Tutto il mio disprezzo

Non penso di lamentarmi spesso della mia vita, nemmeno quando mi capitano le normali sventure che possono capitare a tutti: in questi giorni, ad esempio, mentre ero in autobus, mi hanno scippato, sottraendomi dalla tasca del giubbotto il mio portadocumenti, dove avevo pochissimo denaro in contanti, ma dove conservavo tante carte (tra cui il Tesserino Sanitario, la Carta d’Identità Elettronica, le carte prepagate Postepay Evolution ed Hype, la Tessera delle Biblioteche di Bologna, la Carta Socio Coop, la Carta Sconto del Caffè Vi.Ta e persino, nascosta in una taschina, una Carta da Collezione e da Gioco di tipo shining donatami da mio figlio, ritraente Arceus , il Pokémon che avrebbe creato l’intero universo nella mitologia di questo gioco) ed una volta tornato a casa dalla denuncia, mentre mi predisponevo alla grande seccatura di dover richiedere tutto ciò che avevo perso, mi sono trovato a riflettere su quella donna stuprata a morte davanti agli occhi del figlio dai soldati dell’esercito d’invasione della Federazione Russa, la cui notizia viene da giorni rimbalzata nei media occidentali e che è una di quelle cose che ogni volta mi aiuta a rimettere ordine nella lista delle mie priorità.

Gian Maria Volonté in Uomini contro, ITA, 1970, Sceneggiatura di Guerra, La Capria, Rosi, Regia di Francesco Rosi

Sarò molto sincero con voi, non penso esista un popolo al mondo che possa davvero definirsi migliore degli altri nel comportamento che tiene durante una guerra: non lo siamo stati di certo noi Italiani, che durante la Prima Guerra Mondiale fucilavamo i nostri stessi soldati quando si rifiutavano di andare all’attacco in azioni senza speranza o quando nel 1936 l’orribile Generale Badoglio condusse nella città di Amba Aradam un attacco di aggressione colonialista contro l’Esercito Etiope e vinse sterminando donne e bambini, con gas vescicanti e mitragliate sui civili; di sicuro non lo sono gli Statunitensi, che durante la Guerra del Vietnam commisero talmente tante atrocità e stupri da non essere nemmeno possibile elencarli tutti anche a distanza di decenni e che a Mogadiscio replicarono lo stesso schifo sui civili e così in Afghanistan; nemmeno i Canadesi si salvano, noti normalmente per la loro scarsa belligeranza, ma che durante la guerra in Kosovo, tennero sotto schiavitù un intero villaggio di donne solo per poter soddisfare le voglie sessuali e sadiche dei loro soldati, il tutto senza alcuna sanzione internazionale; andando più indietro nel tempo non furono di certo esenti da crimini di guerra i Giapponesi, la cui brutalità nel famoso massacro di Nanchino nel 1937, durante la Guerra Cino-Nipponica, si fatica persino a riportare, tante sono state le torture e le violenze fisiche subite durante i circa 80.000 stupri subiti da donne, bambini ed anziani, seviziati, uccisi e poi mostrati al pubblico ludibrio; stesso discorso per i Cinesi, che durante gli anni della loro dittatura di partito hanno brillato e continuano a brillare per episodi terrificanti, come lo sterminio dei monaci tibetani, talora con i bambini costretti dai soldati ad uccidere i loro stessi genitori e potrei continuare con un elenco lunghissimo, dove non c’è davvero nessun popolo che sia estraneo a questi orrori, perché non sono le persone ad essere dei mostri ma è la guerra stessa ad essere mostruosa, specie laddove il potente di turno, dalla posizione sicura della sua poltrona, mette in braccio ad un innocente il fucile e le motivazioni per spingerlo ad uccidere e fare violenza.

Scena da Kundun, USA, ITA, 1997, Sceneggiatura di Melissa Mathison, Regia di Martin Scorsese

Non fraintendetemi: non sto usando il vigliacco assioma usato da Bettino Craxi quando, all’apice dell’inchiesta di Mani Pulite, si difese in Parlamento dall’accusa di corruzione sostenendo che siccome tutti i parlamentari erano colpevoli in fondo era come se non lo fosse nessuno, tutt’altro, ma sto solo dicendo che non possiamo cambiare il mondo puntando il dito esclusivamente verso l’ovvio, contro il mostro palesemente tale, contro il Putin del momento, contro il dittatore che non si nasconde, contro il Pacciani che uccideva le donne e conservava parti intime di esse, giacché il cambiamento lo dobbiamo fare partendo da noi stessi, da quello che è davvero alla nostra portata, da ciò che abbiamo e che facciamo ed è per questo che oggi voglio condividere con voi tutto il mio disprezzo per una categoria di persone che normalmente non danno nell’occhio, che spesso sono anzi i protagonisti dei maggiori capolavori della letteratura, del cinema e dell’arte in generale, uomini e donne a cui sono persino dedicate piazze e vie cittadine ovvero i privilegiati.

Matt Damon in Elysium, USA, 2013, Sceneggiatura e Regia di Neill Blomkamp

Rimango ogni volta turbato quando, parlando con alcuni miei ex-colleghi di università o imprenditori che incontro per lavoro, mi accorgo di come costoro siano persone che al mio confronto sono vissute sin da piccoli e tuttora vivono in un elysium dove tutto ciò che di reale valore possiedono proviene in realtà da lontane eredità familiari: uomini e donne che non hanno mai conosciuto la sistemazione familiare in affitto o giovani coppie che ad un certo punto della loro vita hanno unito i reciproci stipendi ed hanno sottoscritto un mutuo (accompagnandolo a volte da una quota di contanti e la cessione delle proprie anime) per acquistare un appartamento, ma persone che sono nate e cresciute in palazzi di proprietà da intere generazioni, che quando raccontano della propria infanzia hanno ricordi di loro bambini che correvano per lunghi corridoi con tende svolazzanti nella calura pomeridiana estiva, che per fare il bagno in spiaggia non si mettevano in auto incolonnati nelle autostrade o che prendevano l’autobus o il treno, come i comuni mortali, ma semplicemente scendevano in riva al mare da piccoli viottoli o scalette scavate nella roccia, sbucando in piccole insenature prive della calca del popolo vacanziero e raccontano tutto questo come fosse la cosa più naturale del mondo, che ancora adesso quando vanno in vacanza si spostano dalla casa di città alla casa dei nonni o dei suoceri o di qualche altro parente che possiede una villetta o un semplice appartamento in una località turistica.

Timothée Chalamet e Armie Hammer in Call Me by Your Name, ITA, FRA, BRA, USA, 2017, Sceneggiatura di James Ivory, Regia di Luca Guadagnino

I privilegiati, ossia, sono per me quelle persone che non hanno mai avuto il frigo vuoto e che quando per caso li senti parlare di una fantomatica infanzia complicata da continui cambi di residenza, impari subito che quegli spostamenti non erano dovuti a sfratti per insolvenza o cambi di residenza per motivi economici, ma solo per dignitosissimi impegni lavorativi dei genitori, magari manager di aziende che dovevano cambiare sede o ufficiali dell’esercito di stanza in varie basi ed in qualche caso (che rasenta la comicità involontaria quando senti qualcuno avere il coraggio di lamentarsene), persino diplomatici costretti a trasferire tutta la famiglia all’estero, costretti a far imparare più lingue ai loro figli (possiamo solidarizzare con questi poveri ricchi poliglotti? No) e che quando arriva Giugno, si prendono un weekend per accompagnare i vecchi genitori o i loro nonni in villeggiatura a respirare del fresco, rigorosamente in seconde o triple case e che quando parlano del loro futuro, sorridono facendo riferimento a qualche fondo di investimento di famiglia a cui attingere per gli studi dei figli e per i loro viaggi, che sanno benissimo che quando si sono sposati o quando si sposerà la loro prole ci sarà per essa, come c’è già stata per loro, una strada spianata per una location ed un servizio di catering ed un viaggio in qualche località da sogno, tutto interamente pagato dalle famiglie e non certamente solo dal loro lavoro.

