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Dismenorrea e Quarta Parete in Fleabag

Questo mio post, dal bizzarro e davvero poco invitante titolo, non è nel modo più assoluto una vera recensione di Fleabag, la celeberrima fiction britannica, già ampiamente discussa ed arcinota agli appassionati di serial televisivi di tutto il mondo, ma ancora meno vuole essere un articolo medico-scientifico, dedicato a quell’appuntamento periodico fissato dall’apparato riproduttivo femminile noto come ciclo mestruale: è piuttosto un testo, anche abbastanza cialtrone, con cui vorrei coinvolgere chi mi legge in una riflessione “estiva”, quasi da ombrellone, su cosa davvero significhi oggi per una donna avere questa schiavitù fisica ricorrente, che secondo la statistica avrebbe un intervallo medio di 28 giorni tra il primo giorno di un ciclo ed il primo di quello successivo, ma che nella vita reale è diverso da donna a donna, tanto che può andare dai 21 ai 45 giorni, con tutto il carico di disagio dovuto al sanguinamento più o meno abbondante ed ai dolori, a volte anche talmente forti da essere in alcuni casi persino invalidanti, non solo a livello fisico ma anche di percezione del mondo esterno, inteso proprio come difficoltà di vivere le interazioni con il prossimo, dettata da una tempesta ormonale localizzata.

Per noi uomini (la cui capacità di sopportazione del dolore fisico è di base assolutamente ridicola in confronto a quella di qualsiasi donna), la dismenorrea è uno dei tanti misteri dell’altro sesso, la cui comprensione è fortemente limitata dall’assioma secondo il quale i malesseri provati dalle donne sono da noi maschi intesi per lo più come seccature (curabili quindi tranquillamente, senza tante lamentele, con uno qualsiasi dei soliti antidolorifici ed antinfiammatori non steroidei come il Moment o un’altra compressa della famiglia dei FANS acquistabile anche al supermercato), mentre i “nostri” dolori, quelli provati da noi “sesso forte” (ah, ah, ah!) assurgono ogni volta al ruolo di incomprese tragedie, che necessariamente debbono totalizzare la vita di tutti i componenti del nucleo familiare ed volte anche degli amici!

Fleabag (Phoebe Waller-Bridge) e la sua socia nella cafeteria Boo (Jenny Rainsford)

Questa differenza di atteggiamento verso il dolore fisico fa assomigliare gli uomini ammalati a dei panda indifesi, incapaci di nutrirsi da soli ed abili soltanto a rotolare dal letto al bagno, con lo sguardo di arrendevolezza al destino di una lepre abbagliata dai fari di un auto in una strada di campagna, mentre le donne, con le stesse malattie di un uomo, sembrano delle madri ucraine che lasciano i loro figli a casa di un parente al sicuro e poi, dopo aver preparato una zuppa per gli altri, si vestono con la mimetica e vanno al fronte a combattere: tutto questo è anche il motivo che mi ha spinto, mentre chiacchiero con voi di dolori mestruali, a parlarvi anche di Fleabag, una serie voluta, scritta da ed interpretata da una donna, ma pensata per parlare anche agli uomini, che nelle sue 2 stagioni (trasmesse dalla BBC dal 2017 al 2019) ha consacrato a livello mondiale il genio come sceneggiatrice della sua interprete ed autrice, la brillante e provocatoria Phoebe Waller-Bridge.

Fleabag (Phoebe Waller-Bridge) e suo padre (Bill Paterson) sul pavimento della cucina

In Inghilterra, nei giorni successivi alla messa in onda del suo primissimo episodio, malgrado il disclaimer posto all’inizio avesse avuto comunque lo scopo di avvisare dell’età adulta dello spettatore a cui lo spettacolo era dedicato, ci fu lo stesso molto clamore ed un certo imbarazzo e persino svariate lamentele di gruppi di benpensanti, non tanto per le scene (assolutamente caste, anche quando riprendevano amplessi) o per il linguaggio disinibito, più schietto che volgare (ci sono cartoni animati statunitensi infinitamente più scabrosi), quanto perché fosse una donna a pronunciare quelle frasi, parlando di orgasmo e di piacere nel fare sesso con diversi partner ed in modo anche diversificato; tuttavia, la visione di quella puntata suscitò un fortissimo interesse ed una apprezzamento via via crescente, dato che la maggior parte del pubblico comprese immediatamente la novità non scandalistica e la totale assenza di forzature modaiole o esagerazioni strumentali, tanto da trasformare la serie in un vero e proprio cult.

