L’Elefante nella stanza ed il sequence-shot

Gli ultimissimi tragici accadimenti in una scuola del Texas mi hanno spinto a recuperare un mio vecchio post, dove parlavo di Elephant, il capolavoro cinematografico scritto e diretto nel 2003 da Gus Van Sant, dedicato al famigerato massacro della Columbine High School, una scuola superiore non lontana da Denver, Colorado: il 20 aprile 1999 gli studenti Eric Harris e Dylan Klebold entrarono nell’istituto e cominciarono a sparare in modo metodico e mirato, arrivando ad uccidere 12 studenti e un’insegnante e ferendo complessivamente 24 persone, per poi entrambi togliersi la vita prima dell’irruzione della squadra S.W.A.T. nella scuola; i due assassini di Colombine erano muniti di fucili d’assalto acquistati via web legalmente, nello stesso modo e con la stessa facilità con cui ha ottenuto le sue armi anche Salvador Ramos, l’ultimo in ordine di tempo degli stragisti statunitensi, che lo scorso Martedì 24 Maggio, dopo aver pianificato in modo accurato il suo orrore, è entrato nella Robb Elementary School di Uvalde ed ha ucciso 19 bambini e 2 insegnanti.

Esterno della scuola elementare teatro della strage del 24 Maggio

Rimaneggiando i testi che a suo tempo avevo usato sul mio blog personale per parlare del film sopra citato e selezionando il materiale filmico (ricaricato oggi su Vimeo in nuove clip), ho costruito questo post con il duplice obiettivo di non restare del tutto in silenzio sul cosiddetto “elefante nella stanza” ovvero la verità non occultabile del drammatico problema culturale di un intero popolo riguardo la libera circolazione delle armi e della sudditanza del parlamento statunitense verso la lobby capitanata dalla National Rifle Association, ma anche di usare il film di Van Sant e la sua implicita denuncia come strumento didattico per proseguire quel percorso di Parole sul Cinema qui iniziato (con la mia rubrica New Kasa Shots) e parlare con voi del sequence-shot (piano-sequenza in italiano), ossia una sequenza costituita da un’unica inquadratura (statica o dinamica), assolutamente priva di stacchi al suo interno, ma anche capace di creare un’autonoma unità scenico-narrativa, in pratica una scena lunga senza interruzioni (long take) ma capace di rappresentare da sola tutta la sequenza narrativa.

Scena dal film Elephant, USA, 2003, Regia e Sceneggiatura di Gus Van Sant

Mesi fa (nel post Dallo Shot alla Sequenza: le basi della Grammatica del Cinema), abbiamo visto come la scena e la sequenza siano i due sintagmi narrativi essenziali nella narrazione cinematografica, ma quella del sequence-shot è una tecnica davvero molto amata dai registi di tutto il mondo e di tutte le epoche ed anche particolarmente apprezzata dagli appassionati della settima arte, perché di fatto considerata l’essenza stessa del fare cinema: non solo è un modo straordinario di raccontare un intero segmento narrativo senza ricorrere al montaggio, ma solo con la ripresa della cinecamera (perché il racconto è organizzato e montato durante la ripresa stessa), ma è anche una dimostrazione di grande bravura e di capacità di coordinamento da parte del regista, giacché richiede sforzi notevoli non solo alla troupe (cameraman, carrellisti, microfonisti, tecnici degli effetti speciali, etc.) ma anche agli interpreti, costretti a studiare dialoghi e coreografie al millimetro, dovendo poi, in caso di errori, ripetere dall’inizio sequenze talvolta anche molto impegnative.

Scena dal film Elephant, USA, 2003, Regia e Sceneggiatura di Gus Van Sant

Oggi, quindi, la mia richiesta di attenzione a voi sarà tutta rivolta allo straordinario linguaggio cinematografico usato dal regista Van Sant, che con il suo Elephant ha regalato una vera e propria lezione di cinema, ancora oggi oggetto di studio tra i cineasti ed anche tra coloro che vogliono capire come funziona il medium cinematografico e la sua sintassi narrativa.

Mettendo davvero a dura prova la vostra pazienza, prenderò quindi il film e lo farò letteralmente a pezzi, in una vivisezione dei suoi momenti narrativi essenziali, con la freddezza degli anatomopatologi che in queste ore stanno cercando di ricomporre i resti dei bambini uccisi da Ramos e dare loro un nome, a partire dalla sequenza iniziale del lungometraggio, un’inquadratura in semi-soggettiva dell’auto guidata dal padre ubriaco di John McFarland (uno dei protagonisti del nostro film), dove si nota subito il punto di vista elevato di osservazione all’altezza della chioma degli alberi (realizzato con la cinepresa posta su un furgone attrezzato che segue l’auto inquadrata), per sottolineare, senza alcuna parola o musica, tutto lo squallore di un uomo che dovrebbe rappresentare la figura adulta di riferimento nella famiglia e che invece, già solo con la sua guida incerta e pericolosa, mostra tutta la sua inadeguatezza.

La potente semplicità di Elephant ed anche la sua unicità risiedono proprio nel modo e nello scopo con cui il regista ha usato il sequence-shot (costruendo con esso quasi interamente il film) non come strumento di spettacolarizzazione delle scene per un maggiore coinvolgimento, come normalmente accade, ma all’opposto privo di qualsiasi orpello ed abbellimento e senza l’epica di cartapesta di un eroismo per altro assente in questa vicenda di morti insensate ed inutili, con la cinepresa che simula lo sguardo umile e rispettoso di un immaginario viaggiatore che vagasse, senza commentare o intervenire, nella banale quotidianità di giovani vite che saranno a breve spezzate: osservate ad esempio nella clip seguente come il regista Gus Van Sant ci presenta ora la scuola, con i suoi studenti ed i suoi spazi e lo fa con cinepresa statica, con gli attori che sembrano venirle incontro, affacciarsi a noi come in una finestra, quindi si muove, per seguire uno dei protagonisti, seguendolo a distanza, in semi-soggettiva

Spesso si confonde il sequence-shot vero e proprio con il long take, che invece è “solo” un’inquadratura lunga (a volte anche molto lunga), che però non completa l’intero segmento narrativo ovvero non è da solo in grado di completare l’episodio raccontato, necessitando dell’integrazione di altre inquadrature: guardate invece, in questa terza clip, dedicata al personaggio di Elias, il fotografo del gruppo di studenti, come prosegua la presentazione che il regista sta facendo della scuola, questa volta con un sequence-shot in movimento, in cui alla steadycam ed ai suoi movimenti rotatori attorno al personaggio si aggiungono carrellate laterali, profondità di campo e tutta una serie di montaggi visivi senza stacchi in corso d’opera, per una vera perla di meraviglia cinematografica.