Park So-dam e Choi Woo-shik in Parasite (Gisaengchung), KOR, 2019, Sceneggiatura e Regia di Bong Joon-ho

Questa è la chiave che distingue la piccola-media borghesia europea dal resto del mondo, sia asiatico che occidentale ovvero generazioni e generazioni di uomini e donne borghesi che hanno costruito ciò che hanno oggi non partendo mai, assolutamente mai, dallo stesso livello economico o scolastico degli altri, ma sempre stando qualche passo più avanti, qualche gradino più in alto, che da piccoli hanno avuto una madre che stava a casa ad aiutarli, in osservanza rigorosa di quel sistema sociale post-matriarcale che vedeva l’uomo al lavoro e la donna a gestire da sola l’educazione e la cura dei bambini (con tutto ciò che ne è conseguito in termini di diversa percezione sociale della figura della donna lavoratrice ed imprenditrice), che nei casi più altolocati avevano persino una governante o una donna di servizio (se italiana o straniera dipende solo dal periodo storico), che dopo la scuola hanno potuto fare conto su un padre già affermato in qualche professione e sulle cui orme hanno proseguito, senza strappi o ansie di disoccupazione, che quando andavano male a scuola si ritrovavano le ripetizioni già pagate.

Daniel Day-Lewis in The Age of Innocence, USA, 1993, Sceneggiatura e Regia di Martin Scorsese

Pensate che io stia scrivendo tutta questa invettiva solo per misera invidia o un vago senso di revanscismo? Assolutamente no, perché malgrado gli accadimenti che hanno caratterizzato la mia vita, io mi sento un privilegiato, perché sono nato e vissuto nella parte di mondo più bella che esiste ossia il continente europeo, perché ho avuto un’istruzione scolastica di cui sono fiero, perché non ho mai avuto menomazioni fisiche che mi hanno reso impossibile o comunque difficile divertirmi, avere rapporti sessuali liberi, conoscere persone, viaggiare, mangiare, bere e fare anche qualche esperienza al limite, ma sempre in modo consapevole e mai, davvero mai costretto: io sono parte di una minoranza che vive in una società costruita in secoli di dominazione e colonizzazione a scapito di una maggioranza di mondo che invece vive di stenti, in mezzo alle guerre (molto spesso anche solo tribali) e alla violenza, con una speranza di vita quasi inesistente, che lotta ogni giorno per una tanica di acqua, che non ha nemmeno la possibilità di scegliere se opporsi ad un vaccino perché non ha neanche gli antibiotici e che vede i suoi bambini morire per malattie che da noi si curano con farmaci da banco.

Alberto Sordi in Finché c’è guerra c’è speranza, ITA, 1974, Sceneggiatura e Regia di Alberto Sordi

No, non sono invidioso dei parassiti privilegiati che guadagnano sulle disgrazie altrui, che fanno mestieri di cui io mi vergognerei profondamente, dei figli di papà che sono nati ricchi senza sforzo, degli snob che si sono sempre trovati il lavoro sporco fatto da altri e che nuotano in piscine pulite da individui meno fortunati: non sono invidioso di costoro, ma non sopporto tuttavia sentirli parlare di pace, di guerra, di fame nel mondo, di difficoltà delle classi meno abbienti e provo sempre una rabbia mista a disprezzo per il loro cercare di mostrare finta comprensione per cose che non li toccano davvero e che, per quanto possano sforzarsi, non appartengono al loro mondo.

Oscar Isaac in The Card Counter, USA, SWE, 2021, Regia e Sceneggiatura di Paul Schrader

É un disprezzo profondo, radicato in me, verso questi rivoluzionari della Domenica, che non hanno il coraggio di manifestare prendendosi delle botte in testa o rischiando di essere penetrati da un manganello (come avvenuto alle ragazze cadute nelle mani dei poliziotti fascisti della macelleria messicana tenutasi nelle aule della scuola Diaz durante il G8 di Genova nel 2001), ma che preferiscono stare in piedi con una candela accesa a protestare in tranquillità mentre qualcuno li aspetta a pochi metri con la Smart elettrica parcheggiata in centro storico senza pagare il pedaggio altrimenti previsto per gli “sfigati” che hanno un veicolo ad idrocarburi, che poi è lo stesso disprezzo che provo anche per coloro che pontificano di ambiente e poi sprecano e gettano e non fanno le cose più importanti per dare un vero esempio verso una maggiore equità sociale ed una migliore convivenza tra uomo e natura.

Ricostruzione dei fatti in Diaz, ITA, FRA, ROM, Sceneggiatura e Regia di Daniele Vicari

Parlo in generale di una fortissima antipatia che provo nei confronti di coloro che criticano le ruberie dei governanti, ma che alla prima occasione evadono le tasse, che non fanno lo scontrino, che aggirano l’obbligo della ricevuta fiscale tra amici e parenti, che si lamentano dei raccomandati ma che sono incapaci di andare in ospedale senza farsi prima presentare da qualche primario o dottore loro conoscente, che cercano sempre di passare davanti ad una fila perché conoscono qualcuno che sta dietro lo sportello, che hanno sempre il posto prenotato al ristorante preferito per merito di una posizione sociale, che si fanno dare i biglietti gratis per gli eventi quando potrebbero comprarli e distribuirli a iosa senza problemi, che danno pacche sulle spalle ai vigili urbani delle località balneari per evitare le contravvenzioni offrendo loro bevute al bar o strizzate d’occhio su altri vizi non ortodossi, che richiedono a gran voce un maggior controllo di polizia per i manifestanti o peggio per i questuanti che imbrattano le strade e che intanto comprano cocaina per i loro party, per divertirsi a tutti i costi o per vedere rinascere un vigore sessuale altrimenti sparito dietro gli abusi alimentari, farmacologici o semplicemente l’età.

Ecco, potrei continuare all’infinito, ma mi fermo qui, perché oggi ho davvero poco tempo per motivi personali non interessanti per voi: non ho parlato di letteratura come avevo deciso di fare e nemmeno di cinema e televisione (forse solo un pochettino, tra le righe), ma ho voluto condividere con voi una delle mie idiosincrasie, che mi piacerebbe attribuire al momento che sto vivendo ma che in realtà mi accompagna da bambino, da quando ho cominciato ad osservare il mondo che mi circondava, considerando la bontà e la gentilezza un dono e l’ipocrisia di comodo una condanna demoniaca.