Brett Gelman nella Parte di Martin, marito di Claire, sorella di Fleabag

Mentre lo storytelling, puntata dopo puntata, vede l’ironia feroce e le facili battute dell’inizio lasciare spazio a monologhi che lentamente rivelano la fragilità di personaggi molto più complessi e tridimensionali, le cui decisioni in campo affettivo e lavorativo sono vincolate da conflitti familiari ed amicali irrisolti, a livello di tecnica narrativa tutta la fiction è costruita sul continuo commento che la protagonista fa dei singoli accadimenti, come in una gigantesca seduta psicanalitica in diretta, parlando di problemi intimi, di sesso e di frustrazioni, con una dovizia di particolari normalmente taciuti in pubblico o solo sussurrati tra amiche, mentre si ritrovano assieme in bagno o in un locale notturno sedute davanti ad un bicchiere di alcol (da sempre grande alibi per abbattere i freni inibitori, reali o fittizi): tutto questo viene fatto con la protagonista che si rivolge direttamente allo spettatore, a cui confida i suoi segreti più intimi, sublimando quella tecnica cinematografica e televisiva di parlare in camera senza che gli altri personaggi se ne possano avvedere, che ha un nome ben preciso ovvero “abbattimento della quarta parete”.

Sian Clifford nel ruolo di Claire, sorella di Fleabg

Essa prende il suo nome dal teatro e nello specifico da quel quarto muro invisibile, oltre le tre pareti con cui è già fisicamente delimitato un palcoscenico, posto tra gli attori ed il pubblico, assolutamente solo psicologico ed illusorio, con cui da sempre si marca il confine tra finzione e realtà, con gli attori che si comportano per convenzione come se tutto ciò che accade sul palcoscenico (quindi per estensione nel campo filmico ripreso dalla telecamera e registrato dai microfoni audio) non sia in realtà avvertibile dal pubblico, anche se ovviamente la narrazione, in quanto tale, prevede esattamente l’opposto.

Stan Laurel ed Oliver Hardy

Agli albori del cinema, tale tecnica veniva eseguita in modo eccellente da Stan Lauren ed Oliver Hardy (per lo più dal secondo), creando ogni volta gag irresistibili solo con un efficacissimo sguardo comico di richiesta di solidarietà verso il pubblico, per commentare in silenzio qualche gesto stupido o assurdo del compagno di scena, ma sono davvero tantissimi gli esempi ulteriori di rottura della quarta parete, come il momento finale di ogni puntata della serie televisiva Ellery Queen (creata dalla coppia di scrittori Richard Levinson e William Link, ai quali si debbono pietre miliari della storia della televisione, quali Columbo e Murder, she wrote, note in Italia con il nome di Colombo e La signora in giallo), quando il protagonista, prima di svelare il nome del colpevole della trama gialla e delittuosa, chiede direttamente agli spettatori se per caso non avessero già risolto il mistero solo esaminando gli indizi raccontati nel corso dell’episodio; senza dubbio molta dell’efficacia della prima stagione del serial televisivo House of Cards fu data anche dall’uso particolare che ne fece il personaggio portato sulla scena da Kevin Spacey e sul cinismo con cui commentava con il pubblico quanto accadeva in scena, rompendo la convenzione narrativa per mostrarsi consapevole del suo essere un character di finzione, cosa teoricamente impossibile per la natura del concetto stesso di personaggio, inteso quale creazione di un autore e per secoli anche assolutamente inedita in ogni forma di letteratura, fino alla consacrazione voluta da Luigi Pirandello con il suo meta-teatro aperto e problematico, che nel ‘900 aprì la scatola delle rappresentazioni sceniche, fino ad allora sigillata.

Kevin Spacey in House Of Cards, Serie TV, USA, 2013-2018, 6 Stagioni

In ogni puntata di Fleabag, la protagonista dello show (il cui nome è il titolo stesso della serie) gioca in continuazione con la quarta parete, a volte con un montaggio frenetico di micro-scene, fatte anche solo di smorfie velocissime o frasi e nomi declamati ad uso esclusivo del pubblico, recitati contemporaneamente alle reazioni normali simulate con gli altri personaggi, per un effetto comico molto coinvolgente: parliamo di una texture composta da dialoghi e monologhi intrecciati a scene, gestiti come i meccanismi di un cronometro di alta oreficeria, incredibilmente frizzanti ed intelligenti, alternate a rivelazioni tragiche e terribili, specie quando al pubblico viene raccontata la verità di ogni cosa ed allora è come se l’attrice e scrittrice Waller-Bridge sollevasse da terra una coperta per bambini, piena di disegni divertenti ed orsetti paffuti, per mostrare ciò che era nascosto sotto, qualcosa di pauroso come una bomba pronta ad esplodere o di spaventoso come un cadavere in putrefazione.