Malgrado l’apparenza ingenua dal taglio verista (quasi documentaristico) di riprese dalle sembianze casuali, in Elephant non c’è in realtà una sola inquadratura o scena o sequenza che non sia stata lungamente studiata a tavolino con la troupe e con gli interpreti: la pellicola è a tutti gli effetti un caleidoscopio di narrazioni temporalmente intrecciate, tanto da mostrare lo stesso momento da più punti di vista, come in una indagine poliziesca o giornalistica (sistema, va detto, inaugurato da Stanley Kubrick nel 1956 con il suo The Killing – Rapina a mano armata e ripreso da Quentin Tarantino nel 1994 con Pulp Fiction).

Nella nostra quarta clip, osserviamo ad esempio l’utilizzo delicatissimo del ralenti (è una parola francese, corrispettivo inglese di slow-motion, quindi non “rallenty” che non esiste in alcuna lingua) aggiunto al sequence-shot: il regista gioca con questo effetto, creando una dilatazione temporale appena percettibile per sottolineare in modo empatico sia il sentimento di ammirazione delle tre studentesse per la prestanza fisica del personaggio di Nathan, sia il suo accorgersi e gongolare appena accennato dell’apprezzamento ricevuto; l’effetto ottenuto è quello di un screenshot emotivo, una piccola pausa di riflessione prima della tragedia che cancellerà tutti questi momenti di frivolezza spensierata.

Prima di arrivare al massacro vero e proprio, il regista ci descrive minuziosamente la preparazione dei due killer e la loro volontà omicida nell’indolenza, nella noia, nel fastidio per la realtà squallida che li circonda, mostrandoci i futuri stragisti ciondolare per casa, persi svogliatamente nei loro hobby e poi nell’acquisto delle armi via web.

Quando, però, essi decidono di partire per il massacro, equipaggiati di tutto punto, avranno un misterioso momento finale di umanità, perché incontrando il loro compagno John, come riportato dalle testimonianze, lo avvertono di girare al largo dalla scuola, di fatto risparmiandolo dall’ecatombe: il perché di questa preferenza non è mai stato spiegato.

Quando si arriva al momento delle “shooting scenes”, dove vengono ripresi Eric e Alex che cominciano la mattanza, Van Sant abbandona il formalismo rigoroso del piano-sequenza puro: ora, nel momento della sparatoria, le sequenze diventano più articolate, senza mai rinunciare davvero alle riprese con la steadycam ed ai long take, ma montando ed alternando ad essi piani americani e primi piani, per raccontare la vicenda con maggiore distacco, evitando appositamente l’eccessivo coinvolgimento dello spettatore in un atto truculento, che invece l’uso della sola  soggettiva o di una semi-soggettiva continua (come quella adoperata in quasi tutte le riprese fino a quel momento) avrebbe di certo creato.

Eric ed Alex entrano praticamente indisturbati, arrivando sino in biblioteca e qui, quello che sembrava un piano-sequenza viene interrotto bruscamente, per lasciare spazio ad un decoupage più classico, con il primissimo piano dedicato soltanto alla prima studentessa uccisa, per poi procedere con il montaggio delle scene ed i morti sullo sfondo.

Assolutamente da notare che da questo punto del film in poi il regista narratore della storia modifica radicalmente la scelta stilistica tenuta fino ad ora ed in tutte le scene giocherà con la profondità di campo degli obiettivi affinché le vittime, quando i due assassini protagonisti sparano, cadano quasi sempre fuori fuoco o addirittura vengano colpite fuori dall’inquadratura, allontanandosi volutamente dal punto di vista del carnefice, con una sorta di rispetto per le vittime che, non dimentichiamo, non sono fittizie ma ricostruite dalla cronaca reale, senza usare quella soggettiva che invece tanto piace nei film action e che fa sentire lo spettatore morbosamente vicino a chi sta uccidendo: un punto di vista soggettivo che invece viene restituito nella ripresa di spalle dedicata a Billy, il ragazzo afro-americano che si aggira con fare quasi indifferente per i corridoi di una scuola in preda al panico, mantenendo un incredibile sangue freddo fino a giungere vicinissimo ad uno dei due assalitori, Eric, che sta per freddare anche il preside dell’istituto.

Con l’ottava ed ultima clip proposta, siamo arrivati alla scena finale del film, dove l’ultimo piano-sequenza è un lungo guaito di dolore, triste, amaro e disilluso: Alex ha appena ucciso il suo compagno, come previsto dal loro piano di togliersi la vita vicendevolmente, ma prima di uccidersi a sua volta (momento che non vedremo ma che lo spettatore conosce dalla cronaca giornalistica dell’accadimento), deve finire di “fare pulizia” e così cerca e scova i due amanti, nascosti nella cella frigo e li sorprende come topi in gabbia, sorridendo persino mentre punta l’arma contro di loro ed è proprio in quell’istante che il regista sembra voler fuggire da tanto orrore e mentre Alex comincia  a canticchiare la filastrocca “Eeny, meeny, miny, moe”, la cinepresa si allontana, sempre di più, per non vedere e per non farci vedere più nulla.