Prima di lasciarci, cinque piccoli consigli:

  • I film che ho citato nelle immagini di questo post sono tutti belli, anche quando rappresentano delle brutte persone, perché l’arte è tale sia quando mette in primissimo piano il culo di un cavallo in un’opera religiosa (come ne La Conversione di San Paolo del Caravaggio), sia quando mostra una dama elegantemente sdraiata (come nella Maja desnuda di Goya), perciò non giudicate un’opera dal suo soggetto, ma da come è stata realizzata e dalla sua capacità di trasmetterci qualcosa.
  • Tra tutti i film candidati e premiati agli Oscar, guardate se potete almeno Il potere del cane (The Power of the Dog), sceneggiato con coraggio artistico e diretto con assoluta magnificenza da Jane Campion, tratto molto liberamente dall’omonimo romanzo western di Thomas Savage: sarà una visione lenta, non semplice, ma che regalerà nel tempo ricordi indimenticabili e l’orgoglio di aver respirato il vero afflato dell’arte visiva.
  • Recuperate se potete l’originale La famiglia Bélier (La Famille Bélier), il film francese scritto dal trio Victoria Bedos, Stanislas Carré de Malberg, Éric Lartigau e diretto da Éric Lartigau nel 2014, da cui gli statunitensi hanno tratto il remake CODA, diretto da Sian Heder e che quest’anno ha vinto il Premio Oscar per il Miglior Film, spinta dal suffragio popolare di una nazione così arrogante e sciovinista da accorgersi che una storia è bella solo quando la rifanno loro.
  • Non abbiate paura di ciò che non capite, ma parlatene con chi ne sa di più di voi (non io, quasi mai!), perché non c’è vergogna nel non sapere qualcosa ma ce n’è invece molta nel far credere agli altri di sapere tutto: io chiedo sempre moltissime informazioni a chi mi sta attorno e non smetto mai di imparare cose anche dagli sconosciuti (per chi se lo chiedesse, quello nella foto qui sotto è il compianto Gino Strada, fondatore di Emergency).
  • Guardatevi bene i 9 minuti circa del seguente cortometraggio dal titolo Next Floor, scritto da Jacques Davidts e Phoebe Greenberg e diretto in modo sontuoso dal valente regista canadese Denis Villeneuve ed alla fine fate da soli le vostre considerazioni sul perché l’abbia scelto come nota conclusiva per questo mio sfogo.

Buon week-end!


Categorie Riflessioni e Società

57 pensieri riguardo “Tutto il mio disprezzo

  1. Se ci si fermasse un attimo a pensare che basta così poco…e tutto in un attimo può cambiare e passare dalla ricchezza alla miseria, i motivi possono essere infiniti….
    Penso che alcuni non si rendano nemmeno conto dell’arroganza e della superbia con cui agiscono, probabilmente perché insita in quel mondo.
    I veri “ricchi” ed ho avuto la fortuna di conoscerne qualcuno, non fanno mai pesare il loro stato sociale, né nell’esprimersi e tantomeno con il comportamento, semplicemente perché non ne hanno bisogno e quello che si nota subito di loro è la classe, non il denaro.
    Detto questo ho conosciuto invece persone, che pur non essendo nella condizione di alta borghesia, si comportavano come se lo fossero trattando gli altri come “merde” solo per sentirsi superiori.
    Tutto questo per dire che credo che non conta tanto lo stato sociale, che certo può influire, ma l’animo delle persone….detto terra terra, se uno è stronzo lo è indipendentemente dalle possibilità economiche 😉
    Mi piacciono davvero molto questi tuoi ultimi post, grazie amico mio!

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    1. Ho dimenticato di specificare che per il resto, anche se lo sai già, chi si erge sul piedistallo per giudicare gli altri non li ho mai sopportati e mai lo farò. Il video è molto esplicativo non c’è bisogno di commentarlo, i tuoi suggerimenti per i film sono sempre preziosi, li cercherò! 😉

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    2. Grazie a te, amica e socia!
      Sono lietissimo che tu gradisca questo tipo di post, perché, tranne pochissimi momenti (quelli in cui vado a parlare di ciò che conosco meglio e su cui sono certo della mia preparazione), per il resto delle mie parole, molta della serenità e della libertà con cui le scrivo deriva dal fatto che sono consapevole di non avere mai la verità in tasca sulle cose della vita!
      Insomma, il mondo è bello perché è vario (o “avariato” come diceva Frassica) e così anche le persone, difficilmente etichettabili o meglio non distinguibili secondo vecchie distinzioni (ricchi e poveri, di destra o di sinistra, alti e bassi, grassi e magri, etc.) che non ci dicono mai com’è davvero chi abbiamo di fronte.
      Come dicevi anche tu, infatti, non è la ricchezza o la povertà che distingue un carattere, ma come il modo con ci si comporta con quello che si ha, tenendo tuttavia sempre ben chiaro che chi dalla sorte ha ricevuto più di altri senza meritarlo, ma solo per diritto di nascita, ha maggiori responsabilità agli occhi dell’universo di chi ha ricevuto meno.
      Ciò che intendo è che un uomo nato ricco dovrebbe per me essere consapevole del suo potere, delle sue capacità straordinarie e del suo status ed è per questo che io ritengo sia spregevole quando invece finge di essere come gli altri o peggio ancora quando finge di essersi sacrificato, di aver sofferto gli stessi patimenti degli altri, perché sta rubando al destino per la seconda volta: la prima quando è nato con il vestito più bello e la seconda quando ha costruito una società che ti giudica dal vestito!
      Non a caso, io sono da sempre per le divise scolastiche, come in Giappone o in Cina, dove i bambini vanno a scuola fino al liceo vestiti tutti allo stesso modo e sono uguali di fronte al maestro, così che a distinguerli sia il loro impegno e non l’abito costoso o le scarpe alla ultima moda o i capelli freschi di parrucchiere, creando in classe delle divisioni che non hanno nulla a che fare con lo studio.
      Per me, cara Silvia, i veri eroi non saranno mai le principesse che viaggiano in jet verso località esotiche per chiedere la pace nel mondo, ma quelle mamme e quei papà che si alzano la mattina presto, preparano i figli piccoli per andare a scuola, li vestono e li nutrono con il poco che hanno e poi si gettano nel traffico per accompagnarli a scuola e poi di corsa al lavoro, fino a sera, quando inizia il secondo lavoro che è quello domestico e così ogni giorno della loro vita: li vedi anche tu questi eroi solitari camminare spesso in silenzio per strada, come fantasmi a fianco di chi si è alzato tardi la mattina solo per andare dal parrucchiere o in palestra o ad un vernissage di qualche suo amico che espone, che parla e che tanto anche se non lavorano guadagnano lo stesso (è il grande potere della ricchezza ovvero quello di generare altra ricchezza in automatico) per i dividendi azionari dei loro fondi di investimento o per le royalties delle loro aziende.
      Insomma, chi nasce povero e stronzo, sarà un povero stronzo, che verosimilmente morirà dimenticato da tutti ma chi nasce ricco e stronzo, beh, si godrà una vita immeritata e avrà la possibilità di fare del male a tanta più gente di un povero stronzo.
      Per questo io avrò sempre un occhio di riguardo per gli ultimi e non per i primi del mondo: come diceva lo zio di Peter Parker alias Spiderman, «da un grande potere discendono grandi responsabilità…»

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      1. Giustissimo, su questo concordo pienamente 😉

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  2. Sono con te e anche con Silva, e devo dire che il breve film è una tragica metafora dell’umanità che non riesce, o non vuole accorgersi di ciò che le sta capitando attorno e continua imperterrita nei suoi egoismi e le sue ingordigie

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    1. Aldilà del fatto che mi inorgoglisce sempre quando apprezzi ciò che scrivo, non potevo aspettarmi di meno da te nell’analisi del cortometraggio finale di Villeneuve: hai riassunto con poche luminose parole tutto il suo significato!
      È sempre un onore ed un piacere leggere le tue riflessioni in questo spazio, grazie, grazie ed ancora grazie!
      Buona serata e buon week-end!