Andrew Scott nel ruolo del Prete (solo Stagione 2)

Per esemplificarvi come in Fleabag venga usata questa tecnica narrativa, permettetemi di sottoporvi ora una breve clip di due minuti circa, tratta dal primissimo episodio, evitando quindi molto accuratamente gli spoiler in cui sarei di certo caduto se vi avessi mostrato momenti degli ultimi episodi della stagione: mentre la nostra protagonista si incontra in un auditorium con sua sorella Claire per assistere ad una conferenza femminista a cui il padre le ha iscritte (detta così, può sembrare bizzarro, ma ha una sua logica che scoprirete guardando la serie), viene fornita allo spettatore una mole pazzesca di informazioni, anche di natura caratteriale sui personaggi, con solo pochissime battute veloci e questo senza far mai calare nemmeno per un istante il ritmo narrativo.

Fleabag è una commedia, senza ombra di dubbio, con una narrazione coinvolgente ed ipnotizzante, capace di mettere in imbarazzo per il suo essere molto disinibita e crudelmente realistica eppure anche bizzarra e folle, senza però mai, davvero mai, far sentire stupido lo spettatore, che ride delle cattiverie portate nei gesti quotidiani dai vari personaggi, arrivando ad empatizzare con il loro cinismo, ma poi piange per i loro dolori: oltre all’acclamata interprete ed autrice Phoebe Waller-Bridge nei panni della protagonista, va detto che tutto il cast dell’intera fiction, decisamente all british, è davvero sensazionale, con interpreti già bravissimi di loro ma qui incredibilmente in parte, tra cui è impossibile non citare una perfetta Sian Clifford, nei panni di Claire, la sorella di Fleabag ed una Olivia Colman sempre da applausi lunghissimi, qui nel difficile ruolo della matrigna delle due donne, tutto contrappuntato da maestosa cattiveria e feroce antipatia.

Olivia Colman nei panni della matrigna di Fleabag e Claire

Come secondo esempio di eccellenza in campo recitativo e narrativo, guardatevi questa seconda clip, dove Fleabag decide di recarsi a casa della sorella e di suo marito Martin per cercare di vendere una statuetta che ha rubato la sera prima a casa dell’insopportabile matrigna e da cui spera di ricavare una parte dei soldi che non ha il coraggio di chiedere in prestito: le battute con cui la Waller-Bridge si rivolge al pubblico sono a a volte solo nomi, pronunciati con una smorfia o persino solo un broncio o un sopracciglio alzato, per un effetto comico ovviamente reso possibile solo dal mezzo televisivo (lo show è infatti tratto da una commedia teatrale scritta dalla stessa autrice, ma nell’adattamento per la televisione la Waller-Bridge ha inserito dei valori aggiunti coerenti con il diverso medium narrativo, come farebbe ogni vero sceneggiatore).

Torniamo però al nostro discorso iniziale sulle mestruazioni, perché in questa commedia umana in due lunghissimi atti, che appunto è la serie televisiva in oggetto, quello del ciclo mestruale non è certo un evento sottolineato in modo particolare, ma è comunque una presenza ricorrente, qualcosa con il quale nella vita reale tutte le donne devono fare i conti fino alla loro menopausa e come tale viene fatto spesso rientrare nei dialoghi, nelle battute salaci o in alcuni di quei momenti di scrittura altissima, come appunto è quello mostrato nella terza ed ultima clip di questo post, con oggetto questa volta il brevissimo incipit, posto prima della sigla con cui si apre la seconda puntata della prima stagione, quella che venne attesa in UK con ansia dal pubblico britannico, dopo il grande successo della prima serie: lo sfondamento della quarta parete, di cui abbiamo parlato sopra, si amplia qui in un gioco di rimandi ed empatie ancora più grande e tutta la scena diventa una proiezione delle sensazioni della stessa protagonista.

So bene che noi uomini saremmo capaci di fare degli interi simposi pubblici sui nostri malesseri, mettendo in piazza ogni virgola ed ogni passaggio delle nostre sofferenze, immuni a qualsiasi forma di buon gusto o riluttanza, mentre le donne in genere tendono ad essere molto più riservate, tuttavia, anche a costo di infrangere qualche piccolo tabù di buona educazione e discrezione, mi piacerebbe molto sapere come chi mi legge viva o abbia vissuto il fastidio delle mestruazioni, sia personalmente che nei rapporti all’interno della sua famiglia o del proprio ambiente di lavoro: mia moglie, ad esempio, aveva dei dolori così spiccati e prolungati e delle perdite di sangue così copiose (intensificate da alcuni fibromi intrauterini ed una storia clinica complessa) da dover assumere integratori al ferro per non diventare anemica e da essere costretta persino a stare a casa dal lavoro il primo giorno del ciclo, vivendo quindi l’arrivo dell’agognata menopausa (giunta molto tardiva, per non farsi ovviamente mai mancare nulla!) come un traguardo di vera liberazione; per altre donne, magari, tutto questo non accade o non è mai accaduto ed anzi il loro ciclo viene vissuto con la spensieratezza di quelle attrici degli spot pubblicitari, che in quei giorni del mese si infilano un assorbente interno e vanno a fare lanci con il paracadute, chissà!