Elephant fu girato interamente in pellicola 35 mm, con un rapporto d’immagine di 1,37:1, quindi il classico 4:3, un aspect ratio decisamente lontano dallo stile in uso per i film da forte incasso, riscuotendo un successo di critica immediato e costante negli anni, diventando poi anche un cult per il pubblico: Patrice Chéreau, presidente della giuria del Festival di Cannes del 2003, arrivò persino a modificare d’imperio la regola che impediva di assegnare allo stesso film la Palme d’Or come miglior film in concorso ed il Prix de la mise en scène (anche detto Premio per la Miglior Regia), per poter quell’anno premiare con entrambe le prestigiosissime onorificenze la pellicola di Van Sant.

Io spero con tutto il cuore che Dio o l’universo possano in qualche modo prima o poi far rinsavire tutti quegli statunitensi, anche amici e parenti delle vittime, che nelle ore immediatamente successive alla strage compiuta pochi giorni fa da Salvador Ramos, invece di capire la necessità e l’urgenza di ridurre e controllare la libera vendita delle armi nella loro contraddittoria democrazia, sono corsi in massa nei negozi a comprare altri armi, chiedendo inoltre a gran voce di armare tutti professori ed i maestri elementari, come unico sistema possibile a loro avviso per evitare il ripetersi di simili fatti nelle scuole, tanto che, ancora una volta, come già in occasione di ogni altra strage di massa sul territorio americano, le azioni delle aziende produttrici di armi ad uso domestico sono schizzate alle stelle: la mia è una speranza su cui purtroppo, come potete ben immaginare, non scommetterei mai, comunque non a breve termine.

Auguro invece ogni male possibile, fisico e mentale, ai politici ed agli uomini di potere che, pur sapendo benissimo cosa comporti ogni anno per la popolazione civile l’incontrollata libera circolazione delle armi, continuano imperterriti a difendere l’indifendibile, alimentando ad arte la paranoia e l’ignoranza della maggioranza.

Buon week-end.


Categorie Cinema e Tv, Film, Good Cinema Vision from Kasabake

63 pensieri riguardo “L’Elefante nella stanza ed il sequence-shot

  1. Bellissimo post come sempre, accurato e documentato in maniera accurata. Possiamo dire che questo tipo di sequenze sono la caratteristica di Van Sant, le ha usate spesso nei suoi film, come quello su Kurt Cobain e altri, quello che apprezzo molto sono anche le scene di paesaggi e sulla natura, senza interruzione date dalle parole, ma che comunque affascinano e coinvolgono, comunque non sono un’esperta, quindi commenteranno più degnamente quelli ferrati sul cinema come lo sei tu.
    Per la vicenda della scuola americana c’è poco da dire, purtroppo la vince sempre il Dio denaro, lo dice il fatto che, nonostante la tragedia hanno comunque fatto il congresso e il raduno dei venditori di armi, con i capo l’ex Presidente Trump che come soluzione ha quella di mettere la polizia armata all’ingresso delle scuole e di armare gli insegnanti, quindi cosa si potrà mai sperare!

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    1. Un commento splendido, soprattutto perché mi ha rivelato qualcosa in più dei tuoi gusti cinematografici oltre quello che già conoscevo, che poi è la conferma costante, se mai ce ne fosse stato bisogno, di quanto sia Liza che Paola mi hanno sempre detto di te sin dal primo giorno: sei molto di più di ciò che appari e che mostri poco perché schiva e refrattaria ai riflettori…
      Per il resto concordo con te ed aggiungo che oltre al Dio denaro, negli USA c’è proprio un problema culturale di base, qualcosa che fa sentire una fetta enorme della popolazione ancora ai tempi dei coloni, della terra di frontiera, paranoica per gli attacchi dall’esterno, che vede la propria casa come un castello da difendere con armi ed olio bollente (non a casa negli Stati Uniti esiste la famosa “legge del castello” che permette l’uso della forza estrema per difendere i propri possedimenti)…
      Non penso che gli americani verranno mai fuori da questa prigione culturale da soli, ma servono politici che si mettano di traverso, come fecero i sindaci ed i governatori nello stato di New York, rendendo l’uso della armi incredibilmente restrittivo e non a caso riducendo il numero di omicidi e rapine armate…
      Grazie, amica e buona serata!!

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  2. Paola Pioletti70 28 Mag 2022 — 18:32

    Il tuo post bellissimo, tratta un tema molto delicato. Lieta esistano registi in grado di ritrarre la realtà offrendo con la loro abilità le giuste porzioni e proporzioni dei fatti accaduti. Faccio fatica ammetto a scindere la bravura tecnica del regista dalla vicenda, una fatica che non trova da nessuna parte un’aquietezza tale per cui possa godere appieno del film suggerito che non guarderò mai. Il mio rifiuto nasce dalla voglia di cancellare dalla memoria tragedie di così grande portata. Martedì per l’ennesima volta mi sono chiesta se importa davvero a qualcuno la vita delle persone senza puntare il dito sul sistema americano che tutti ben conosciamo. Ho ingrandito con la mia lente la questione, vita è ovunque e se recisa volontariamente da qualcosa o qualcuno la solfa non cambia. La risposta è no, solo che se evidente come nel caso citato, è più semplice puntare il ditone “you”. Gli americani che conosco come il mio cuscino sul quale appoggio i miei pensieri, sono un popolo estremamente evidente, agiscono “in evidenza” spesso accompagnati da uno spirito patriottico-comunitario che genera eroi persino dalla vasca da bagno. L’estro dell’eroe che può armarsi, uccidere e disarmare l’opinione pubblica, da cosa vedo… sono tutto fuorché “comunitari e soggetti ad aggregare con naturalezza”, di contro a Mamma ho perso l’aereo, mi vien da dire “Mamma ho perso il sogno americano” da anni ormai nonostante debba molto alla scuola che ho frequentato.

