anch’io per merito tuo naturalmente. Credo sia inutile che ti affermo che anche questa serie non la conosco… Non sono 0er niente afferrata con la televisione, diciamo che alla sera la mia preferenza finisce sempre per la lettura di un libro, ebbene si, in quanto a serie televisive mi sento molto ignorante!!! Per quanto riguarda le tue riflessioni sulla ristorazione le condivido appieno, tutto ciò che è una catena o quant’altro la qualità non può esistere né per gli ingredienti impiegati e tanto meno nel risultato finale della ricetta qualunque essa sia!!!

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    1. Ti ringrazio moltissimo per il tuo apprezzamento ma soprattutto per le parole che mi inorgogliscono (e persino mi imbarazzano) quando dici di usare i miei post come fonte di aggiornamento ed informazione!!!
      Grazie dal profondo del cuore!!
      Approfitto anche di segnalare, a chiunque stia leggendo questo nostro scambio di commenti, la tua davvero ottima recensione del film Diabolik dei fratelli Manetti: lascio qui il link per poterla leggere link

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      1. … è vero per me sei una fonte di cultura, almeno conosco ciò che gravità nelle serie televisive. Grazie a te carissimo un vero gentleman!!! Buonanotte 😉

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  7. letto fino in fondo compreso il preambolo. Naturalmente, vista la mia scarsa affinità con cinema – grande e piccolo schermo – di tutto quello citato non ne conoscevo manco uno. Però devo dire che le spiegazioni sono chiarissime e se uno avesse voglia e tempo può verificare de visu la bontà del tuo post

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    1. Il che è già molto di più di quanto un recensore riceve normalmente indietro dopo aver parlato dì qualcosa!!!
      Perciò, come sempre, grazie di cuore!

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      1. scrivi e bene e come recensore sei formidabile

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  8. Conobbi questa serie tempo fa dietro tuo consiglio (credo pubblicasti un post sul tema, o forse era un commento… boh… chi si ricorda più).
    Comunque apprezzai massimamente io e apprezzò ancor più massimamente mia moglie (praticamente ogni serie tv da te consigliata e da lei guardata l’ha mandata in brodo di giuggiole…).
    Posso quindi affermare con cognizione di causa che raramente una serie TV ha una scrittura e una narrazione così potenti. La penna della Bridge è mossa da un talento raro e la mia sola speranza è che non si sciupi col tempo: più resta lontana da Hollywood meglio è (parere personale).
    Ammetto però di essermi arenato a metà della seconda stagione, modalità di fruizione delle serie TV che mi capita sempre più spesso. Il moltiplicarsi degli show e la tendenza al calo di qualità dopo una prima brillante stagione, mi inducono spesso ad abbandonare una serie molto prima del lecito perchè così mi illudo di non sprecare il mio tempo e, soprattutto, di non gustare un brodo riscaldato che ricorda il sapore dell’esordio senza saperlo replicare appieno. Poi ci sono casi in cui “la minestra riscaldata” perde pochissima qualità (come in questo caso) ed altri in cui il calo è più vertiginoso, ma si vive di semplificazioni ormai, e anche io ne sono vittima.
    Mi è successa la stessa cosa co Sex Education, ad esempio, abbandonata dopo la seconda stagione, o con Stranger Things (che per altro considero serie più paracula che bella). Della stessa YOU, da te citata nelle immagini, ho visto la prima divertente stagione e poi basta. Alcune serie poi mi capita di abbandonarle molto presto.. ad esempio FONDAZIONE che tanto aspettavo eppur non sono riuscito ad andare oltre l’episodio 5, oppure WHEEL, abbandonata dopo 2 soli episodi (ma lì stiamo veramente in zona inguardabile…).
    Pensa che sono ancora insicuro se vedere o meno la terza stagione dei TITANS (ho adorato la prima, la seconda è carina ma niente di che e ho il terrore che la terza sia una merda: i presupposti ci sono tutti).
    Mi duole invece ammettere che nell’ultima settimana ho sviluppato seria dipendenza per una serie TV di cui non ti ho mai sentito parlare e di cui mi farebbe piacere sentire il tuo parere: YELLOWSTONE. La penna di Sheridan è valida (non come quella della Bridge, però) e abbastanza ripetitiva, almeno nelle ambientazioni, ma con questo sceneggiato ha fatto centro, soprattutto con la costruzione dei personaggi.
    Già che si parla di serie e ho chiesto il tuo parere, chiudo infine con due domande secche: vedrai la nuova serie PrimeVideo “Monterossi”? Conosci i romanzi di Robecchi da cui è tratta? (io rispondo si a entrambe le domande, ma evito di aggiungere altro prima di sapere la tua risposta 😀 )