Buona serata a tutti e tutte!


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57 pensieri riguardo “Dismenorrea e Quarta Parete in Fleabag

  1. Bellissimo post come sempre amico mio, riguardo alla soglia del dolore dell’uomo e della donna….non dirò niente, sarebbe come sparare sulla croce rossa, se ci hanno fatto su anche una pubblicità ormai è una cosa assodata 😛
    Per quanto riguarda la tecnica cinematografica “dell’abbattimento della quarta parete” (non sapevo assolutamente che si chiamasse così), la trovo molto interessante e accattivante, soprattutto quando si tratta di film comici.
    Ora veniamo al punto dolente, la serie Fleabag, ho iniziato a vederla l’anno scorso, su consiglio di Vittorio, ma guardai solo i primi due episodi e non sono riuscita a guardare altro. Non mi piace, per riassumere in una parola direi che la trovo “eccessiva”: nel linguaggio, nell’atteggiamento, in tutto, in definitiva mi pare per molte cose esagerata, una vera forzatura alquanto distante dalla realtà.
    Come dico sempre penso che ci sia il giusto modo per poter dire qualsiasi cosa, ma il modo di Fleabag per me non è quello giusto e invece di farmi ridere come dovrebbe, mi da a volte un certo fastidio perché lo trovo scurrile senza motivazione.
    Questo come sempre è solo il mio pensiero personale, come sempre è questione di gusti, ma questa serie non è davvero nelle mie corde.
    Infine per rispondere alla tua domanda circa il ciclo, tranne in alcuni mesi, ad esempio nel cambio di stagione, non sono state eccessivamente dolorose, anche se il disagio c’è sempre stato per il dover spostarmi sempre, in quella settimana, con numerosi assorbenti di quelli più consistenti in quanto mi sono sempre venute come un fiume in piena e questo comportava doversi cambiare circa ogni 2 ore per evitare inconvenienti. Questo è durato davvero molto in quanto sono andata in menopausa a 60 anni finalmente.
    Buona serata amico mio e buona domenica!

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    1. Carissima Silvia, lo spessore dei tuoi commenti e soprattutto la tua voglia di mettersi in gioco, cercando di capire e di scoprire ogni volta cose che magari non conosci quanto invece vorresti, approfondendo con uno spirito critico che ti posso assicurare non è assolutamente comune nelle persone della nostra generazione, oramai non mi stupisce più, anzi è persino rasserenante leggerti!
      Ti racconto adesso una cosa che probabilmente non sai perché non ne abbiamo mai avuto occasione di parlarne prima: fino al mio post di due settimane or sono, quello su Bang Bang Baby, io non avevo mai visto Fleabag!!
      Certo, ne avevo sentito parlare, anzi avevo letto come persone che io stimo moltissimo a livello pubblico ne avevano tessuto le lodi a destra e sinistra e poi come anche persone mie amiche (certamente non famose ma comunque da me reputate intelligenti ed attente) ne avevano esaltato la scrittura eccellente, ma nessuna di queste voci era riuscita a farmi superare lo scoglio delle prime due puntate!!
      Sì, come ti potrebbe testimoniare anche Lapinsu, con il quale ho parlato più volte di questo, io avevo provato più di una volta ad iniziare questa fiction, ma la noia ed un vago senso di repulsione, per la protagonista che ritenevo eccessiva ed antipatica, mi avevano ogni volta fatto crollare la voglia di continuare, completamente…
      Eppure, ogni volta c’era come un campanello di allarme, qualcosa probabilmente legato alla mia curiosità, che avvisava, che mi diceva che dietro quell’antipatia del personaggio c’era una sorta di malattia, un disturbo del comportamento, che veniva reso purtroppo come tale in modo realistico dalla sceneggiatrice: insomma, per farla breve ho ricominciato a vedere Fleabag dall’inizio immaginando questa volta che la scrittrice, della cui bravura in altri lavori avevo le prove (compreso l’ultimo film della saga di James Bond), non potesse non essersi accorta che la sua creatura era sbagliata, forzata, eccessiva e quindi non era possibile che non lo avesse fatto apposta…
      Affrontai così il terzo, il quarto ed il quinto episodio della prima stagione con questa consapevolezza e mano a mano mi rendevo conto che anche la protagonista aveva coscienza del suo essere sbagliata, finché al sesto episodio ci fu un avere propria rivelazione, come uno scrigno che si apre e rivela il segreto che ti era stato fino a quel momento tenuto nascosto, come uno psicologo che di colpo tira fuori dal cilindro il motivo del perché un suo paziente ha paura dei ragni!
      Paradossalmente, come in un giallo, dopo aver scoperto l’identità del colpevole, anche tutti i suoi comportamenti tenuti nel corso della storia si rivelano parte di un piano o meglio vengono spiegati da altre spiegazioni.
      È per questo che ho paragonato la storia di Fleabag ad un orologio di alta precisione, perché non ricerca un consenso immediato ma anzi è disturbante come potrebbe esserlo il paziente che offende il proprio terapeuta perché ha bisogno di lui ma non lo vuole ammettere…
      Di fatto, io ho ricominciato a vedere Fleabag esattamente quando in un commento Vittorio te l’aveva consigliata: Quello fu l’esatto momento in cui mi convinsi che dovevo capire cosa c’era sotto quella coperta, dietro il porcellino d’India, dietro la caffetteria o la statuetta dalle grandi tette, dietro tutte queste cose che nelle prime due puntate mi erano sembrati solo Enzo tsparsi e male assemblati e non avevo visto che invece erano sul serio ovvero tessere di un puzzle.
      Anche dopo aver visto tutte le sei puntate della seconda e ultima stagione ( la Waller-Bridge decise di concludere la storia all’apice del suo successo), Fleabag non è assolutamente una delle serie televisive preferite, ma ringrazio ogni volta di aver avuto la fortuna di averne scoperto le perle nascoste.
      Poi i gusti sono gusti e certe cose non possono e non debbono piacere per forza (A me capita in continuazione con libri quadri e canzoni che mandano alte e in visibilio altri che a me fanno letteralmente schifo).

