Adolescenza

Non è di certo un periodo facile quello dell’adolescenza, soprattutto oggi, le scuole sono diventate il focolaio del bullismo che si espande poi nel web con risultati davvero disastrosi e a volte, purtroppo, tragici.

Quello che dovrebbe essere il momento della spensieratezza, della gioia, delle amicizie si rivela per molti un vero incubo e la cosa peggiore è che la colpa, in buona parte è la nostra.

Noi siamo i genitori di tutti quei ragazzi che vengono discriminati e bullizzati…..ma siamo anche i genitori di quelli che discriminano, offendono, bullizzano e picchiano……pensiamoci.

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Gli anni scolastici….

Vista la situazione che perdura da più di un anno e l’impossibilità di rivedersi per una cena di gruppo, una ex compagna delle superiori ha formato un gruppo su Wathsapp per noi ex compagni di scuola, giusto per non perdere i contatti.

Nel corso dei vari messaggi alcune hanno ricordato quegli anni (di scuola) come indimenticabili, asserendo di ricordare ogni momento, classificandoli come indimenticabili e riscuotendo il consenso di altre ex compagne….

Io non ho partecipato, volutamente, alla discussione per non smontare gli animi, personalmente ricordo poco di quegli anni, quello che ricordo è che cercavo di andare bene in modo da essere promossa e finire il prima possibile.

Non sono stati anni così memorabili e fantastici, anzi, e, anche potendo, non ritornerei mai a quel periodo.

Io ho iniziato a stare bene, ad acquisire autostima e fiducia in me stessa solo da quando ho iniziato a lavorare e poi ho formato la mia famiglia e quindi non rimpiango per niente tutto il periodo precedente.

A parte questo penso che tornare indietro vorrebbe solamente dire ripetere gli errori già fatti quindi non ci trovo davvero alcun senso visto che ritornare al passato con la testa di oggi non sarebbe possibile e anche se lo fosse sarebbe davvero un altra vita e a me va benissimo quella che ho costruito fin’ora, con tutte le sue imperfezioni e con i suoi limiti.

Inoltre ho ancora tante cose da fare e piccoli traguardi da raggiungere e superare quindi non è davvero il caso di perdere tempo guardando al passato, quindi sempre avanti “con scudo e anfibi” come mi ha insegnato un’amica 😉

Buona giornata.

silvia

Riflessione

Come ci ricordava Adri: la vita non è mai solo bianca o nera e come diceva Liz: bisogna imparare a volare, perché solo dall’alto possiamo riuscire a vedere tutte le sfumature….anche in questi giorni così strani…

silvia

Il cappello color porpora

L’avevo pubblicato tanto tempo fa, non ricordo nemmeno in quale blog, ma mi è tornato in mente in questi giorni e lo voglio dedicare a Cate, così lo ripubblico:

RIFLESSIONI Il cappello color porpora
A tre anni Lei si guarda e vede una Regina.

A otto anni Lei si guarda e vede Cenerentola.

A quindici anni Lei si guarda e vede una Brutta sorella (“mamma non posso andare a scuola con questo aspetto qui”).

A venti anni Lei si guarda e si vede “troppo grassa/troppo magra, con i capelli troppo lisci/ troppo arricciati”, ma decide che uscirà di casa lo stesso.

A trenta anni Lei si guarda e si vede “troppo grassa/troppo magra, troppo bassa/troppo alta, con i capelli troppo lisci/ troppo arricciati” ma decide che non ha tempo di risistemarsi e che uscirà di casa lo stesso.

A quaranta anni Lei si guarda e si vede “troppo grassa/troppo magra, troppo bassa/ troppo alta, con i capelli troppo lisci/ troppo arricciati” ma dice: “almeno sono pulita”, ed esce di casa lo stesso.

A cinquanta anni Lei si guarda e si vede “esistere” e se ne va dovunque abbia voglia di andare.