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    1. Parole affatto scontate ed anche molto importanti le tue, che non solo ti fanno onore ma che fanno il paio con quanto ho detto prima con Silvia ed ovvero che esiste proprio un problema culturale di un intero popolo che non riesce a superare la paranoia del confine con il mondo esterno, che non crea mai ponti ma solo muri, carceri speciali, fortificazioni a difesa del loro territorio ed è un bisogno che parte dal basso e che ahimè viene sfruttato ad arte dai lobbisti…
      Una volta si diceva che “Il Ministero della Paura è sempre il più attivo” ed è proprio così che nei Talk-show, nei media e persino nelle chiese si alimenta questo rifiuto dell’estraneo, come in Indipendence Day il film di sci-fi fracassone e patriottico che dice più di tanti editoriali giornalistici…
      Grazie Paola per la tua lucidità, il tuo affetto e la tua stima!

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      1. Paola Pioletti70 28 Mag 2022 — 18:45

        Vero hai ragione da vendere. Piuttosto Kasabake quand’è che mi dedichi un post su TimBurton? Almeno se devo versare qualche lacrima lo faccio di gioia, considerato che è l’unico essere umano in grado di tirarmi fuori un pò di sane, defunte e compassate emozioni. Non me me volere, ma di emozioni in vita ne vedo ben poche😉

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        1. Chissà… Non si può mai dire 😊

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          1. Paola Pioletti70 28 Mag 2022 — 18:51

            Okay…. sto connessa e lavorerò nel tuo subconscio so rompere anche a distanza😃

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            1. Vedi? Lo dicevo io che c’era di mezzo qualche visione aldilà della nostra realtà 😬

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              1. Paola Pioletti70 28 Mag 2022 — 18:54

                Puoi dirlo!

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  3. Paola Pioletti70 28 Mag 2022 — 18:35

    Esistesse uno slow motion per rallentare le cose e acciuffarle prima che accadono, pensa che bello e che onore per i registi che ne coltivano la passione🧡

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    1. Sembra una visione futuristica alla Philip Dick…

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      1. Paola Pioletti70 28 Mag 2022 — 18:51

        😄

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  4. Caro Kasakabe, non posso rimanere indifferente di fronte a tanta crudeltà gratuita. Il ragazzo ha ucciso la nonna prima di fare una strage nella scuola del Texas, senza mostrare alcuna pietà. Mi domando come si possa anche lontanamente concepire un piano del genere. Io non dormirei la notte per molto meno. Se mi danno un euro in più di resto, lo restituisco. Lo feci anche in passato con le care vecchie lire, quelle sì che erano banconote. Restituii cinquantamila lire di resto. Una volta, se avevi un milione, eri un signore. Tutto questo non per andare fuori tema, quanto piuttosto per fare una distinzione tra chi possiede una coscienza, sia pure rigida e scomoda, con la quale fare i conti e chi, a quanto pare, non la possiede affatto. Tutti nella vita ci misuriamo con problematiche, tragedie e drammi di vario genere. Di qui due gli scenari possibili, ti fai curare seriamente da uno bravo, ci sono anche a livello regionale oppure prendi una decisione che includa solo te stesso e il tuo male insopportabile di esistere, senza andare ad uccidere nessuno. Per effettuare il riconoscimento di alcune vittime, è occorso l’esame del DNA.
    Tutti avremmo motivi per avercela con la vita, ma nessuno di noi ha il diritto di mettersi a fare una strage per sfogare il male di vivere.
    Preferirei morire che pensare di andarmene con un peso tale sulla coscienza!
    Perdonami se mi sono dilungata, ma i tuoi post accurati e magnifici non mi lasciano mai indifferente e questa barbarie mi ha aperto una voragine. Non c’è più un freno, davvero mi si è rotto qualcosa dentro!
    Bye bye dalla gatta sinuosa, miagolo tristemente…..

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    1. Un vecchio adagio insegna che due coincidenze fanno un fatto e qui in questa vicenda del Texas di fatti ce ne sono molti ed indiscutibili ovvero le cosiddette morti annunciate che poco hanno a che fare con la malasorte o il destino beffardo (che tuttavia esiste e spesso colpisce con lutti tragici le stesse famiglie già colpite da altri lutti): gli USA infatti sono l’unico paese al mondo dove ci sono più stragi che giorni dell’anno (fonte dell’amministrazione americana), dove non solo ogni cittadino ha garantito dalla costituzione il diritto di possedere un’arma con cui difendere se stesso e la propria famiglia, ma dove in molto stati puoi girare indisturbato per strada (come in Texas) armato di tutto punto, tenendo fucile in mano e pistola nella cinta; gli USA sono anche il paese al mondo con più casi di serial killer (quando parli di omicidi legati non alle rapine ma alla follia quella è la patria) e dove i serial killer sono quasi sempre uomini e uomini bianchi e potrei continuare…
      Quello che intendo è che aver creato una società potentissima e ricchissima ma piena di incredibili disparità sociali, dove si può essere licenziati senza alcun motivo in un battito di ciglia, dove non esiste assistenza sanitaria universale ma solo quella garantita dalle singole assicurazioni (che ci sono solo per chi ha lavoro di un certo livello), significa aver creato ed alimentato uno stile di vita pieno zeppo di tensioni sociali continue…
      Così sono oggi gli USA, ancora di più dopo cinque anni di presidenza Trump, con milioni di persone che vivono nel disagio, tesi come corde sul punto di spezzarsi, senza alcun cuscinetto o ammortizzatore sociale o mediazione psichiatrica e dove anche una persona mentalmente disturbata ha diritto a comprare un fucile d’assalto.
      Insomma, ciò che capita così di frequente, ovvero queste stragi insensate di innocenti, non è casuale ma figlia di un sistema terribilmente sbagliato ma che la maggioranza degli statunitensi non vede come tale: è come se tutti bevessero acqua da un lago in cui galleggiano animali morti, un acqua che tutti possono vedere essere infetta ma che tutti si rifiutano di considerare tale.
      Buona serata, Val!