      Bye, Bye!

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      1. Può essere, forse mi sono arresa troppo presto 😏

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        1. Chissà, oppure forse ti sei salvata!
          Nessuno lo saprà mai, ma soprattutto, va bene così, sul serio! La vita è troppo preziosa e corta da farsi paranoie di completezza e se mai capita di scoprire qualcosa che pensavamo diversa, meglio così ma il mondo andrà avanti lo stesso 😊

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    2. Ah, dimenticavo! Mia moglie è andata in menopausa pochissimo prima dei sessanta, con sua mamma che invece ci era andata a 45 anni ed il ginecologo che diceva a mia moglie di stringere i denti, di aspettare perché prima o poi sarebbe arrivata e così fu, con la menopausa che di fatto mise fine a perdite e dolori per sempre!

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      1. Anche lei c’è andata tardi, una liberazione visto che stava anche male.

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        1. Ancora oggi festeggiamo l’avvenimento!!! 😁😁😁

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            1. Evito di entrare nel dettaglio ma è stato un lunghissimo periodo di sofferenze estenuanti e paure ed ansie che ancora adesso capita che ci svegliamo pensando a tutto questo, anche se oramai è acqua passata…
              Un abbraccio forte forte e buona serata!

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  2. Da donna posso dirti che il ciclo è una grande rottura di scatole, ma è meglio della menopausa.
    Credo non sia mai indolore, nel senso di traumatico. Io ho dovuto subire un intervento definitivo perché ho rischiato di morire. Sono arrivata in ospedale con 4,8 di emoglobina, poi sceso a 4,4. Ovviamente il discorso sarebbe lungo. Ho avuto anche io fibromi, come tua moglie. Risultato due tagli come da parto cesareo senza aver avuto la gioia della maternità. Eppure sono ancora qua.
    Mio marito per un’influenza chiese il massaggio cardiaco, ne abbiamo fatta di strada insieme. Ho rielaborato il tutto da sola, ma con un marito amorevole accanto! Sono una donna fortunata!
    Buona serata
    Val

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    1. È così, Val, alla fine tutto si riassume in cosa riusciamo a fare o come possiamo sopravvivere con quello che abbiamo, né più né meno…
      Per mia moglie (e per caduta anche per me) l’arrivo (assai tardivo) della menopausa fu salutato con gioia enorme, compreso il suo ginecologo, scongiurando anche il rischio di un’asportazione uterina totale…
      Non solo non c’è una regola uguale per tutte le donne ma il destino ha anche buttato via il libretto di istruzioni della vita delle donne e degli uomini ed ognuno si arrangia come meglio riesce!
      Buona serata e grazie per tutto!

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      1. Io non ho potuto evitare……non c’è giorno che non mi domandi il perché, ma amo tanto la vita, nonostante tutte le sue difficoltà!
        Buona serata a te, è un dolore insidioso che si riaffaccia quando meno te lo aspetti, come se dovessi tenere a bada una bestia feroce. Grazie a te!

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        1. Grazie a te per il dono della tua sincerità e della tua confidenza!!
          Buona serata e splendidi sogni!