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    1. Andando per ordine (visto il tuo commento come sempre generoso, ma in questo caso molto ricco di citazioni e notazioni, praticamente un paio di cartelle di appunti e tutti ben fissi sul punto… Che goduria per un ermenàuta!).

      Killing Eve
      No, non ho assolutamente mai scritto un post su questa fiction (per altro ennesima riprova dell’ altissima qualità delle serie proposte da una piattaforma che ho sempre snobbato e che continuerò a snobbare per motivazioni diverse dalla qualità ovvero TimVision), ma in compenso ne ho parlato in un nugolo di miei messaggi a te e ad altri in forma privata, sia via mail sia via whatsapp, per così tanto tempo che sono persino arrivato a considerare Jodie Comer una mia protetta e quindi pensa con quale gioia ho notato il suo lento venire scoperta da Hollywood (vedi Free Guy)…
      La serie perde qualcosa ma incredibilmente ne guadagna altre: la rotazione delle showrunner ha portato dei cambiamenti anche radicali ma alcune novità sono davvero sorprendenti specie nella terza stagione, forse la migliore dopo la prima ed ho grandi aspettative per la quarta!!

      You , Sex Education , Titans
      Sono carine ma nulla più ed oltretutto accomunate da un denominatore identico ovvero l’essere troppo modaiole e non semplicemente glamour, ma più simili ai Ramen istantanei, quelli che prepari aggiungendo acqua calda al bidone di cartone…

      Strangers Things
      Rientrerebbe nel giudizio simile alle serie sopra citate ma ha dalla sua una scrittura fantastica ed una regia sempre godibilissima, che gioca con i topoi del fantastico anni ‘80 e anni ‘90 in modo molto intelligente, calibrando horror e complottismo in modo eccellente ed inoltre, malgrado all’osso sia una stronzata ripetitiva (il plot si replica di stagione in stagione), ha il merito di aver costruito character eccellenti che hanno valicato il confine della televisione ed essere entrati nell’immaginario collettivo e questo la rende alla fine imperdibile.

      Foundation
      Malgrado un palese calo ad un terzo della serializzazione e malgrado l’eccessiva differenza di scrittura e di efficacia tra gli episodi scritti da Goyer e quelli degli altri e pur al netto di uno stravolgimento fortissimo della narrazione fatta in origine da Asimov, questa resta una delle migliori serie di Sci-Fi mai realizzata, con un afflato affabulatorio talmente vasto da far girare la testa ed alcune righe di dialogo talmente belle da poter essere oggetto di studio (penso ai passaggi finali dell’episodio conclusivo con la punizione più pesante che un essere dagli illimitati poteri, come uno dei tre cloni, potrebbe mai impartire ad una donna macchiatasi di cospirazione).
      Una serie che decolla dopo il sesto episodio, tardi per creare un seguito di pubblico, ma in tempo per stupire.