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      1. Sei troppo gentile. Ho davvero apprezzato le riflessioni contenute nel tuo articolo e sono terribilmente dispiaciuta per quello che ti è successo

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        1. Ti ringrazio nuovamente ma davvero sappi che ciò che mi è accaduto si è risolto in una sciocchezza e questo grazie al fatto che fortunatamente molte cose sono cambiate in meglio (i soldi sono praticamente sempre in elettronico e basta un click per bloccarlo, mentre i documenti li ho richiesti nuovi online, tutti tranne la Carta d’Identità Elettronica 😭)
          Le ultime tragedie hanno in qualche modo dato una bella accelerata alla transizione tecnologica ed i risultati adesso si cominciano a vedere…

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          1. Bene, almeno le piccole noie sono state evitate!
            Fosse più facile anche cercare una soluzione alle grandi tragedie…
            Un abbraccio
            Buona serata, Paolo

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            1. Parole sante, Luisa, parole sante…
              Approfitto della tua sensibilità ed anche della serietà causata dal mio stesso post, per rimarcare il discorso che ho fatto all’inizio del mio sfogo ed ovvero di come alcuni fatti ed alcune notizie hanno comunque l’effetto di dare una raddrizzata all’ordine delle nostre priorità: stavo questa sera ascoltando, all’interno dello SkyTG24, l’intervista ad una mamma scampata fortunosamente al crollo del teatro di Mariupol stadio di Mariupol, usato come rifugio da circa 500 cittadini, a seguito del bombardamento da parte dell’esercito d’invasione russo e sono rimasto molto impressionato dalla lucidità con cui questa madre stava raccontando che, dopo aver recuperato viva dalle macerie in cui era sepolta la figlia più piccola, l’ha preso per mano ed assieme all’altra più grande le ha di fatto trascinate di corsa fuori dell’edificio, oramai reso instabile ed a rischio imminente di crollo, scavalcando persone a terra che non si è nemmeno posta la domanda se fossero vive o morte ed una volta all’aperto, quando un signore le ha chiesto aiuto per disotterrare un’altra persona dalle macerie, lei ha dovuto con dispiacere rifiutare perché non sapeva dove avrebbe potuto lasciare le figlie in salvo mentre avesse svolto quel compito…
              Sono questi i quesiti morali reali, quei momenti in cui, senza clamore, senza fanfare, ognuno di noi può essere chiamato a prendere delle decisioni enormi…
              Sono cose terribili che fortunatamente non capitano spesso ma sono anche fenomenali segnali di realtà che possono forse scuotere dal torpore le menti più addomesticate, addormentate dalla comodità e rilassate dal benessere…
              E penso a me che certe sere mi cruccio a pensare che film vedere…
              Buona serata di nuovo e buona domenica!

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              1. Trovo meravigliose queste tue ulteriori riflessioni e ti ringrazio per averle condivise con noi.
                Buona domenica a te❣️

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                1. Ma grazie a te, sempre!
                  Un abbraccio.

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  3. Ciao carissimo inizio subito col dirti: eccome poter darti torto di tutto il biasimo che provi per certa gente anzi gentaglia perchè coloro che ostentano i “loro” averi sempre così mi viene da definirli. Anch’io nella mia vita ho avuto modo di conoscere persone veri borghesi e persone invece che lo sono diventati i quali dalle mie parti si chiamano i classici pidocchi rifatti!!! Confrontandoli ho potuto constatare che i veri ricchi non ostentano nulla e soprattutto non ti fanno pesare la tua differenza sociale, mentre invece gli altri, mostrano con un certo esibizionismo ciò che hanno, le vacanze che fanno, ti fanno persino notare l’abito firmato che indossano e purtroppo di questa specie ho anche una vicina di casa che non appena ho capito l’andazzo ho iniziato a tenerne ben le distanze!!! Indipendentemente se una persona è ricca di famiglia oppure lo è diventato e non si sa come o lo si può benissimo presumere, il vero ricco lo è anche nel comportamento col prossimo, il vero ricco ha comunque un animo nobile e ribadisco che parlo per esperienza e non certo per sentito dire. Il tuo video parla da sè e riassume perfettamente tutto quanto da te espresso… Anche per quanto riguarda gli orrori della guerra, purtroppo i crimini di guerra sono stati commessi da tutti gli uomini e non se ne salva nessuno tanto meno i così chiamati democratici americani che poi per me, così democratici e liberali non lo sono, ma questo è un altro discorso… Concludo dicendoti che mi dispiace dello scippo subito, capitò anche a me anni or sono ed è una bella scocciatura in tutti i sensi…

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    1. Giusy!
      Grazie per seguirmi anche quando invece di parlare di cinema o letteratura o televisione, cerco di condividere con voi i miei pensieri sul mondo che ci circonda: ecco, io penso, come dicevo anche a Silvia in risposta al suo commento, che sia davvero arrivato il momento di superare alcune distinzioni che oramai suonano come fittizie, artificiose, forzate e false, quando sono altre le cose su cui giudicare il nostro prossimo e non una fede in un partito o in uno schieramento…
      Il nostro comportamento è il vero abito con cui dobbiamo essere giudicati, un vestito che non ha mostrine di partito, non ha bandiere o simboli, ma ha la stoffa delle nostre azioni, di ciò che facciamo, diciamo ed offriamo quando gli altri ci parlano, quando ridono e quando piangono…
      Sono talmente d’accordo con te su quanto hai scritto da dirti che, ad esempio, a livello di politica estera penso che uno dei presidenti più militaristi e guerrafondai fu proprio il democratico Obama (per altro ironicamente premio Nobel per la pace) e paradossalmente uno dei maggior fautori della pace sia con la Russia sia con il Medio Oriente fu il repubblicano conservatore cowboy ed incosciente Reagan e questo al netto del fatto che Obama ha almeno provato a mettere mano al delirio di ingiustizia sociale in campo sanitario, quando invece Reagan uccise quel poco che c’era di Welfare prima di lui…
      Insomma, democratici e repubblicani, così come destra e sinistra, sono etichette stupide, che non sono più al passo dei tempi e soprattutto sono solo parole…
      Corredo questa risposta a te, con tanto affetto e stima, con un brano immortale proprio a proposito dell’aleatorietà delle parole…

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      1. Si giusto proprio oggigiorno parole che non hanno più significato, ma son ben altri gli aspetti che vanno “giudicati”. A prescindere da ciò, comunque sia m8 fa piacere leggerti anche se jon parli di cinema, serie TV e quant’altro 😉

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        1. Vuol dire molto per me!
          Grazie tantissimo!!!

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  4. 👏👏👏👏👏👏👏👏 💖

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      1. Sappi che leggendoti mi si è liberata l’anima. Oh! qualcuno doveva pur dirlo! Grazie😘

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  5. Mi domando solo: serve disprezzare? Porta a qualche risultato? No, anzi… porta solo a contrapposizione e, se va bene, amplifica le distanze.
    Perché disprezzare? A che pro? Non fa certo evolvere l’umanità il disprezzo…
    Si può provare disgusto per le azioni, le parole o altro, ma questo deve farci solo da orientamento per le scelte da fare.
    Disprezzare (non che non lo faccia o lo abbia fatto: sono fallace e pure fallato, probabilmente) è qualcosa di controproducente, anche perché chi si sente disprezzato, poi, teme chi disprezza e la paura, si sa, è quello che non serve nelle relazioni umane.