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          1. Forse sto piano piano pacificandomi con quanto ci è capitato, è un dolore condiviso con mio marito, che mi è stato appiccicato più che vicino, mi ha fatto anche da infermiere!
            Certo io l’ho vissuto in prima persona!
            Sono contenta di essermi confidata, buona serata e splendidi sogni!!!

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            1. Scusa il ritardo nella risposta: la gioia è mia e grazie sul serio! Un bacione, Val!

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              1. Ma figurati, è davvero bello parlare con te! Un bacione
                Val

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          2. Anche io non ho visto la serie, mi sono basata sulla mia esperienza personale, non è escluso che la guardi!

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  3. Paola Pioletti70 25 Giu 2022 — 20:23

    Che post bello!!!! Non l’ho visto sai?

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    1. Mi sarebbe piaciuta la tua opinione… Chissà!

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      1. Paola Pioletti70 26 Giu 2022 — 9:33

        Se lo guardo te lo dico

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  4. Io sono fortunata, non ho dolori di nessun tipo, ma ricordo mia madre che doveva addirittura mettersi a letto, almeno nei primi 2/3 giorni del ciclo. Ricordo ai tempi del liceo una compagna che in quei giorni non riusciva neppure a venire a scuola, e non erano scuse perché era una ragazza molto studiosa, le dispiaceva perdere le lezioni. Le mie figlie per fortuna hanno preso da me, mai avuto dolori. Facciamo schifo, lo so 🙂

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    1. Ho appena finito di rispondere a Val che nella mia vita di maschio non ho conosciuto una donna che si comportasse come un’altra riguardo queste questioni…
      Siamo tutti così squisitamente e maledettamente diversi ed ognuno cerca di vivere il proprio corpo con la consapevolezza che il libretto delle istruzioni non ci viene mai fornito e dobbiamo scoprire da soli a quanto giri fare andare le nostre centrifughe o la temperatura dei nostri forni o i tasti da premere per far partire una registrazione…
      Siamo messi sul mercato a volte senza nemmeno sembrare nuovi, ma anzi con già gli acciacchi di una macchina usata e magari, chissà, a volte capita che con quegli acciacchi arriviamo a durare di più di altre macchine…
      La vita è davvero mooooolto varia…
      Grazie di cuore, moltissimo, per la tua confidenza: l’ho apprezzata molto di più di quanto non creda!
      Buona serata!

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    2. Io sono molto contenta per voi, meglio così, non auguro a nessuno quello che è capitato a me.

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      1. Nella vita capitano tante cose, alcune belle altre terribili, dipende solo da noi come le affrontiamo. Tu hai avuto sicuramente molta sfortuna e una dose di sofferenza maggiore di tanti altri, però hai trovato la forza di reagire cercando e dando valore a quello che di bello la vita ti ha offerto, tuo marito e la tua famiglia, le amicizie e il tuo bel carattere solare. Ci sono persone che per molto meno di quello che è capitato a te si deprimono in modo irreversibile. Invece è importante capire e accettare che la vita dà e la vita toglie, e non ci possiamo fare niente.

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        1. Hai detto delle parole sacrosante e magari lo capissero tutti!
          Non c’è una gara e non c’è una classifica nella malasorte che colpisce più o meno tutti ed è davvero verissimo che la forza d’animo ed un carattere solare come quello di Val è un’arma potentissima per sopravvivere, anzi per vivere!
          Altresì il mondo è pieno di persone fragilissime alle quali basta un decimo di quelle sofferenze per cadere in depressione, spesso rifiutando anche l’aiuto terapeutico (lo dico ad alta voce, anche farmacologico, a volte indispensabile)…
          Di certo il confronto, il non restare soli e cercare di non nascondere e non nascondersi sono la base di partenza per qualsiasi cura, ma tanti non lo accettano, a volte spalleggiati da familiari che preferiscono buttare tutto sotto il tappeto…
          Ma oggi è Domenica, c’è il sole e Caronte sta per arrivare… Meglio uscire a fare un giro prima che il sole ci bruci… Meglio sorridere e raccogliere sorrisi…
          Da quando sono su WordPress ho incontrato molte più persone belle (come te e come Val) che non brutte e questo vorrà dire qualcosa!
          Buona uscita e buona domenica a tutte e due!

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          1. Grazie, una serena domenica anche a te.

