Dallo Shot alla Sequenza: le basi della Grammatica del Cinema

Sia nel caso in cui ci si trovi in mezzo al pubblico di uno spettacolo teatrale, di un concerto di musica o di un balletto o che invece si stia assistendo nel buio di una sala ad una proiezione cinematografica o che si stia guardando un film tra le mura domestiche, davanti allo schermo televisivo o al monitor di un computer, sia anche che si stia leggendo un libro o un fumetto, magari in treno o in metropolitana o sdraiati sul proprio letto ed ancora nel caso che ci si trovi in un museo, al cospetto di un quadro, di una scultura o di una fotografia, in tutti questi casi, insomma ed in tantissimi altri ancora nemmeno immaginati (perché l’arte si manifesta in una molteplicità di forme e modalità costantemente in divenire, comprese quelle legate agli happening ed alle installazioni temporanee), possiamo fruire di un’opera d’arte fondamentalmente in tre modi possibili: primo, lasciandoci coinvolgere e trasportare senza opporre alcuna resistenza alle sensazioni emotive ed intellettuali che scaturiscono da quell’esperienza; secondo, vivendo ogni istante come un percorso quasi didattico verso una comprensione progressiva dell’intera struttura di ciò che abbiamo di fronte; infine il terzo metodo, che è poi il migliore ed il più ambito, concesso soltanto a chi ha raggiunto un accettabile punto di arrivo nella propria educazione artistica e nel proprio gusto, riuscendo ad unire i primi due metodi, sommando ossia il piacere del riconoscimento dei singoli elementi strutturali, all’emozione scaturita dal coinvolgimento profondo in una visione accolta pienamente e senza filtri.

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Eccomiii, sono riuscita. Yuppieeeeeee ðŸ˜

Mi scuso prima di tutto con Silvia per i traffici che ho dovuto fare. Ora mi spiego meglio. Avevo necessità di legare al mio profilo Instagram uno spazio personale che racconta di me, ma non riuscivo a scollegare i due blog.

Sono finalmente riuscita a separare i due mondi, che già vi anticipo sarà molto carino.

E qui, come detto più volte, resto per il piacere di sentirmi a casa e soprattutto libera di esprimermi come credo e come sento.

Per visionare THE MONSTER’S HOUSE ci vorrà tempo perché raccoglierà molto materiale scritto e inventato in questi ultimi anni, ci sto lavorando un pezzettino per volta ma almeno, gli esterni e chi vorrà conoscermi, avrà modo di farlo. Sarà un bel curiosare garantisco.

Oh che bello, ce l’ho fatta, seguirò a far sclerare Silvia che ormai è vaccinata anche alla mia presenza😃il che è mentalmente tonificante per entrambe. Ihihihihihihihihjhihihi…

E yuppieeeeeee sono molto felice

Paola.

immagine Pinterest

È partita oggi la mia campagna CONTRO LA DIVERSITÀ

Nel mio profilo Instagram…. chi mi conosce sa che non tollero, non ammetto e non permetto che le persone vengano attaccate per il loro essere speciali e visto che adesso sono nella condizione di poterlo fare, che GUERRA SIA!

Ne vedrete delle belle perché sarò particolarmente pungente.

Paola.

Abbiamo tutti bisogno di leggerezza, occorre attrezzarsi!

In questo lungo periodo di restrizioni e di lockdown paventati dal nuovo dpcm, siamo stati e siamo tutt’ora sottoposti ad uno stress mentale senza precedenti. Per quanto ognuno di noi cerchi sempre di fare del proprio meglio per far fronte ai disagi, resta il nemico invisibile da combattere a suon di pensieri speranzosi, volti ad alleggerire il peso greve dei giorni in corso.

Ognuno per come può e sente, poiché dietro lo schermo cui ci affidiamo coraggiosamente per “condividere” pensieri, emozioni, sensazioni, fatti, anfratti, spaccati multiformi di esistenze, ci sono VITE che meritano tutte d’essere rispettate e, lancio il dardo, accolte. Accogliere significa leggere, ascoltare dal di dentro, cercare di comprendere quale necessità abbia portato la persona in questione a dire il suo dire, e nel limite del possibile esserci decorosamente.

Abbiamo tutti bisogno di leggerezza! La comprensione svuotata dagli IO giganteschi che portano il dialogo al triste duello verbale, non fa altro che avvelenare il già avvelenato momento in corso dunque non ne vedo alcuna necessità!

Noi che amiamo scrivere, pensare, mostrare agli altri la nostra sensibilità espressa in numerose forme diverse, abbiamo anche la responsabilità d’essere educatamente aperti al dialogo. Per quale motivo aprirsi agli altri se poi non si è disposti a ragionare in compagnia?

Per quanto mi riguarda, e ormai credo sia di un’evidenza quasi sconcertante, ognuno può fare, credere ed essere ciò che sente in cuor suo, purché sia gentile e garbato con gli altri. L’unica cosa per la quale provo un profondo interesse è il bene di tutti, che tutti nessuno escluso, siano in salute e che possano vivere le loro vite al meglio.

Quando ieri dicevo in un post che io non questiono più su NULLA, e mi riferisco a tutti quegli argomenti che ultimamente inducono alla polemica, al confronto aspro e talvolta in modo del tutto inutile, anzi inutile proprio, mi riferivo proprio al desiderio mio personale di ricevere e coltivare ovunque “leggerezza di vita”. Sarà che non sto bene fisicamente, sarà che sto invecchiando, sarà che conduco una vita ricolma di grandi responsabilità dalle quali non mi esimo mai, sarà che non ho mai creduto nei caratteri scontrosi (cosa che considero un totale fallimento esistenziale), sarà che non ho il midollo inviperito per natura, sarà che ho già sopportato le pene infernali del mio passato che fra l’altro sto ancora spurgando, sarà semplicemente che amo la pace dei sensi in tutti i sensi, alleggeriamo!

Le peggiori guerre sono quelle attivate da chi pensa di raccontare le più grandi verità senza accorgersi che nel farlo miete la serenità altrui.

Paola.

Sguardo

Quello che si pensa ma che spesso non si riesce ad esprimere…..

Spaziocorrente

Si sfilaccia il tempo,
legato ad un colore che priva la libertà
e porta troppe vite ad abbandonare corpi ormai stremati.
Viviamo un momento disperato,
con pochi arrivi e molte partenze.
Gocciolano i cuori infranti
e ciò che rimane sono mani che chiedono speranza.
Voglia di camminare,
per continuare un viaggio,
senza dimenticare, ma superando un passo
che mai avremmo pensato così impervio.

E si mescolano dolori ad altri dolori,
meno appariscenti in questa epidemia di solitudine.
E si apprezzano i sorrisi da lontano,
le carezze delle parole, quando le braccia non possono stringere.
E forse sono proprio certi silenzi che ti parlano e ti svelano segreti.

Notte stellata qua fuori, che mi rinfranca,
non perchè nasconde le cose od offusca la vista,
ma perchè nella sua immensità trova spazio anche la mia preghiera laica.

…
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