A sessanta anni Lei si guarda e ricorda tutte le persone che non possono più nemmeno guardarsi allo specchio. Esce di casa e conquista il… mondo.

A settanta anni Lei si guarda e vede saggezza, capacità di ridere e saper vivere, esce e si gode la vita.

A ottanta anni non perde tempo a guardarsi. Si mette in testa un cappello color porpora ed esce per divertirsi con il mondo.

Manda questo messaggio a tutte le donne che hai la fortuna di avere come amiche con l’ augurio che sappiano afferrare molto prima quel cappello color porpora!
da: IL CAPPELLO COLOR PORPORA [cartoline video animazioni e giochi gratis] (rivelazioni.com)

F.C.T.

Scrissi questo post tanto tempo fa, come si può notare dalla data, ma il mio pensiero non è cambiato e trovo che sia più che mai attuale anche perché anche in questo mondo le cose non sono poi tanto cambiate, l’unica cosa diversa è che ora ho meno pazienza e difficilmente riesco a star zitta, anche se spesso sarebbe la cosa migliore proprio per i motivi spiegati nel post…

F.C.T.

17lunedìgen 2011

Posted by silvia in fondo al cuore in VITA

[Modifica]

Premetto che non sono nessuno, nel senso che ho un semplice diploma di ragioniera…..nessuna laurea, e pur essendo un Funzionario Statale la mia posizione non mi ha mai fatto sentire superiore ad un qualsiasi collega di 5 o 6 livelli (in senso puramente di qualifica) sotto il mio, tanto per rendere l’idea.

Per questo motivo quando assisto a palesi manifestazioni di superiorità soprattutto qui, senza conoscere chi sono gli altri che si stanno giudicando, dopo il primo momento di fastidio, mi viene da sorridere soprattutto perché chi si comporta in questo modo non si accorge di mettersi davvero in ridicolo e pur nella sua “superiorità” enunciata non si rende conto che la mancanza di repliche da parte dei soggetti così “incompetenti” e banali, è solo manifestazione di un buon senso che impedisce di scendere a basse polemiche, soprattutto per rispetto del titolare del blog!

La cosa che mi stupisce è che questo atteggiamento l’ho notato spesso in persone che fanno sfoggio della loro fede e del loro credere……beh, sarebbe opportuno che facessero un ripassino della Bibbia, perché, per quanto ne so, la superbia è un peccato capitale!

Quello che mi chiedo è il perché di un così palese astio e livore…..davvero non capisco, penso che ciò sia dovuto alla necessità di essere sempre e unicamente al centro dell’attenzione e in posizione di privilegio rispetto alle altre amicizie che vengono viste come ostacoli, mi spiace davvero per le persone che ne sono affette perché con questi sentimenti non si vive certo bene……ci si rovina la pelle…..il colorito…..ma soprattutto il fegato!!!!! Quindi credetemi, meglio evitare!

Indubbiamente esistono persone che hanno una marcia in più nei confronti degli altri, per cultura o per doti naturali….. ma queste quelle che hanno saputo associare queste qualità all’intelligenza e farne un tutt’uno, e che, soprattutto, fanno sempre del cuore la loro guida.

Che siano studiosi, o scrittori, o poeti, o pittori o artisti di altro genere…..quando mettono il cuore in quello che fanno viene percepito, sono seguiti, ed incontrano l’apprezzamento di tutti, mentre coloro che, pur possedendo le capacità….si preoccupano solo di far colpo….della forma….della metrica…..delle regole…..produrranno solo opere, ben fatte, curate, precise…..ma sterili!

Comunque queste sono scelte di vita, ed oltre alla norma VIVI E LASCIA VIVERE che è fondamentale, c’è un’altra regola che sarebbe bene che ognuno seguisse nella vita……in sintesi il titolo di questo post: F.C.T.