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          2. Ti ringrazio di cuore ❤️ carissimo. Io nella mia vita posso dire di non essermi fatta mancare nulla, però ho sempre trovato la forza per reagire. In passato ho anche sofferto di depressione, da ragazza. Sono stata fortunata perché la mia famiglia mi ha aiutato, i miei genitori, mio fratello e mia cognata, che ancora c’era, mia zia. Non abbiamo nascosto la testa sotto alla sabbia. Il discorso sarebbe lungo. Penso che senza quel brutto capitolo forse non sarei la persona che sono. Ho fatto tesoro di quello che mi è capitato e nel mio piccolo mi sono strutturata per cercare di aiutare e dare sostegno, cosa che ho sempre fatto.
            La depressione viene spesso erroneamente scambiata per debolezza, ci si sente in colpa, sj fugge. Ovviamente bisogna

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          3. Oggi con i commenti sono un disastro più del solito!
            Nella mia vita non mi sono fatta mancare nulla, da ragazza ho sofferto di depressione e la conosco bene, ma la mia famiglia non ha nascosto la testa sotto alla sabbia. Ci siamo rivolti ad uno psichiatra e oltre ai miei genitori e mia zia, chi mi ha aiutato moltissimo sono stati mio fratello e mia cognata, che ancora c’era.
            Ho fatto tesoro di quello che mi è capitato. Mi dispiace che da molti venga scambiata per debolezza, è una malattia, come tale si può curare. Ricordo le parole di un dottore che all’epoca non capii: “Guardi Valeria che il farmaco miracoloso non esiste, se lei non si mette in testa di reagire, nessuno potrà fare nulla per lei!”. Dure, di difficile comprensione, un giorno compresi e, per quanto in seguito, si comportò male, per quelle parole ancora lo ringrazio. Ovviamente ogni storia è a sé stante, di certo c’è che la depressione non è una colpa!
            Io ho avuto la fortuna di incontrare su WordPress molte persone meravigliose!
            Grazie, buona domenica!

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            1. Sono stato molto contento di questo scambio di parole, Val!
              Buona domenica calda e sorniona e buona vita!

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              1. Sono stata molto contenta anche io caro Paolo!
                Buona domenica e buona vita a te!
                Val

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        2. Ti ringrazio tantissimo Raffa per le tue parole bellissime!
          Penso che le difficoltà facciano parte della vita, ma ho imparato a vedere il bello in ogni cosa. A volte è più difficile, ma sono contenta di non essere diventata una persona rancorosa, mi considero una persona molto fortunata e dal momento che ho rischiato seriamente più volte di morire, sono una miracolata. Posso solo provare gratitudine per questo e del resto la vita è meravigliosa sempre, ci dà sempre nuove possibilità, basta saperle cogliere, come hai detto giustamente tu!
          Grazie di cuore ❤️ per le tue parole, cara Raffa! Significano davvero tanto per me! Sei una persona speciale, ho avuto spesso modo di pensarlo, ma ora voglio dirtelo! 🥰

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          1. Ti ringrazio Valeria, anche tu sei speciale. 🤗

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            1. Grazie Raffa! Ti auguro una domenica ricca di serenità! 🤗

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  5. Mi riferivo a Raffa e alle sue figlie, non è una colpa non aver sofferto!

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  6. Post stupendo!
    Ti ringrazio per aver parlato anche di quella serie, che conoscevo davvero poco

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    1. Grazie Luisa! Sei una delle mie lettrici più assidue e gentili!!
      Ci sei sempre e sempre con parole di grande cortesia!
      Sulla serie Fleabag vale però il discorso che abbiamo fatto assieme io e Silvia ed ovvero che la genialità della scrittura (ma anche della recitazione onestamente) non toglie assolutamente una discreta antipatia di fondo nei confronti di una protagonista (assoluta mattatrice e quindi onnipresente in ogni scena) che sembra far di tutto per risultare persino di cattivo gusto e questo può comprensibilmente stancare durante la visione delle prime puntate (più avanti, quando vengono svelate le motivazioni di certi atteggiamenti lo spettatore fa pace con gli attori e specie con Fleabag).
      Quindi un prodotto importante, decisamente, ma anche ostico all’inizio.
      Buon residuo di Domenica!

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      1. Ti ringrazio anche per questa ulteriore graditissima osservazione🙏
        Buona serata

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  7. sulla soglia del dolore ci sono come ovvio eccezioni. Ci sono donne che l’hanno bassa. Basta poco per farle urlare. Ci sono uomini che sopportano stoicamente il dolore. Per quanto riguarda il ciclo mestruale è un’area grigia frutto di atavici tabù femminili tramandati di madre in figlia, perché parlarne è disdicevole.
    Per quanto riguarda la menopausa, è vero che la donna si libera di una schiavitù, ciclo mestruale, genera un’altra tipologia di dipendenza: le vampate di calore, l’insofferenza e l’irritabilità, l’acquistare peso, il cambio delle forme che in qualche caso genera depressione. Insomma se non è zuppa, è pan bagnato.