    Però, nonostante questa piccola precisazione che mi sentivo di fare “a mente fredda” (perché a mente scossa o “a caldo”, come si suol dire, le emozioni possono travolgere come un fiume in piena), condivido il ragionamento che ha portato a questo articolo.

    Ah, l’ultimo video è molto crudo (in molti piatti, pure), ma non l’ho digerito, nel senso che non mi ha comunicato niente di buono, solo un senso di superiorità usato per disprezzare chi è considerato inferiore (pur nell’etichetta di superiorità), invece che aiutare a comprendere.

    Tutto qui. 🙂

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    1. Ahimè, il disprezzo è senza ombra di dubbio una reazione emotiva e non certo un consiglio di vita che non mi sognerei mai di indicare come modo di comportarsi: il mio disprezzo non è frutto di un calcolo ed è assai probabile che non solo il mio disprezzo non porti a nulla di concreto nel cambiare il mondo, ma di certo è sono una manifestazione della mia sincerità ed è infine un atto dovuto a me stesso, ai miei sentimenti, al mio percepire la perniciosità e l’inutilità cosmica di certe persone, che senza il supporto delle loro famiglie nemmeno esisterebbero.
      Non ho infatti parlato di Bill Gates o Musk o di tantissimi imprenditori o geni della finanza e dell’economia, ma solo delle larve, inutili quanti un grumo di cellule di grasso attaccato al nostro ventre, che bevono il sangue e l’energia del nostro corpo senza un reale scopo.
      Questi parassiti inoltre non avrei problemi a tollerarli ma ciò che mi fa scattare il vero disprezzo e quando li sento pontificare, dal palcoscenico offerto loro dalla loro posizione sociale, su questioni nelle quali per dignità dovrebbero tacere…
      Per il resto, hai ragione nel dire che il mio disprezzo non serve a nulla, forse nemmeno a spaventare persone che onestamente vivono su un diverso piano di realtà dal mio e per i quali io sono poco più di una borsa piena d’acqua (per usare una definizione di essere umano con cui talvolta alcuni alieni etichettavano l’umanità in Star Trek Next Generation) e di certo il mio pensiero da quattro soldi non potrebbe nemmeno creare una lieve increspatura nel loro sorriso o nel loro costoso lifting facciale.
      Alla fine però non è con loro che mi addormento la notte e di certo non con il loro giudizio ma con il mio su me stesso e con quello debbo fare i conti ed è proprio per rispetto a quelli che stimo davvero che disprezzo quegli altri.
      Comunque, non ho la verità in tasca, davvero, specie quando esco dal seminato delle cose a me più consone.
      Buona serata Alex!

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      1. Infatti era solo una sottolineatura, il mio punto di vista sulla questione, non un dito puntato contro, non ti preoccupare.
        Era quasi più un’esortazione a me stesso, che volevo condividere, in fin dei conti.

        BUona serata anche a te! 🙂

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        1. Come dicevo in un altro commento, tu sei un amico ed è per questo che non solo ti ho voluto spiegare le ragioni delle mie esternazioni (la cui utilità è assolutamente personale), ma ti ringrazio per non commentare mai i miei post in modo stanco o ipocrita o ripetitivo ma per “esserci” sempre!

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          1. Grazie a te per offrire spunti di riflessione! 😉

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    2. Forse perché nella vita bisogna prendere posizione verso alcune cose invece di far finta di niente per quieto vivere?
      Scusa Kasa …..

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      1. E di cosa? Abbiamo pensato a distanza le stesse cose…

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        1. Sì ma è il tuo post, non sono io che devo rispondere ai commenti….

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          1. No, no, va bene, perché non hai parlato a nome mio ma a nome tuo è poi Alex è un amico e questo è uno spazio libero!

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      2. Prendere posizione?
        Io prendo una posizione iniziale, poi mi sposto, guardo da un altro punto di vista, riprendo posizione e continuo così: solo alla fine del giro so cos’ho “visto” 😉

        Una volta ero uno che prendeva più posizione e si cementava in quel pensiero: è stato il momento in cui ho fatto la maggior parte delle ca…volate 😉

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        1. Personalmente tutti i giri e tutti cambi di posizione li faccio prima.

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  6. Del tuo post mi ha colpito in particolare la frase “non smetto mai di imparare cose anche dagli sconosciuti”, perché mi ha ricordato una recente intervista concessa ad un programma di Rai 1 (“Ciao maschio”) da Flavio Briatore. L’ho sempre reputato un uomo di un’arroganza disumana, ma dopo averlo visto in quel programma l’ho rivalutato, perché alcune frasi che ha pronunciato rivelano che con l’età è diventato molto più umile. Ad esempio, ha detto che quando entra in un suo ristorante le prime persone da cui va sono gli addetti ai bagni: questo perché nel team di un ristorante sono visti un po’ come le ultime ruote del carro, come delle figure molto meno rilevanti rispetto ai cuochi e ai camerieri, e quindi è importante che il proprietario li faccia sentire parte del gruppo andando a salutare prima loro e poi tutti gli altri.
    Inoltre, ha detto che presta sempre la massima attenzione alle persone con cui parla, che siano il presidente di una multinazionale o appunto un addetto ai bagni: questo perché da tutti può imparare qualcosa, e anzi le lezioni di vita più importanti e le affermazioni più intelligenti spesso gli sono venute da persone che non avevano il minimo prestigio sociale.
    Riguardo ai figli di papà, anch’io come te non nutro alcuna invidia sociale nei loro confronti. Probabilmente perché non ho uno stile di vita particolarmente dispendioso né mi piacerebbe averlo, quindi non ho mai desiderato una quantità smisurata di denaro come quella che possiedono loro. Non saprei che farmene. Oltre a non invidiarli, alcuni di loro li ammiro, perché anziché approfittare dei soldi fatti dai genitori per cullarsi nel dolce far niente hanno scelto di rimboccarsi le maniche, e usarli per avviare un’attività imprenditoriale. Imboccando quella strada hanno tutto da perdere e nulla da guadagnare, perché mettono a rischio il loro elevato tenore di vita senza un vero ritorno, se non la soddisfazione personale di avere dei soldi “guadagnati” anziché ereditati senza alcun merito: si tratta quindi di una scelta coraggiosa, e il coraggio è una qualità che apprezzo molto. Forse perché sono consapevole di quanto sia rara questa virtù tra gli uomini di tutte le classi sociali.
    Qua a Firenze c’è un imprenditore che corrisponde a quest’identikit: alludo al figlio di un ex parlamentare molto influente e molto controverso (Denis Verdini), che da qualche anno ha aperto un ristorante chiamato PaStation. Potrebbe limitarsi a farlo gestire da altri, e passare le sue giornate a coltivare hobby da ricchi come il golf e le gite in barca; invece è lì tutti i giorni, e quando nota un cliente abituale trova sempre del tempo da dedicargli. Tra l’altro sa anche scegliere il momento giusto, perché non va da lui mentre sta mangiando o parlando con qualcuno: aspetta che arrivi il momento del conto, e soltanto allora gli si avvicina per scambiare 2 chiacchiere. Ti dico la verità: se ogni tanto vado a pranzo lì, lo faccio principalmente per la sua pinsa alla gricia, che mi manda in estasi ogni volta che la mangio. Tuttavia, se scelgo di andare lì lo faccio anche perché il suo proprietario, anziché avere lo snobismo tipico dei figli di papà, ha l’atteggiamento umile e accogliente che ogni ristoratore dovrebbe avere. E lo assume non per ingraziarsi il cliente (per quello basta il cibo), ma perché gli viene spontaneo.