Ora mi trovo un po’ in difficoltà…….perché le parole estese sono in gergo  un po’ dialettale…..ma modificarle o fare una traduzione italianizzata ne farebbe perdere il loro vero significato…..quindi scusate i termini…..ma la regola di vita F.C.T.  è questa: FATTI  i  .AZZ TUA!!!!!!!!!!

silvia

Riflessioni

Ogni tanto mi capita di ripensare a quando mia figlia era piccola, 3, 4, 5 anni, era davvero uno spasso uscire con lei perché se c’era un gatto o un cane nelle vicinanze era sicuro che si avvicinasse e che iniziasse a farle le feste, o le fusa nel caso del gatto.

A volte i cani erano più grandi di lei ma per fortuna non ha mai avuto paura, anzi, gli animali sono sempre stati la sua passione e la sintonia con loro è sempre stata molto evidente.

Quando è diventata più grande, diciamo dai 12 anni in avanti, agli animali si sono aggiunti i bambini più piccoli che hanno sempre dimostrato per lei una vera predilezione, e oltre a loro le persone, piccole o grandi, con sindrome di down oppure è capitato anche con bambini con problemi di socialità (come si dice dello spettro autistico).

Lei è sempre stata una bambina e ragazzina abbastanza timida e molto gentile, questo sicuramente deve aver influito in questa empatia, così come ha influito il fatto che non abbia mai indietreggiato di fronte all’abbraccio o a un bacino di questi bambini e adulti, (intendo con la sindrome di down), perché sin da piccola le ho sempre insegnato che erano altre le cose di cui aver paura e che queste erano solo manifestazioni d’affetto.

Ancora oggi c’è una signora, sorella di un gestore di un ristorante dove ogni tanto andiamo, in tempi normali, che quando la vede le viene incontro e la saluta con un forte abbraccio, fa davvero molta tenerezza perché anche con l’età, a differenza nostra, rimangono anime pure, come i bambini, e agiscono d’istinto senza preoccuparsi delle convenzioni e delle altre stupide remore che invece abbiamo noi.

Con il bambino autistico invece è stato tutto molto silenzioso, era solo un’interazione di piccoli gesti, muovendo gli oggetti con i quali lui stava giocando, con molta calma e senza dire nulla e dopo parecchio tempo, venuto il momento di andare via, quando lei si è alzata, lui ha teso il braccio porgendole uno di quegli oggetti, guardandola, cosa che durante il gioco non aveva mai fatto.

La mamma ci disse che era molto strano che interagisse così con qualcuno che non conosceva e ne rimase molto contenta.

Lo sapete perché viene chiamato Spettro autistico? Perché ogni bambino è un caso a parte, non ci sono regole che valgano per tutti, ognuno reagisce a suo modo. Certo ci sono gradi diversi, da quelli molto leggeri a quelli più complicati, l’unica cosa in comune è forse quella che tutti si creano un loro mondo, una zona confort in cui poter stare tranquilli con i loro riti quotidiani, perché il nostro mondo è troppo “eccessivo” in quanto la loro percezione di tutte le cose, rispetto alla nostra, è di molto amplificata.

Comunque il discorso sarebbe davvero lungo e non è questo il luogo, però se solo le persone si informassero e cercassero di capire invece di giudicare si starebbe molto meglio.

Ho visto molte mamme tirarsi indietro e tirare a se i propri figli davanti alla richiesta di un abbraccio o di un bacino, senza preoccuparsi di quanto questo rifiuto potesse far male.

Pensate a quanto male possa fare l’ignoranza, quella dettata dal giudicare e dal non voler conoscere le cose, pensate ad anni passati, quando ai mancini veniva legata la mano sinistra dietro la schiena per obbligarli a scrivere e ad usare solo la destra, perché la sinistra era la mano del diavolo!

O ancora a quando i bambini semplicemente dislessici venivano catalogati come “ritardati” o “somari” per non cercare di capire dov’era il problema e scoprire che invece si trattava di un diverso sistema di apprendimento che nulla ha a a che fare con l’intelligenza. Bastano piccoli semplici trucchi e i bambini riescono a leggere e scrivere come tutti gli altri e ad ottenere gli stessi risultati.