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    1. Direi, caro Bear, che come accade spesso e come dicevo anche con le nostre amiche compagne di blog, non esiste una regola generale: come dici tu, per alcune donne l’arrivo della menopausa è un mezzo trauma, uno sconvolgimento ormonale e caratteriale che segue un lungo periodo di fertilità magari senza troppi fastidì, per altre invece è la agognata liberazione da dolori e disagi invalidanti…
      Come scrivi tu e come ho detto anch’io non c’è una regola…
      Sulla capacità di sopportare il dolore invece ritengo che, pur con le dovute eccezioni (che proprio in quanto tali non mutano la statistica), le donne siano nettamente superiori agli uomini, forse (la mia è solo una supposizione) per una predisposizione genetica ancestrale alla sopportazione del dolore del parto…
      Buona domenica, Bear e grazie sempre di esserci con regolarità matematica!

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      1. Come tutte le regole, ci sono le eccezioni. Quindi nulla da stupirsi di quello che hai scritto su schiavitù e dolore.
        Non ho parlato della serie televisiva perché non avrei avuto nulla da aggiungere al tuo scritto.
        Buona domenica

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          1. Parlare di qualcosa che non si conosce non mi sembra il massimo dell’obbiettività

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            1. Magari la pensassero tutti così… !!

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              1. Hai ragione. Tutti parlano e sentenziano come se fossero degli esperti.

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  8. Credo non ringrazierò mai abbastanza Phoebe Waller-Bridge per Fleabag perché è un personaggio geniale e vero.
    Ho avuto la fortuna di iniziarlo e finirlo tutto in una volta senza dover aspettare e non mi sono ancora ripresa, io sono ancora seduta su quella panchina.
    Per quanto riguarda le gioie fisiologiche dell’essere donna, non ho mai patito chissà quanto dolore, anzi devo dire che sono stata relativamente fortunata sotto quel punto di vista (anche se ho altri problemi di salute collegati a quell’apparato maledetto), ma io semplicemente preferirei un sms mensile tipo “ok non sei incinta” ed evitare tutto lo schifo direttamente connesso.
    Andare a un concerto con la morte interiore del dover usare quei cessi più volte per evitare scenari alla shining diciamo che me lo risparmierei volentieri. Invece è successo più volte e ho bestemmiato sempre.

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    1. Bellissimo commento, sia come appassionata ed esperta di cinema e tv, sia come donna e quindi fisicamente coinvolta nel discorso del ciclo meustrale… Ti ringrazio sul serio…
      Come ho scritto in altri commenti, io invece ci ho messo un po’ ad ingranare la giusta marcia con il character di Fleabag (forse proprio perché così vero ed anche così problematico), ma una volta entrato nel giusto mood, beh, allora non mi sono più fermato!
      Sono moltissimi i momenti di una scrittote preziosa, geniale e molto più significativa di quanto il canovaccio della comedy prevederebbe, ma come hai visto ne ho scelto tre davvero al minimo di ogni spoiler.
      Leggere un tuo commento è sempre emozionante!!!
      Grazie, grazie, grazie!

      P.S. Mi sfugge adesso se avevamo parlato assieme di Killing Eve…

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      1. Non sei il primo a dirlo, ma anche alcune donne han fatto fatica all’inizio ad appassionarcisi. La protagonista detto tra i denti è una stronza, ma piena di paturnie e pulsioni che rasentano la realtà e non puoi non empatizzarci perché è un disastro su gambe. Non c’è comunque niente di male.
        Di Killing Eve non ci abbiamo mai parlato ma forse perché, semplicemente, non l’ho mai iniziato. Lo farò perché c’è Jodie Comer che mi piace molto, ma coi miei tempi.

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        1. Sono da accordissimo con te parlando con una mia amica spiegavo che la protagonista di Fleabag A quel tipo di comportamento scostante e borderline per motivazioni legate al suo vissuto che vengono raccontati mano a mano che gli episodi vanno avanti ed è impossibile alla fine della stagione non empatizzare con lei e ti viene voglia di abbracciarla quando percorre la strada con gli occhi pieni di lacrime…
          Killing semplicemente un capolavoro tutte e quattro le stagioni ognuna scritta da una donna diversa ogni volta da una grande autrice

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          1. Lo recupererò, sono abbastanza curiosa. Ma è finito o va avanti ancora? Non cerco perché ho paura di trovare spoiler.

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            1. Il progetto iniziale della Waller-Bridge (creatrice della serie, scrittrice della prima stagione e produttrice di tutte e quattro) prevedeva Quattro stagioni con specifiche evoluzioni caratteriali di tutti i personaggi e delle loro relazioni e così è stato… La storia è definitivamente conclusa con l’ultima puntata della quarta stagione e per l’amor di Dio non cercare nulla perché gli spoiler sono a bizzeffe proprio sulle ultime puntate!!!
              Un massacro terrificante di spoiler!!!

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              1. Oddio allora mi sono salvata inconsapevolmente! Grazie, starò ben alla larga.

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