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    1. Il caso che hai raccontato è la classica conferma di quello che ho detto nel post ed ovvero che ciò che più conta nella vita, moralmente parlando, non è ciò che si è o ciò che si ha (quindi, dove e come si è nati, se da famiglia ricca o povera, colta o istruita, etc.) ma ciò che si fa con quel che si ha e quel che si è: un ragazzo che invece di limitarsi a spendere le ricchezze di famiglia decide di iniziare un’impresa, anche rischiosa a livello imprenditoriale, come nel caso del figlio di Verdini, è esattamente l’opposto della definizione di parassita e come tale ha tutto il mio rispetto, a differenza di chi invece, nelle medesime situazioni, si sarebbe preoccupato solo di come passare le giornate (ed ahimè sono la maggioranza!).

      Come scrivevo nei commenti, non sono più utili le distinzioni ricco/povero, bianco/nero, di destra o di sinistra, etcetera, che sono etichette funzionali a lasciare le cose come stanno, ma sono importanti le definizioni dinamiche ovvero quelle legate alle nostre azioni, alle nostre parole ed al nostro atteggiamento verso il prossimo, come nel caso positivo di Briatore che hai riportato o in quello del ristoratore, due esempi di persone che possono anche pensarla diversamente da noi ma che vanno rispettate ed ammirate non per quello che sono ma per quello che fanno.

      Grazie del tuo, come al solito, ricco commento, amico mio!

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      1. Grazie a te per la risposta, e buon fine settimana! 🙂

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  7. Buonasera Kasabake, sai, ho avuto la fortuna di poter vivere entrambe le realtà da te descritte. Sono passata davanti a tutti in pronto soccorso, sono stata nelle scuole più top di Torino, ho viaggiato, ho vissuto il lusso e frequentato i “ricchi”… poi sono passata dall’altra parte, d’altronde sai bene che a volte I ricchi giocano con le vite altrui, comprano per poi ricredersi sulle scelte fatte…. e lì ho capito quello che hai scritto, e per un certo verso me ne sono vergognata anche se non era colpa mia, io ero solo la conseguenza di un capriccio. Sono molto felice del fatto che io ho il mio posto in questo mondo, è minuscolo, fatto di poco, misurato, ponderato, pesato, conquistato… non devo Grazie a nessuno, non devo specchiarmi in cose che non mi appartengono, e per Fortuna non sono più figlia di nessuno, di uno stato sociale tanto triste e vuoto. Ho i miei figli, Fil, il mio cane, il mio naso appuntito curioso, un cuore serenamente umile e non me ne importa di nulla poiché non credo nella materia come possesso di cose…. Oggi è tutto peggiorato, molto, tanto, è tutta ostentazione, perché il mondo vuole questo. E io scappo…. io scappo sempre!

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    1. Da quel poco, anzi pochissimo, che ti conosco a livello di biografia e di amicizie, ma di contro da quel tanto, anzi tantissimo, che ho compreso di te dalle tue parole, tu, cara Paola sei una delle poche persone che ai miei occhi ha il diritto di camminare nuda a testa alta di fronte alle Mura di Gerico, perché non solo ti metti in discussione (sempre), non solo vuoi migliorare (sempre) in come vivi, in come scrivi ed in come fai arte, ma hai saputo nella tua vita prendere tutta te stessa (beni materiali e beni spirituali) e ribaltarti come un guanto, offrendo la tua carne ed il tuo animo come sacrificio per una vita migliore ed aperta verso il mondo…
      Le cose non capitano per caso ed in più occasioni ti ho percepito come una messaggera di qualcosa di più grande di me e di noi: in un momento anteriore a questo post, ho scritto, se ricordi, che sei per me molto spesso fonte di ispirazione e non pensare che tutto ciò sia casuale, compreso il fatto che ci siamo conosciuti.
      Non pensare, infine, nemmeno per una frazione di secondo o un battito di ciglia che tu sia anche solo lontanamente accostabile a quelle persone che nel post descrivo come oggetto del mio disprezzo, inzuppate del solo avere e del solo apparire, esattamente all’antitesi di ciò in cui tu credi e che cerchi ad ogni occasione di promuovere e diffondere sia a parole che con le opere…
      Con enorme stima e grandissimo affetto, ti saluto con un abbraccio.

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      1. Super grazie Kasa…..sei una “casa di lusso” e anche bake….conosco il significato.🙏

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  8. Ho letto con molto interesse il tuo post. All’inizio ho faticato un po’ a leggerlo. Non riuscivo a capire perché. Poi spontaneamente, senza pensarci ho detto: “ E mettilo qualche punto!”. Mi è venuto da ridere per questa forma di deformazione professionale e che ha considerato il tuo scritto come un testo elaborato dai miei alunni di seconda elementare. Nei giorni scorsi abbiamo affrontato la punteggiatura, è una cosa è la teoria è una cosa è la pratica. Così durante la settimana ho detto tantissime volte la frase che ho pensato mentre ti leggevo.
    A parte ciò, la tua riflessione è molto profonda e condivisibile. Anche se ho un po’ di sana invidia per quelli che trovano tutto spianato mentre altri si arrabattano per trovare il necessario per sopravvivere. Io sono nelle via di mezzo, perché i miei genitori che hanno faticato tanto nella loro giovinezza, mi hanno fatto partire da qualche gradino più su.

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    1. Ah, ah, ah, mi ha fatto ridere moltissimo la tua sincerità nell’aver esternato con me, in questo commento, la tua esasperazione per uno scarso numero di punti…
      Posso capirti benissimo, succede spesso anche a me , per altri segni, quando, per arrotondare il mio magro stipendio, faccio proofreading per un microscopico editore: c’è chi abusa dei punti, nemmeno scrivesse un vecchio telegramma o una poesia contemporanea o chi all’opposto li ha aboliti del tutto (penso a Saramago), ma il più delle volte ciò che manca in quel che leggo è il ritmo ed anche il giusto respiro…
      La prosa talvolta ama giocare in riva al mare della poesia e si asciuga al sole del teatro, rubando all’una ed all’altra le libertà che le connotonano, ma altre volte, forse maggioritarie, è solo squallida prosa da Twitter: brevi frasi per brevi pensieri.
      Poi ci sono io, che ambisco alla prima, ma senza riuscirci…
      Adoro giocare con gli elenchi, le liste, per lo più scandite da virgole e solo molto raramente dai punti e virgola e delle volte mi perdo in flussi di parole che scorrono in modo estenuante, come in un monologo…
      Per non parlare dei puntini di sospensione che un tempo da ragazzo non usavo e che poi, dopo l’innamoramento per Celine, sono diventati fedeli compagni…
      Anche la gestione degli errori, nell’ambito critico e grammaticale, è molto fluida, con una serie di strappi che negli anni si sta osservando nella scrittura, ma sono le virgole, che ultimamente vedo quasi abbandonate dagli altri (come fosse obbligatorio parlare solo per frasi dichiarative, in ossequio alla logica massimalista imperante nei social) e la loro evoluzione barocca ovvero le parentesi, mio grande amore clandestino e sublimazione degli inciso!
      Sai, mi dispiace a volte abbandonare un capoverso, come mi fossi ad esso affezionato…
      Perciò, grazie, per il tuo commento assolutamente inedito (nel tuo lavoro hai notato, tra l’altro, la triste moria di avverbi da parte dei ragazzi?), con l’incipit legato agli aspetti grammaticali a cui non sono abituato (il grillo saggio della mia coscienze, per lo più lasciato ebbro in un angolo, ha alzato la voce ed il timbro per dirmi «qualcuno doveva pur fartelo notare, prima o poi!»).
      Grazie e buona domenica!