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      1. Trovo sia tutto davvero assurdo!
        Mi piace molto Val, mi ci chiami solo tu.
        Buona serata

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  5. La proposta di Trump di imbottire le scuole di poliziotti (menzionata nei commenti da Silvia) è inapplicabile. Abbiamo già visto durante l’emergenza covid che è impossibile mettere i poliziotti a presidiare ogni luogo a rischio: in teoria durante il lockdown in ogni via avremmo dovuto trovare dei poliziotti a chiederci l’autocertificazione, ma in pratica potevamo camminare anche per diversi chilometri senza incrociarne neanche uno; in teoria durante gli ultimi mesi dello stato d’emergenza su ogni treno avremmo dovuto trovare dei poliziotti a chiederci il super green pass, ma questo non è MAI successo. Soltanto una volta mi è capitato di trovare dei poliziotti che lo chiedevano, e anche in quel caso lo stavano chiedendo a chi era fermo sul binario ad aspettare il treno, non sul treno stesso.
    Peraltro, anche ponendo che la proposta di Trump fosse applicabile, rimarrebbe il fatto che nella stragrande maggioranza delle scuole americane non avverrà mai un attentato, e quindi la stragrande maggioranza dei poliziotti che starebbero lì dentro a vigilare passerebbero anni e anni a girarsi i pollici e a fare la guardia al nulla: sarebbe uno spreco di risorse davvero insopportabile.
    Silvia ha menzionato anche un’altra proposta di Trump ancora più vecchia e ancora più stupida, quella di armare gli insegnanti. Ora, io che faccio parte della categoria posso dirti che si tratta di uno dei lavori più stressanti al mondo, e quindi sarebbe molto incauto mettere un’arma in mano ad una persona che lo svolge: se gli americani facessero così, con ogni probabilità a quel punto sarebbero gli insegnanti a fare le stragi nelle scuole, cedendo alla tentazione di usare l’arma a loro disposizione contro le classi che li hanno portati all’esaurimento nervoso.
    Peraltro questa proposta si basa su un presupposto sbagliato, ovvero quello per cui gli insegnanti sono persone assennate, e quindi sono in grado di sapere quando è il caso di usare o meno un’arma: quest’idea non mi trova d’accordo non solo per il motivo che ho appena detto (ovvero che anche una persona assennata, se portata all’esasperazione, può arrivare a compiere delle azioni tremende), ma anche perché gli insegnanti non sono tutte persone assennate. Nella mia carriera ho incontrato dei professori fuori di testa ai quali non avrei affidato neanche un coltellino svizzero, figuriamoci un’arma. Questa mitizzazione del professore come persona automaticamente saggia ed equilibrata è una leggenda che crea dei danni mostruosi agli alunni e ai loro genitori, perché genera in loro delle aspettative altissime nei confronti dei docenti, che solo in pochi fortunati casi verranno ripagate appieno.

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    1. Ho adorato questo tuo commento, Wwayne, anche perché dopo tanti mesi di frequentazione riesci ancora a stupirmi!
      Si, perché mi riferisco alle tue godibilissime ed anche inedite affermazioni sul mondo degli insegnanti, mondo che, va precisato, tu conosci molto bene per esperienza diretta e nemmeno tutta nella stessa scuola!
      È stato davvero istruttivo leggere di come non scommetteresti mai sulla scontata serenità mentale di un docente solo perché tale!
      Da quella considerazione poi, per caduta, il giudizio che hai espresso (e che sottoscrivo) su quanto possa essere risibile la proposta di armare tutti gli insegnanti, oltretutto in una nazione federale come gli USA dove la supervisione psichiatrica o psicologia per i possessori di armi è una chimera…
      Insomma ti ringrazio moltissimo per la disamina e soprattutto per la gustosissima testimonianza sul mondo della scuola (non è la prima volta che mi riferisci notizie in quel senso ed ogni volta le apprezzo moltissimo!)
      Buona serata, amico!

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      1. A mio giudizio ci vorrebbero dei test psico – attitudinali non solo per diventare possessori di armi, ma anche per diventare insegnanti, proprio per evitare che nelle scuole entrino gli squilibrati che ti dicevo prima. E questo non solo negli USA, ma anche in Italia: nel nostro paese infatti per diventare supplenti basta un titolo di studio (ovvero la laurea, e per alcune materie addirittura il semplice diploma), e per diventare docenti di ruolo bisogna superare un concorso che valuta soltanto la nostra preparazione culturale, senza badare minimamente all’aspetto caratteriale e psicologico. Tuttavia, non so se questi test psico – attitudinali permetterebbero di fare una buona scrematura: infatti qualsiasi persona con un minimo di intelligenza può facilmente intuire cosa deve dire per passare quei test, e quindi anche il peggiore degli squilibrati, se ha un po’ di sale in zucca, può superarli in scioltezza e risultare a tutti gli effetti un sano di mente. Insomma, potrebbero crearsi delle situazioni tragicomiche tipo questa:

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        1. Aldilà della gag filmica (tra l’altro da un film che ammetto non solo di non aver mai visto ma di cui ignoravo anche l’esistenza), anche io penso che ci sarebbe bisogno di una sorta di “patente” o validazione di idoneità sia all’uso delle armi, sia al trattamento dei minori (quindi insegnanti a vario titolo) ed anch’io temo che un sistema di controllo basato solo su dei test sarebbe una buffonata…
          Propenderei piuttosto per una supervisione comportamentale condotta da uno psicologo o uno psichiatra che mensilmente incontri gli insegnanti e che con loro passi qualche ora di colloqui (domande e risposte in stile counseling): quando facevo l’educatore in una casa famiglia con adolescenti affidati dal Tribunale dei Minori, eravamo tutti obbligati a tre ore settimanali di terapia comportamentale di gruppo organizzata dalla ASL e questo perché gli adolescenti problematici (in realtà un po’ tutti ma questi in modo particolare) possono creare pericolosi disequilibri negli adulti che li seguono con conseguente rischio di errori di giudizio o peggio.
          Ecco, penso ci vorrebbe qualcosa di simile per gli insegnanti… Certo, in un mondo giusto, dove almeno il soffitto non cade sulla testa degli studenti e dei professori…
          Speriamo per il futuro!