Ognuno di noi ha un modo diverso di vivere e di affrontare le cose della vita, con i propri riti, le proprie abitudini, le proprie fissazioni e le proprie paure, eppure siamo molto bravi a nasconderle per rientrare nella tanta agognata “normalità” e non essere considerati diversi, ecco questa è la gente più pericolosa, quella che finge di essere ciò che non è e che può “esplodere” in ogni momento.

Questi ragazzi invece si mostrano come sono e chiedono solo che qualcuno cerchi di capire e di comprenderli senza giudicare.

silvia

Questi giorni

La vita è cambiata e noi con essa, dobbiamo fare i conti con questa nuova condizione e imparare a conviverci, senza fare drammi e senza dare di matto perché non serve proprio a nulla ed, anzi, non fa che peggiorare le cose sia per noi che per chi ci è vicino.

Non si può pensare di chiudersi in casa, la vita continua, anzi Deve continuare, sia pure con tutta l’attenzione e le precauzioni da prendere.

Bisogna organizzarsi in modo da rendere le nostre abitudini, il lavoro, gli spostamenti, la socialità il meno pericoloso possibile e poi sperare in bene.

Passerà prima o poi, passa tutto nel tempo, quindi questa è una certezza che dobbiamo fare nostra e che deve alimentare la nostra speranza.

In questo periodo, diciamo da marzo in poi, ci sono stati dei cambiamenti, anche al lavoro ad esempio, c’è più sincera voglia di rivedersi e di collaborare, c’è più senso di “squadra”, cosa che avrebbe dovuto essere senza bisogno di un virus….ma vabbè, bisogna accontentarsi 😉

Siamo tutti nella stessa barca insomma, proprio per questo bisogna cercare di fare quello che si può per essere di sostegno e di aiuto a chi è più fragile, a chi non riesce ad adattarsi a questa situazione e si deprime, basta così poco, una parola, un pensiero, uno sguardo, una gentilezza, un messaggio inaspettato, qualsiasi cosa che faccia sentire che ci siamo e che faccia rinforzare la speranza che tutto questo finirà e che dobbiamo solo avere pazienza.

Personalmente ho spirito di adattamento e questo mi aiuta a non fare mai drammi qualsiasi cosa succeda e di affrontarla cercando di ridurre al minimo gli aspetti spiacevoli e negativi, ciò nonostante la vicinanza delle persone a cui tengo è sempre una carica in più, ogni pensiero, ogni messaggio, telefonata è un caldo abbraccio che riscalda il cuore e fa sentire che non si è soli nell’affrontare il tutto.

Quindi, e lo dico soprattutto a me stessa perché potrei farlo molto di più di quanto io non faccia, non rimandate i saluti a domani, una parola sincera, un gesto affettuoso può cambiare la giornata a una persona e farle ritornare la speranza, che anche se non dà da mangiare, da la forza necessaria per andare avanti.