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  9. L’ha ripubblicato su Scelti per voie ha commentato:
    Da leggere fino in fondo (magari a piccole rate), e seguire almeno qualcuno dei consigli!

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  10. Quando scrivi incazzato come una furia arrivi a delle vette supreme. Questo è uno dei tuoi articoli meglio scritti che io abbia mai letto, supera di gran lunga i pezzi di giornalismo più feroci e precisi degli ultimi tempi.
    Quanto descrivi è il palesarsi di una situazione ai limiti, un mondo fatto davvero da classi sociali diverse, con situazioni diverse e un diverso modo di vivere, dove una élite di pochi (che sono davvero pochi) si permette di tutto di più usando un’altra élite di “un po’ meno pochi” (dove risiedono tutti quelli che hai citato) che poggiano sulla piramide sotto di loro, in un drenaggio spaventoso di risorse dal basso verso l’alto, che accelera sempre più in questa spirale partita certo dal colonialismo, poi dal più sfrenato capitalismo della deregulation Regano-Tatcheriana. Accelera accelera ma ha bisogno sempre delle stesse cose: figli (degli altri) e conflitti, a qualunque livello. Conflitti da considerare con orrore, terribili, ma sotto sotto necessari.
    La cosa buffa è che in questa situazione si arriva a dire che la guerra dà lavoro e comunque crea ricadute positive, quando in realtà sono i circa settanta anni di pace ad avere permesso passi da gigante (almeno in occidente e nelle varie nazioni più o meno parte delle “potenze”) e a dirlo sono proprio coloro i quali per primi ne pagano le conseguenze.
    Laddove il gettito fiscale viene dato alle armi, che prima o poi sono un investimento da lanciare nella guerra, si vive male, davvero male, basta vedere dove la spesa è più alta per trovare dittature, miseria, mancanza di aiuto sociale di qualche tipo… eppure?
    Cosa possiamo fare noi ancora non lo so, credo che si debba essere vigili e farsi una propria idea, ma soprattutto essere scettici, analizzare, capire, studiare, e invece no! Scuola-lavoro (ma i figli delle élite fanno scuola lavoro?) avviamento professionale, sanità che va a rotoli con tutti che annuiscono, tutti che dicono “tanto è così”… cultura del diverso, odio perché gli altri ci rubano qualcosa, le rinnovabili no, perché bisogna investire troppo e ci vogliono venti anni, e intanto gli anni passano, che se cominciavi avevi finito, e qual è la risposta? Aerei da guerra e ci può pure stare in questo mondo di vasi di ferro, centrali nucleari anni ’70, carbone, ricerche minerarie per tirare avanti almeno 2-3 anni? Quanti? Giusto per dire: “se non mi abbassi il prezzo del gas io faccio da me!” e perché non fare da sé subito?
    Quindi se non vediamo cosa ci viene sottratto giorno per giorno, se non capiamo cosa è davvero importante, il resto cos’è? Ipocrisia e stupidità.

    I film che hai citato li ho visti quasi tutti, e però devo dilatarne ricordi e visione, perché mi lasciano l’amaro in bocca, ma li guarderò di nuovo.
    Mi sono un po’ lasciato andare in questo commento, ma ci sono cose che mi trascinano. Come scritto in principio, scritto divinamente.

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    1. Il tuo commento è di una potenza senza pari! Mi ha ricordato un samurai arrabbiato, deluso dal mutare dei tempi e dall’abbandono del senso dell’onore proprio da parte dei capi che voleva difendere…
      Mi hai onorato con aggettivi e definizioni superlative anche per te, che hai sempre avuto parole generose nei miei confronti e tutto questo, oltretutto proveniente da uno scrittore che stimo (come ti ho sempre detto) e che chiamo maestro, mi crea una bellissima sensazione!
      Dopo essermi inchinato a te ed alle tue parole, aggiungo che sposo in pieno la tua analisi, perché per chiunque non sia ottuso reso cieco, appare è evidente come anche gli ultimi fatto siano la dimostrazione dell’ennesima guerra scoppiata affinché i grandi aracnidi in cima alla catena alimentare (che siano fondi d’investimento come BlackRock o quelle centinaia di famiglie che da secoli governano le stesse élite) possano lottare te di loro per riorganizzare il Risiko ed il Monopoli globale…
      Non mi addentro nel dettaglio perché temo fraintendimenti da parte di altri non tua, altrimenti mi divertirei a parlare della bambina ucraina che è stata ripresa da tutte le tv occidentali mentre cantava nei sotterranei dei rifugi, in mezzo all’orrore reale di vite spezzate e famiglie distrutte e cantava non una canzone popolare della sua gente, ma la canzone del film Frozen della Disney ed a meno di una settimana si è ritrovata ad esibirsi in un teatro ed è pazzesco e terrorizzante ed anche illuminante come una cosa non escluda l’altra, come la tragedia immensa degli aggrediti non sia svalutata dalle terribili ragioni di chi sta fornendo armi e da chi infine spera che altri popoli combattano le loro lotte globali al posto loro, come in un realistico Game of Thrones…
      Si, l’unica cosa è capire e studiare non solo per trovare lavoro, anzi, soprattutto per cercare di costruirsi uno spirito libero.
      Chi è in cima alla ziggurat fa di tutto per mantenere per sè la conoscenza ad ampio spettro e per il resto delle persone solo conoscenze molto specifiche, per un mondo con meno filosofi e più ingegneri e patente di civiltà a punti, più controllabile, più prevedibile, più spendibile…
      Mi fermo, altrimenti diventa un comizio…

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  11. letto il post che condivido.. Chi ha la coscienza pulita per dormire sereno durante la notte scagli la prima pietra… ahimé non vedo pietre scagliate.
    In effetti, senza ricorrere alla retorica o alle lotte di classe, che servono solo a rimuovere qualcuno per sostituirlo con se stessi, il post è una lucida esposizione di tutto il guasto che sta sotto i nostri occhi e che troppo spesso fingiamo di ignorare o non vedere.
    Bisogna riflettere e non in modo astratto su quello che ci sta intorno, sulle persone, sulle cose che possediamo o vorremmo possedere. È facile cadere nell’utopia pensando che sarebbe sufficiente essere tutti uguali per vivere in un mondo migliore. E qui l’utopico che uno vale uno ha la sua massima espressione. Non sarà mai così e di questo ne dobbiamo prendere atto. Questo non implica che è nato nella bambagia sia giustificato. Anzi tutt’altro.
    Tra i cinque punti finali riporto queste parole di Gino Strada che contengono una grande verità.
    Non abbiate paura di ciò che non capite, ma parlatene con chi ne sa di più di voi (non io, quasi mai!), perché non c’è vergogna nel non sapere qualcosa ma ce n’è invece molta nel far credere agli altri di sapere tutto:..
    Nessuno nasce maestro, siamo tutti allievi e lo siamo finché non esaliamo l’ultimo respiro. Così quando mi imbatto il qualcosa che non conosco cerco, leggo e domando senza vergogna. Non si smette mai d’imparare.