          P.S. A livello cinematografico, senza scomodare figure eccelse ed anche troppo belle del cinema del secolo scorso (come quella del professor Keating del capolavoro di Peter Weir), una delle caratterizzazioni di insegnante che più mi è piaciuta negli ultimi anni è senza dubbio quella del professor Bruner interpretato dal grande Woody Harrelson, nella splendida commedia The Edge of Seventeen – 17 Anni, di cui ho amato questa scena:

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      2. Il professor Bruner incarna un tipo di docente piuttosto raro, ovvero quello disincantato e con i piedi per terra. E’ molto più diffuso il prof sognatore e idealista, convinto che con 2 paroline dette bene possa cambiare il mondo e rivoluzionare la società. Come avrai intuito, io mi sento molto più vicino al professor Bruner: magari non sono cinico come lui, ma sono consapevole che un docente non ha affatto i superpoteri che tanti miei colleghi gli attribuiscono. Il massimo risultato che può raggiungere è aiutare alcuni dei suoi alunni a diventare delle brave persone, inculcandogli dei princìpi che i loro genitori non hanno saputo o avuto voglia di trasmettergli.
        Mi fa molto piacere di averti fatto scoprire “Piccola peste torna a far danni”, e ti consiglio di guardare anche il film di cui costituisce il sequel, “Piccola peste”: sono 2 capolavori della comicità americana. Grazie mille per i complimenti e per la risposta, e buona serata anche a te! 🙂

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        1. Buona serata anche te e grazie per avermi dato modo per le prossime volte di poterti chiamare, oltre che Wwayne, anche Signor Bruner!!

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  6. Un orrore che non avrei mai voluto nemmeno lontanamente immaginare

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    1. Hai proprio ragione e leggere che negli USA ci sono più stragi che giorni dell’anno fa orrore e fa anche doverosamente riflettere…
      Buona serata, gentilissima Luisa!

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      1. Sai che cosa ho sentito stasera al TG? E spero di aver capito male! Trump propone di risolvere la faccenda delle stragi nelle scuole armando gli insegnanti…

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        1. Hai sentito bene e la cosa pazzesca è che non è solo Trump a chiederlo ma anche gli statunitensi amici delle famiglie delle vittime… Nessuno, nemmeno nella piccola comunità che ancora sta piangendo i bambini morti, sta dando colpa alla libera vendita delle armi, ma al fatto che a scuola non c’erano persone armate a difenderla!!
          È proprio un fatto culturale di un intero popolo: dopo ogni strage la gente fa la corsa a comprare armi perché così pensa di riuscire a difendersi ed anche questa volta, il giorno dopo la strage, le azioni in borsa delle aziende statunitensi che costruiscono armi ad uso domestico, sono andate alle stelle!!!
          Quando domani Biden parlerà per proporre un maggiore controllo sul possesso delle armi, sarà solo…

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          1. Purtroppo… è così triste e mi chiedo se l’uomo, in questa sua distopica evoluzione, non sia da considerarsi un animale a rischio di estinzione

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  7. Come già sai, non amo particolarmente gli americani e, quando affermo questo, non i tendo il popolo ma bensì coloro che lo guidano, i loro governi e di conseguenza la Nato. Cosa detesto d3ll’anerica, 5utte le leggi d3l xavoli che hanno compreso il libero acquisto delle armi da parte di tutti!!! È proprio come dire: “me le vado a cercare le stragi” credo sia inevitabile se non ridimensionano la legge!!! Come del resto sono inevitabili altre conclusioni… che sono loro che alimentano e formentano…

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    1. Parole sante: un popolo fatto di terribili contraddizioni, con associazioni pro-Life che combattono l’aborto equiparandolo ad un omicidio e contemporaneamente affermano ogni volta la giustezza della pena di morte…
      La più grande democrazia del mondo che erige un muro di ferro, cemento e filo spinato per tenere lontani i messicani, che permette la tortura a Guantanamo, che permette ai poliziotti di soffocare una persona arrestata mentre gli stanno con un ginocchio sul collo, che non ha assistenza sanitaria universale ma solo per chi ha un bel lavoro e nemmeno sottopagato e potrei continuare per un lungo elenco…
      Hai ragione, sembra proprio che certe volte se le vadano a cercare… Poi ascolti la testimonianza degli amici delle famiglie delle vittime e sono tutti a favore di ancora più armi ed allora ti casca tutto…

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      1. Bravo, ti casca proorio tutto… Nel mio breve commento includeva tutto ciò che hai elencato tu, e quelli che mi fa più rabbia è che loro sempre i governatori naturalmente, sono la democrazia!!! Caro a Kasabake è meglio che chiudo qua il discorso perchè detto tra noi, questi governatori americani mi fanno soltanto una gran rabbia!!!

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        1. Anche a me!
          Buona serata, carissima!

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  8. non si arma la vendetta, ci vogliono leggi severe che vietino la detenzione di armi se non per casi particolari. La lobby delle armi è forte ma dietro c’è anche una legislazione che ne permette l’espansione favorita anche dal fatto che il dna americano non è propriamente pacifico. Poi ci sarebbe da dire molto, e qui si aprirebbe una filippica infinita sul ruolo di famiglia scuola e società nei confronti dei giovani, sicuramente troppo poco monitorati nelle loro abitudini, frequentazioni e soprattutto necessità di aiuto, perchè è indiscutibile che non vadano lasciati a se stessi.