      Yellowstone
      L’ho seguita dalla primissima messa in onda italiana e non ho mai atteso più di pochi minuti per vederla ogni volta che usciva la doppia puntata settimanale (in un caso persino tripla!) ed è uno dei miei piaceri di visione assoluti!
      Adoro da sempre la scrittura di Taylor Sheridan e Yellowstone /i> è davvero, nel bene e nel male, una sua creatura, tanto da seguirne persino gli alti e bassi creativi: quando uscì la Prima Stagione (in cui si gettavano le basi della durezza caratteriale dei protagonisti, nonché la sospensione morale di tantissime scelte) Sheridan aveva appena finito di firmare i suoi capolavori cinematografici e scrisse praticamente di getto il plot, supervisionando in modo attento ma anche delegando parecchio ad altri autori gli script e così avvenne anche per la Seconda Stagione, un sequel della Prima, con ripetizione del plot, ma dove tutto era più bello, più concitato, più emozionante, meglio recitato e meglio diretto, finché accade una cosa strana ed ovvero che Sheridan comincia a fare qualche passo falso anche al cinema (vedi il biodegradabile Senza Rimorso e soprattutto lo stupido Quelli che mi vogliono morto ), in cui sembra aver perso non tanto lo smalto (sempre icastico, virile e diretto) ma l’ispirazione perché le vicende appaiono prevedibili e banali e così inizia la strana Terza Stagione, che procede senza scossoni è quasi senza idee, con anche una stucchevole virata verso risvolti sentimentali che lasciano non poco amaro in bocca… Almeno fino a due puntate dalla fine in cui Sheridan accende la miccia della polveriera e comincia a distruggere tutto ciò che ha costruito, portando la corriera piena zeppa dei suoi personaggi fino al bordo del baratro, lasciando la serie stessa tra la vita e la morte.
      Poi fa uscire la Quarta, una stagione che potrebbe essere tranquillamente la conclusiva, dove la scrittura è Sheridan puro al 100%, con il nostro che scrive in solitaria non uno ma tutti e 10 gli episodi e ne dirige anche tre, con un inizio di stagione tra i migliori che abbia mai visto in vita mia ed una conclusione a due poco perfetta.
      Tanto amore e tanta stima per Yellowstone !!!

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      1. Rispondo solo ora perchè mi mancavano una manciata di episodi per concludere Yellowstone e volevo parlare con cognizione di causa.
        In tutta sincerità la quarta stagione mi è parsa la più deboluccia dal punto di vista narrativo, soprattutto per l’insistenza con le trame sentimentali, l’accontanamento di una componente importante della narrazione (la comunità di Nativi Americani, ormai ridotta a una sorta di setta religiosa), l’introduzione di personaggi poco ficcanti e senza senso: la manager anziana che ha sostituto il personaggio interpretato dal Sawyer di Lost e l’attivista interpretata dalla sempre affascinante Piper Perabo. Stendiamo poi un velo pietoso sul personaggio del padre naturale di Jamie… da ex galeotto squattrinato a organizzatore di attentati in meno di 3 episodi. Vabbè…
        Al netto di questi difetti, la serie TV resta nel complesso molto molto bella, sicuramente la stagione 2 è il punto più alto, ma tutte le altre si fanno apprezzare.
        Io ne avevo sempre visto la pubblicità su SKY ma poi l’avevo sempre snobbata, per fortuna non è mai troppo tardi.
        Spero solo che Sheridan la chiuda qui, l’epilogo è buono e il rischio di fare una quinta stagione biodegradibile altissimo…
        Meglio se si concentra su 1883, lo spinoff già annunciato con il trisavolo di John Dutton. Ecco, vedere Sheridan orchestrare la narrazione nel far west (quello vero) mi intriga di più.

        PS: A breve inizierò il recuperone di SUCCESSION 😉

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        1. Se ci pensi bene le parentesi sentimentali più stucchevoli sono quelle che ammorbano la terza stagione, almeno fino alle ultime due puntate dalla fine ma il season finale della Terza e le prime della Quarta sono assieme una run con pochi eguali…
          Poi sul resto è discutibile: la storia della difesa del ranch ha retto finché ha potuto ed adesso Sheridan deve superare l’ostacolo, così trasforma Dutton in Governatore e prosegue la lotta per il mantenimento dello status quo (“sono l’ostacolo contro cui il progresso sbatterà e non sarò io a farmi male”… battuta che fa il paio nella puntata 4×01 quando Beth, rispondendo all’orfano sulla panchina che le chiede cosa sta uccidendo suo padre, gli risponde “il 21esimo secolo”)…
          La fine è impeccabile ma non essendo una serie coreana ma statunitense, temo proseguirà

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  9. Adoro come ogni volta riesci a fare dei collegamenti davvero molto particolari ma intelligenti con quello di cui vuoi parlare. Le catene di fast food per esempio si sono ricollegate tantissimo con le produzioni di tantissime serie televisive e la loro qualità mediocre (qualcuno che considera Chicago Fire mediocre, finalmente!). In ogni caso sono sempre rimasto interessato a Killing Eve. Vedevo recensioni, immagini e inoltre sentivo delle autrici che ci lavoravano e tutte queste cose messe insieme mi hanno fatto crescere una curiosità impressionante. Un’altra serie che un giorno dovrò recuperare. Mannaggia a me e alla mia lentezza. Comunque sia, ottimo articolo come sempre!