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    1. Hai colto perfettamente nel segno: il significato profondo di tutta la mia invettiva era proprio quello di spingere ognuno a fare ciò che è in suo potere e non a demonizzare chi nella vita ha avuto di più…
      Come ho scritto anche in altre risposte, il mio sdegno ed il mio disprezzo va a coloro che possono e non fanno, a chi pur consapevole di avere tanto si accontenta di fare il minimo…
      Non siamo uguali, non nasciamo uguali e non diventiamo uguali, ma possiamo e dovremmo rendere più eque le condizioni di partenza ed essere consapevoli dei dislivelli: ecco perché penso che nelle scuole dell’obbligo dovrebbe esserci una divisa scolastica come in Giappone ed in Cina affinché i bambini ed i ragazzi facciano amicizia e vengano giudicati per il loro comportamento ed il loro atteggiamento verso gli studi e non per come i genitori li hanno vestiti e così anche a casa, perché se con un orario a tempo pieno gli studenti possono fare a scuola i compiti assegnati non ci saranno privilegiati che a casa verrebbero supportati da insegnanti privati di eccellenza mentre altri devono fare anche i lavori di casa o peggio ancora fuggire da situazioni di disagio…
      Insomma, non importa se si è ricchi o poveri, bassi o alti, ma si dovrebbe essere giudicati per cosa si fa con quel si ha e non in senso assoluto ma relativo (un po’ come la vecchia parabola per la quale se un ricco che possiede un milione di monete te ne da dieci, ti stando un nonnulla di ciò che possiede, ma se un povero ha due monete e te ne da una allora ti stando la metà di tutto ciò che ha…
      Grazie delle tue parole, bear!

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      1. Certo si dovrebbe iniziare dalle piccole cose come quelle che hai citato sulla scuola. Ho avuto la fortuna di frequentare scuole insieme a persone molto più facoltose di me e di essere accettato per quello che ero. Non è stata una cosa da poco. Oggi sarebbe molto diverso perché c’è la gara a chi ostenta lussi e superiorità.

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        1. Esattamente, la tendenza è sempre di più verso l’avere e l’apparire e non verso l’essere…
          Buona serata, bear!

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          1. verissimo, purtroppo.
            Bella searata Kasa

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  12. Ho scritto e cancellato varie volte: ogni cosa mi sembrava troppo stupida.
    Niente: solo un forte abbraccio.

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    1. Troppo stupida una cosa scritta da te? Stento a crederci, sul serio!
      Mi piaci tantissimo e quindi mi tengo stretto l’abbraccio…
      E grazie!

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  13. troppa ipocrisia intesse da troppo tempo questa società ; si aggiungano i furbastri, i fancazzisti e gli arroganti che con buoni dosi di egoisno predicano una cosa e razzolano diversamente. Il guaio è che giungono proprio dall’alto gli esempi più eclatanti, per cui i vari tarli si diffondono verso il basso a una velocità sfrenata. C’è stata una campagna mediatica folle e decennale sulla facilità di raggiungere il successo senza preparazione ( la cosiddetta tv spazzatura fatta di talent che sono in realtà lo spazio di genitori frustrati che puntano su figli bellocci per raggiungere denaro facile) e via proseguendo verso una decadenza di valori su cui normalmente si fonda una società sana. E un consumismo da paura con campagne pubblicitarie che accecano le brame su possibilità di ottenere l’impossibile a tasso zero (?!) Tutto concorre a indebolire ulteriormente il buono che tenta di resistere, ma che diviene sempre più rosicato e intossicato, sedato dal raggiungimento di quel superfluo ottenuto con ogni mezzo, anche illegale….ora non mi dilungo più ma la tua analisi e la tua indignazione le condivido totalmente. Chissà se e come ci salveremo-

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    1. Dovrei anzitutto salutarti, ma la foga mi fa dimenticare la buona creanza…
      Dovrei poi ringraziarti per questo appassionato commento, scritto con quella veemenza anche sintattica che io adoro e che mostra la sincerità di chi scrive (sia esso un flusso di coscienza alla James Joyce o l’iterazione delle ingiurie e delle scomuniche civili che Ginsberg faceva nel suo Howl contro le ingiustizie del governo USA, sempre comunque un periodare incalzante come il tuo), ma ho prima di tutto il bisogno di dirti una cosa: come scrivi bene!

      Okay, detto questo (avevo proprio bisogno di dirtelo), posso con più serenità risponderti: se tu condividevi la mia indignazione e la mia analisi, io faccio altrettanto con la tua e non perché sei stata cortese con me (ma chissene di ricambiare!), quanto perchè il vigore delle tue parole e la loro lucidità è assolutamente in sintonia con la mia e sono anche certo che entrambi avremmo potuto continuare…
      Qui si parla di scuotersi dal torpore rincoglionente a cui siamo sottoposti non già per segreti complotti globalizzanti ma semplicemente perché è più facile riordinare la casa se i figli stanno giocando a casa di un amico, perché possiamo vestirci con calma se nessuno ci osserva e così infine i nostri governanti (e chi governa loro) possono fare e disfare ciò che viene deciso fuori dai parlamenti (all’interno dei board più esclusivi) quando le persone sono più interessate allo schiaffo di Will Smith o al divorzio di tizio o al prezzo del sacchetto di plastica, applicando a livello sociale la classica azione dei truffatori ovvero la cosiddetta “Mossa Kansas City” vista in decine di film sul genere, in cui un gruppo di persone distrae l’obiettivo con un’azione diversiva per poi intanto manovrare quella vera («Guarda attentamente il mazzo di carte che tengo con la destra!» mentre il mago con la sinistra nasconde sotto la giacca quella sul tavolino).
      Come scrivevo in altre risposte ad alcuni commenti, esiste a mio avviso un antidoto a tutto questo ed è lo spirito critico, l’elogio del dubbio, la capacità di farsi beffe del potente (come diceva un giullare di eccellenza premiato con il Nobel, immaginando nella nostra testa il re seduto sul water), abbattendo metaforicamente idoli e monumenti (perché no, anche fisicamente, visto che non tutte, ma molte delle statue erette a celebrare qualche condottiero o pseudo-statista colonialista sono anche bruttine) e soprattutto restando informati ed usando la scuola non solo per trovare un lavoro (una società senza filosofi ma solo ingegneri e tecnici è una società di merda e scusa il francesismo) ma anche per farsi una cultura.
      Ho adorato le tue citazioni sulla tv spazzatura e tante oltre osservazioni salaci che condivido ed a cui avrei da aggiungere i mille codici doppi del fraintendimento dei futuri adulti ovvero quegli adolescenti che da sempre mi stanno a cuore dai miei precedenti lavori e che non smetto mai di osservare, letteralmente buttati nel tritacarne mediatico e pubblicitario, in cui incredibilmente riescono spesso a trovare una loro strada, malgrado il vuoto morale anecoico che li circonda, con genitori che li vorrebbero tutti o maschi stuprati e bestemmiatori già da bambini o bambine bellissime che stendono gli altri con un battito di ciglio e che magari, perché no, si fanno strada anche svendendosi un pochettino…

      Grazie di cuore del tuo commento e sappi che ne sono onorato.
      Ti lascio con una vecchissima canzone, che tra le righe dice molto di più di ciò che racconta:

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      1. il discorso come dici sarebbe da approfondire ulteriormente, ma in linea di massima le cause dello sfascio sono più che evidenti. Ringrazio e ascolto con piacere (doppio perchè mi piacciono un sacco) la tua scelta musicale. Hasta magnana può bastare, buona serata 🙂

        Piace a 1 persona

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Sono una donna libera. Nel mio blog farete un viaggio lungo e profondo nei pensieri della mente del cuore e dell anima.

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Con te conversando, dimentico ogni tempo e le stagioni e i loro mutamenti: tutte mi piacciono allo stesso modo. (Milton)

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