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    1. Nel tuo commento, per altro molto pacato, hai riassunto praticamente tutti i temi di una questione molto complessa, dove lo stra-potere e l’influenza della lobby delle armi è solo uno dei fattori e nemmeno quello preponderante: hai ragione da vendere nel dire che non si dovrebbe armare la vendetta ma nemmeno alimentare la paura e l’incertezza nei cittadini, come invece fanno ogni giorno i media repubblicani, le pagine social dei suprematisti bianchi e dei complottisti, che hanno trovato eco mediatica in quel farabutto di Trump, la cui visione come statista è solo di facciata ed atta solo alla sua sopravvivenza finanziaria ed egemone.
      Come dicevo nel post e come ho ripetito in ogni commento, negli USA esiste anche tra i senatori del Partito Democratico un problema culturale di base, legato al loro sentirsi nazione superiore economicamente e politicamente ed al conseguente delirio di onnipotenza, che periodocamente la spinge a politiche estere terrificanti (destabilizzazione di ogni governo estero che non sia conforme alla sua linea poltica ed infine finanziamento ai regimi anche dittatoriali che garantiscano loro certi equlibri in tutto il mondo), con una paranoia verso l’invasione dei confini e gli attacchi dall’esterno (sensazione che ha ricevuto nuovo impulso dagli attacchi dell’11 Settembre), che erige muri ed in cui è lo stesso popolo americano a chiedere ai propri governanti più sicurezza, più armi e più uso della forza.
      Chi vorrebbe oggi limitare la libera circolazione delle armi (il possesso non è infatti nemmeno in discussione) lo potrebbe fare solo mettendosi di traverso al’opnione politica, anteponendo ossia alla richiesta individualistica dei singoli una situazione di emergenza, come fecero a suo tempo i governatori dello Stato di New York, introducendo la legislazione locale più restrittiva di tutti gli USA e facendo calare omicidi e rapine.
      Altrimenti i lobbisti ed il “Ministero della Paura” vinceranno sempre con il consenso del popolo…
      Per citare le parole del perosnaggio di Padmé Amidala, scritte dal cineasta George Lucas per la trilogia prequel di Star Wars, quando descrive l’ascesa di Palpatine nel senato repubblcano, trasfromando di fatto la Repubblica in un Impero, “È così che muore la libertà.. Sotto scroscianti applausi”…

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      1. concordo col tuo pensiero, perciò ho usato l’espressione sintetica quanto eufemistica “il dna americano non è propriamente pacifico”
        buona domenica

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        1. Lo avevo notato ed è proprio per questo che mi sono permesso le esternazioni che hai letto, perché dalle tue parole era evidente il tuo pensiero generale.
          Buona domenica anche a te!

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  9. Nella mia ignoranza cinematografica ignoravo l’esistenza di Elephant che ci hai fatto conoscere passo passo con una serie di clip notevoli. Il tema è il controverso uso smodato di armi da parte degli statunitensi, insensato per la modalità e le giustificazioni.
    Qualsiasi tentativo di porre un argine a questa deriva finisce nel nulla.
    Ma torniamo a Elephant che racconta con se fosse un docu-film un altro episodio doloroso: quella della scuola di Columbine, ancora presente nella memoria collettiva nonostante i 23 anni trascorsi., da quello che ho capito dalla tua narrazione il regista ha voluto coinvolgere lo spettatore in ogni fase della tragica vicenda usando un tecnica che racconta visivamente gli avvenimenti. Di norma avviene il contrario: è lo spettatore che vede e immagina quello che succede.

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    1. Che cosa bizzarra ed in parte anche imbarazzante, caro orso… Il tuo commento del 29 maggio è stato uno dei primissimi a cui ho risposto, complimentandomi con te per un motivo ora ti replicherò qui di seguito!
      Ho usato il verbo “replicare” perché effettivamente, pur sapendo benissimo ciò che tu avevo scritto, ora non ne vedo traccia ed anzi solo la mia “complice” nel blog Silvia si è accorta dell’assenza di ogni risposta al tuo commento e quindi fosse stato per me non sarei nemmeno a scriverti ora!
      Quindi, qualora per qualche motivo tu fossi riuscito a leggere a suo tempo la mia risposta prima della sparizione della medesima, perdonerai questa replica…

      Ad ogni modo, mi premeva sottolineare come tu, insieme a Silvia, sei uno dei pochissimi commentatori ad aver parlato anche del film, oltre ovviamente al secondo argomento del post ovvero quella libera circolazione delle armi negli USA e questo malgrado l’umile premessa di essere ignorante in campo cinematografico… Quindi, applausi a te!
      Le tue osservazioni sui motivi delle scelte stilistiche di Van Sant sono esattissime: l’autore ha scelto un registro in levare per quanto riguarda estetica ed epica (evitando i toni piagnucolosi o trionfalistici su storie vere di ragazzi e ragazze realmente esistiti), ma è rimasto incollato letteralmente con la cinepresa a questi ragazzi fino al loro istante di vita..
      Chissà se le cose cambieranno in USA, anche se per ora non penso proprio…
      Buona festa, bear!

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      1. Onestamente non ricordo la risposta ma opto per non averla ricevuta.
        Mi sembrava che il film fosse più interessante da commentare sul fatto della libera circolazione delle armi. Su questo argomento sarei a corto di idee per il banale motivo che trovo questa scelta americana un vera idiozia, esattamente come ho trovato sempre aberrante la legge del west con la giustizia fai da te.
        Come andrà a finire? Sempre peggio perché la lobby del NRA è molto più potente di qualsiasi sentimento. Ha ragione il governatore del Texas a non pentirsi, visto che lo votano comunque.

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        1. Esatto, per un mero calcolo politico fa bene così, triste ma vero…
          L’America si sta di nuovo spostando a destra e tra gli anti abortisti, gli anti immigrazione e gli anti stato assistenziale, il carrozzone della destra bianca e suprematista è ogni giorno più affollato…
          Buona serata e grazie ancora, bear!

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          1. verissimo quello che scrivi.
            Bella serata

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  10. Come sempre ho imparato moltissimo.
    Grazie. GRAZIE!