silvia

DOLCE NOTTE CON LA “NOTTE” di Fausto

NOTTE
di Fausto Corsetti

E’ misterioso, inquietante, suadente, avvolgente, rispettoso: il buio. Tante cose accadono nella notte. Mentre tutto si adagia, sembra sostare in attesa, crescono nel segreto, non viste, cose importanti. Sfuggono agli occhi e appaiono, evidenti, solo a giorno inoltrato. Crescono piano le cose che contano; crescono sotto lo sguardo anche di quelli che non cercano ciò che evidente non è.
Quante volte, nell’oscurità, cresce più chiara, più forte, più precisa, la volontà di comprendere: si vorrebbe tornare a vedere frammenti di vita già andata, vissuta, passata. Quale sete ha il cuore di chi conosce il colore della notte e ha imparato ad ascoltare la voce della vita che se ne va, che si trasforma, che muta la storia della gente, quella voce che scava dentro, la mente e i passi?
La notte è il tempo dei pensieri, delle emozioni, delle passioni che riaffiorano e trascinano domande alle quali non si può non rispondere.
Rientrati, a sera, restano oltre quella porta i rumori della strada, quei suoni che nel giorno consumano o quantomeno appannano mete e desideri: tutto resta fuori. Mentre dentro, invece, riemerge prepotente la verità di sé, quella che interroga senza attenuanti, e rimette in primo piano ciò che è rimasto sulla strada.
Non si può vivere lasciando che i giorni passino l’uno accanto all’altro.
Non serve aspettare la notte, se i colori del giorno non diventano fermenti di luce nel buio che toglie solo tutto ciò che non serve per incontrare la vita, fra tante vite che intrecciano la propria esistenza.
E’ ingannevole la vita, sono ingannevoli gli anni pensati senza fine; è breve la gioia che pare così gradita.
Vorremmo tornare indietro per rivedere il passato, per comprendere meglio quello che abbiamo perduto. Cercare l’esistenza: il lavoro di ogni giorno. Cercare l’esistenza. Che altro? Tutto diventa importante. Il dettaglio, il particolare diventa sublime attenzione. Ogni volto, messaggio di vita che favorisce e facilita la conoscenza di sé: sapore che condisce passi, talora affaticati.
Cosa accade nel cuore di chi cerca di rialzarsi dopo ogni caduta, dopo ogni nuovo dolore, dopo ogni nuova fine, non è dato sapere. Eppure, in quel mistero, ciascuno custodisce le verità più alte, quelle che si confessano solo a se stessi e che lasciano fuori della porta qualsiasi finzione, artificio, sotterfugio, timore.
L’unica notte oscura è quella che non si vuole affrontare.
Il nuovo verrà.
Ci potrà passare accanto, ci potrà interpellare, ma se non lo si vuole affrontare…non ci cambierà. Si ricomincia, nella notte, a cercare l’esistenza, quella che appaga il cuore e rende prezioso il vivere. Nel cuore della notte emerge il desiderio di tornare alla casa d’origine, lì da dove è iniziata quella trasformazione di sé che invita a cogliere l’esistenza, preziosa e unica, come luogo d’incontro, tempo di riconoscimento, spesso, tempo di attesa.
Non è facile attendere, non si è più abituati ad attendere: se non a condizione e a garanzia di avere diritto a una risposta…a fronte della certezza di avere qualcosa in cambio, un ritorno. Durante queste trasformazioni se, da una parte, si prova una indicibile fragilità, dall’altra, più viva sembra diventare la voglia di vivere o almeno il desiderio di trovare un più forte senso per vivere, più attenta si fa la ricerca della bellezza e della gioia, più familiare torna lo stupore e la gratitudine: anche se intorno resta la notte, o prevalgono le nebbie notturne più impenetrabili, la vita diventa diversa, altra, nuova.
Tramonti e albe, primavere e autunni hanno scandito il trascorrere del tempo, ma intatta resta la fedeltà alla vita: essere fedeli alla vita è un assecondare inviti, un raccogliere messaggi, riconoscere segnali.

                                                                    ————————

CON QUESTA RIFLESSIONE VI SALUTO, HO BISOGNO DI PRENDERMI UNA PAUSA, NON SO PER QUANTO, CI SI RISENTE PIU’ AVANTI SE E QUANDO RITROVERO’ LA VOGLIA, COMUNQUE VI LEGGERO’… SERENA NOTTE A TUTTI!

silvia

DOLCE NOTTE (DA MEDITARE)