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    1. Grazie a te amico mio, che trovi sempre il tempo per leggere le mie esternazioni… Purtroppo il grosso problema della serialità televisiva, anche nei casi migliori (quindi escludendo la possibilità di perdere tempo prezioso nel guardare merda zuccherata), è quello di occupare molte ore di visione e per uno come te che ha sempre in arretrato cose da vedere e da leggere è un incubo!
      Quindi comprendo benissimo la tua riottosità a predisporti ad una visione così lunga!
      La cosa che invece mi fa più piacere è che tu abbia ogni volta la pazienza di accogliere i collegamenti che mi diverto a fare anche nella speranza di spiegare agli altri il mio pensiero… Davvero grazie di questo, Butcher!

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      1. Non c’è di che! A me fa sempre piacere leggere i tuoi articoli. Dimostri un grande amore verso gli argomenti che tratti e questa cosa mi fa sempre piacere. Ci metti passione e professionalità. Complimenti!

        Piace a 1 persona

  10. Se solo abbandonassimo il nostro solito modo di fare fiction da sue soldi, quando non bellamente finalizzata a pubblicizzare una certa vallata, oppure a imbiancare sepolcri di corpi d’arme da fare amare al popolo, più che ai telespettatori, quando non di scimmiottare (e non ci viene bene) gli USA… e tornassimo a fare sceneggiati come si deve… ma non lo facciamo, meglio prestare location e studi a major d’oltreoceano che pagano bene, che rischiare di fare qualcosa.
    Qualcosa che poi possa essere ritorto contro chi lo fa (te l’immagini una serie dove una religione ottenebra le menti e dove i chierici di quella religione, ancorché immainaria, siano dediti a sesso droga e rock&roll?) di sicuro strumentalizzata, o fermata prima perché non inclusiva.
    Per intanto fermerei l’uso tutto italiano dei primi piani da estetista (sia mai si debba individuare un poro aperto o un punto nero) le colonne sonore da filmino del compleanno della nipotina di 4 anni (no dico ma hai presente che porcherie di musichette 8bit girano nelle nostre fiction?) già questo farebbe fare un salto di qualità.
    Arrivassimo almeno a quella serie lì, quella sui pompieri, dove c’è un po’ di tutto per accontentare tutti, dove a ‘sti poteri pompieri accade di tutto ogni 15 minuti (a quando lo sbarco degli alieni?) cioè almeno arivassimo a quel livello, e invece niente, ce ne stiamo nel nostro paradiso sì, ma delle signore!
    Ma forse è giusto così.

    "Mi piace"

  11. Confesso tutta la mia ignoranza, dovrò farmi una cultura, di tutto quello che hai menzionato conosco solo Grey’s Anatomy.
    Su E.R. medici in prima linea ero più ferrata.
    Ciao, una buona giornata 😊

    Piace a 1 persona

    1. Buona giornata anche a te, che vai in giro per il blog leggendo e commentando i miei post e quindi regalandomi il tuo tempo…
      Non so dirti perché, ma mi ti sono immaginata come una gatta che cammina silenziosa e sinuosa in mezzo ai vari post, curiosa come tutti i gatti, indipendente ma anche sempre pronta al gioco…
      Killing Eve è una bellissima serie, lunga e godibilissima e che riserva tante sorprese, senza mai far sentire lo spettatore un cretino!
      Bye bye

      Piace a 1 persona

      1. La vedrò sicuramente, mi hai incuriosita!
        Mi piace molto l’immagine che ti sei fatto di me, una gatta sinuosa e curiosa, ogni tanto agito la coda, quando mi rivesto del mio corpo umano, rido, canto e ballo, guardo in su, guardo in giù, faccio le fusa a chi mi ispira di più, ma so essere anche seria, quel tanto che basta.
        Le persone serie le riconosci, ridono tutte! 😂😂😂

        Miaoooooo 🐾🐾🐾🐾🐾 🐈‍⬛

        Piace a 1 persona

        1. Che grande verità che hai detto, mascherata da scherzo, ma davvero una grande verità!
          Alla prossima Val!

          "Mi piace"

          1. Alla prossima!
            Bye bye
            😉

            Piace a 2 people

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