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    1. Devo trovare un sistema per fare in modo che i tuoi commenti non finiscano nello spam o in attesa di approvazione, come invece capita immancabilmente quando scrivi tu, sia sul mio blog personale sia su quello condiviso con Silvia e non capisco il motivo! 😭
      Deve essere qualcosa a livello di codice sorgente dei commenti che arrivano dal tuo sito ma davvero non capisco oltre perché non sono così esperto di informatica e WordPress è davvero di pochissimo aiuto per queste problematiche, ahimè!

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      1. Mi dispiace per tutto il casino ogni volta.
        SCUSATE!
        Non so dare una spiegazione precisa, in base alle varie esperienze che sto avendo: su alcuni blog fila tutto liscio fin dal primo commento, su altri dopo essere stata recuperata dallo spam la prima volta poi vengo “accettata” 🙂
        Su altri ancora addirittura mi appare “token di sicurezza non valido” e non c’è verso, però se invece di scrivere il commento sul blog (come sarebbe logico e naturale) lo scrivo sul Reader, il commento viene automaticamente pubblicato.
        Mistero.

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        1. Sono decenni che uso il computer per lavoro e per diletto e continua a stupirmi con cose assolutamente incomprensibili… Per altro, siccome un programma risponde in base alla compilazione di un codice scritto da un essere umano, il computer eredita i nostri casini come umani!
          Forse se i computer fossero programmati da una macchina non avrebbero difetti, ma poi ci sarebbe Skynet ed i Terminator…

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          1. Et voilà la risposta: il mio blog eredita da me … dunque … non trova il senso 😉

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  11. Forse questo film l’ho già visto, ma sinceramente non lo ricordo… Le continue stragi -senza senso – ad opera di soggetti che non stanno bene con la propria testa, mi hanno stancato. Ma negli Stati Uniti, il vero problema è la vendita delle armi… Penso che questi fatti di cronaca continueranno se nessuno avrà la volontà e la sensibilità di mettere delle regole severe alla diffusione delle armi a chiunque.
    Ciao, buona giornata 👋😊

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    1. Non posso essere più d’accordo con te sul discorso di dover assolutamente mettere un freno alla libera circolazione delle armi , come adesso è da troppo tempo assurdamente senza limiti negli USA, ma come dicevamo in altri commenti gli interessi di una lobby potentissima si sono sposati con una paranoia culturale di base di un intero popolo, che è ossessionata dal bisogno di difendere la propria casa, il proprio quartiere, i propri confini e pensa che più armi siano l’unica soluzione: per noi europei è quasi inspiegabile che dopo quest’ultima strage di bambini, i cittadini di quella comunità ed un po’ tutti i texani si siano riversati in massa nei supermercati a comprare armi da difesa domestica (fa ridere scrivere “armi ad uso domestico” ma hanno persino dei reparti appositi)…
      Speriamo che le cose cambino, ma non solo nel loro senato ma anche nelle loro teste a partire dalle scuole

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  12. Hai perfettamente ragione : non si risponde mai all’odio con altro odio perché non se ne viene fuori così.. Politici disgraziati assieme a tutto ciò che ci gira intorno..

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    1. Grazie di essere passata di qua!
      E si, hai ragione a prendertela con i politici, in questo caso deputati e senatori degli Stati Uniti, sempre al servizio delle lobby e dei loro interessi, senza un vero disegno politico di grande respiro e di cambiamento, ma assecondando i bassi istinti della popolazione, anzi, buttando benzina sul fuoco, perché quello che ha più potere è sempre il Ministero della Paura, che spinge tutti ad armarsi invece di fermarsi a riflettere…

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      1. Questo Ministero della Paura mi ricorda qualcosa che è accaduto anche in Italia… Nn troppo in là nel tempo..

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        1. Assolutamente!
          Era una decisione usata proprio durante gli anni di piombo e che faceva parte della cosiddetta “strategia della tensione”…
          Ti sento molto “sul pezzo”… La memoria del passato aiuta a capire il presente…
          Buona giornata!

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          1. Passato “non troppo distante” è usato per un passato poco distante nel vero senso della parola..

            Piace a 1 persona

            1. Sfondi una porta aperta con me!
              Ho opinioni molto variegate (soluzioni complesse per problemi complessi), dove vedo gli interessi delle varie parti in gioco intrecciarsi e creare narrazioni sui media di ogni paese (dagli USA all’Europa, passando per le dittature cinesi, russe, turche ed arabe, fino alla schiavitú verso l’estero dei paesi più poveri) sempre rigorosamente costruite, mai davvero sincere e tutte motivate da bieco calcolo corporativo (lobby e fondi di investimento) o nel migliore dei casi da un impressionante cinismo di real politik…
              Ma nulla che si possa davvero riassumere su queste pagine…
              Di certo un buon punto di partenza resta il vecchio adagio dell’antica Roma “cui prodest” secondo il quale, per capire un fatto pubblico bisognerebbe prima interrogarsi per capire a chi abbia giovato.
              Grazie della chiacchierata!

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              1. Detto in tre parole “segui i soldi”.. Grazie a te! Buona giornata

                Piace a 1 persona

                1. Si, detto brutalmente, è così…
                  Laddove i “soldi” possono essere anche intesi come posizioni di dominio in uno scacchiere (locale, provinciale, nazionale o mondiale), diritti di sfruttamento di una risorsa (che poi diventano per l’appunto soldi) o di un traffico (grano, petrolio, esseri umani)…
                  Dovrei lavorare adesso, ma le tue parole mi hanno risvegliato tanti ricordi anche fumettistici tra cui le due opere essenziali del mangaka Ryōichi Ikegami ovvero Crying Freeman (con la storia di questo killer che feriva i pesci piccoli per seguire la loro scia di sangue fino alla casa madre) e Sanctuary sulla storia con cui il partito democratico vinse suo conservatori in Giappone, storie bellissime dove non ci sono praticamente eroi.
                  Dì nuovo ciao!

                  "Mi piace"

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