….. HO VISTO QUESTO VIDEO DA PIERO CANCEMI   E ME NE SONO INNAMORATA…. LA BRAVURA DI QUESTA RAGAZZA CHE, OLTRE AD AVER SCRITTO LA CANZONE LA CANTA IN MANIERA MERAVIGLIOSA E SUONA ANCHE BENE PUR ESSENDO SORDA, LA SUA SERENITA’ E LA SUA FORZA MI HA FATTO DAVVERO SENTIRE “MOLTO PICCOLA”….PENSANDO A TUTTE LE VOLTE CHE CI SI LAMENTA O SI STA ARRABBIATI E IMMUSONITI PER DELLE VERE SCEMENZE….

silvia

 

PAROLAI

PAROLAI

di Fausto Corsetti

La retorica è tradizionalmente intesa come l’arte del dire, del parlare, e più specificatamente del persuadere con le parole. L’arte retorica già nella Magna Grecia era così importante che vi ci si dedicava per tredici anni.

Attenzione però, perché la retorica venne concepita come un’arte capace di sedurre ed indurre dalla propria parte vasti pubblici, non sempre sostenendo le proprie ragioni con fini ragionamenti, ma piuttosto con esempi clamorosi, frasi ad effetto…tutti i mezzi erano leciti e la verità o la presunzione di verità del proprio discorso era cosa del tutto trascurabile. Insomma, i retori sofisti erano dei veri e propri “professionisti della parola”, nel V secolo a.C.

Oggi, cari amici, vi sembrano che le cose siano mutate? Ho timore di no e penso che, oggi, i professionisti della parola si chiamino politici.

E hanno imparato bene la lezione dei maestri greci: non il vero, né il giusto si deve difendere con la propria parola, ma il verosimile o meglio ancora l’utile.

Capisco, vi passano davanti agli occhi, leggendo queste parole molti dei nostri politici, avrete pensato a quelli di oggi, a quelli del passato, a quelli che hanno usato la retorica come scienza serva della verità e a quelli che hanno ingannato le masse portando intere nazioni a buttarsi in guerre assurde…

Oggi, i politici hanno dei team di professionisti che ne studiano il look, la posizione da tenere in pubblico, la pronuncia, danno loro gli strumenti per gestire la forza dei loro discorsi, gli escamotage per renderli più credibili, più vicini alla gente. Personale addetto alla formulazione stessa dei discorsi. E chi non ha questi professionisti, chi non li può o non li vuole pagare, si riconosce.

Siamo talmente abituati al rispetto della forma, che la sostanza passa in secondo piano. Se un politico durante un discorso ha la cravatta storta è possibile che sia quel particolare a catturare la nostra attenzione e a fare notizia, piuttosto che quello che ha detto.

La retorica però, cela anche un altro grande aspetto. Il discorso retorico deve concludersi con un comando, un’azione, un gesto che viene richiesto. Per esempio: “votami”, oppure “iscriviti”…

Allora, se volete mantenere il vostro libero arbitrio in uno stadio da esseri umani, se non vi piace che qualcuno che non sia un romanziere famoso o un bravo regista possa portarvi a pensare o a fare cose di cui non sareste d’accordo, guardatevi da coloro che: utilizzano frasi ad effetto, esempi eclatanti, aneddoti ai limiti della realtà, battute o gag, ricorrono ad artifici dialettici quando gli avversari chiedono loro di dare spiegazioni circa il

loro operato, o sono incapaci di riconoscere gli errori o ancora propongono un approccio troppo emozionale alla politica…

E, soprattutto, valutate. Valutate e confrontate a mente fredda, a qualche giorno di distanza dal discorso, alla luce dell’operato che ha condotto sin là quel tal politico. Esercitate il vostro potere discrezionale. Che sia anche questo un esercizio retorico?!

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SMETTIAMOLA DI DAR RETTA ALLE FALSE PROMESSE E ALLE BELLE PAROLE, LE BELLE PAROLE SONO SOLO IL FRUTTO DI GENTE CHE STUDIA PER LORO E GLI SUGGERISCE QUELLO CHE LA GENTE VUOLE SENTIRSI DIRE…..E’ TUTTO STUDIATO E PROGRAMMATO, SVEGLIA!!!!!

Silvia

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