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Goodnight from Kasabake: l’heritage samoano di Parris Goebel

«Us Pacific people, we work hard, we make do with what we’ve got, even if we don’t have much: my Pacific heritage has played a huge part in who I am, what I’m about, what I stand for and what means the most to me, family, love, giving back, service»

«Noi persone del Pacifico, lavoriamo sodo, ci arrangiamo con quello che abbiamo, anche se non abbiamo molto: il retaggio portatomi dal Pacifico ha giocato un ruolo enorme per definire chi sono, di cosa mi occupo, cosa rappresento e cosa per me significhino famiglia, amore, contraccambiare, assistere»

Queste parole furono pronunciate dalla coreografa, ballerina, attrice e regista di fama internazionale Parris Goebel, in occasione di uno degli ultimi tra i tantissimi riconoscimenti ottenuti per il suo lavoro nel mondo della danza ed anche per il suo contributo allo sviluppo dell’economia della sua terra natale, la Nuova Zelanda: la storia della sorprendente carriera di questa artista, nata a Manurewa (sobborgo meridionale della più nota Auckland), ma di origini samoane, è quasi favolistica, per la velocità con cui la fama della sua bravura ha raggiunto ogni angolo di mondo dove si produca musica pop, ma aldilà di una troppo facile agiografia ciò che davvero interessa al discorso di narrazione musicale delle nostre Goodnight settimanali è l’impronta fortissima da lei lasciata in quel settore dell’industria discografica che si occupa della produzione e distribuzione dei videoclip e della progettazione dei grandi concerti.

Giunti, infatti, a questo punto del percorso musicale, che io e voi abbiamo iniziato poco più di tre mesi fa, non potevamo continuare a lasciare fuori dalla nostra rassegna proprio uno degli elementi fondanti e creativamente essenziali di ogni videoclip contemporaneo di genere dance e pop ossia il corpo di ballo che fa da sfondo alle esibizioni delle star.

Per ben tre volte campionessa mondiale di danza hip-hop con il suo gruppo di ballo, The Royal Family, quando nelle tante interviste parla del suo passato di giovane ragazza e studentessa, la Goebel racconta sempre che nessuno della sua famiglia aveva mai ballato prima, né in modo professionale, né dilettantistico e nemmeno qualcuno dei suoi parenti aveva mai lavorato nel campo dello spettacolo, ma in compenso i suoi genitori erano stati e sono rimasti grandissimi appassionati di musica hip-hop e R&B e questo suo essere cresciuta con quel genere di sound tutto il giorno nelle orecchie e nel sangue, assieme alle migliaia di videoclip musicali guardati ininterrottamente alla tv, l’aveva sin da piccola quasi inevitabilmente spinta a sperimentare ogni genere di danza, prima di fermarsi e scegliere definitivamente la hip-hop dance come il suo modo personale di esprimere ciò provava dentro quando ascoltava la musica.

Per via delle sue straordinarie capacità, anche la scuola di danza, a cui era stata subito iscritta da suo padre, cominciò nel giro di poche stagioni a starle stretta e fu così che, a soli 15 anni, fondò una sua propria dance crew, composta da sole ragazze, le ReQuest: usando come palestra il magazzino di suo padre, arredato di specchi appoggiati al muro ed un vecchio tappeto per proteggersi dal troppo duro pavimento cementato, Parris iniziò a creare nuovissime coreografie e passi di danza, facendosi notare in ogni concorso a cui riusciva a partecipare, finché non esplose nell’ambiente come un astro che bruciava di energia inarrestabile, tanto da colpire persino una pop-star di primissima grandezza quale Jennifer Lopez, la quale, dopo essere stata conquistata dalle clip postate su YouTube della vittoria di Paris e del suo gruppo al World Of Dance Awards di Los Angeles, decise di affidarle addirittura il compito di coreografare il suo intero Dance Again World Tour.

Era il 2012 e Parris Goebel aveva iniziato quella corsa al successo internazionale che non si sarebbe arrestata finché non fosse giunta alla vetta, collaborando abitualmente con realtà di assoluta eccellenza come il Cirque du Soleil, fornendo la sua consulenza in franchise cinematografici dedicati al ballo come Step Up: All oppure studiando per intero le coregrafie del Savage X Fenty Show di Rihanna, diventando infine la voce oggi più autorevole di un modo di vivere il ballo femminile incredibilmente fisico e passionale, intimamente legato alle tradizioni samoane paterne e polinesiane materne, dove l’esibizione muscolare del corpo della donna diventa quasi un inno di orgoglioso woman pride, uno stile di danza così personale e così famoso che ha ottenuto persino un nome proprio ovvero il “polyswagg“.

Nato assieme alla squadra di ballo delle ReQuest, questo particolare stile di hip-hop dance ha subito conquistato ogni ballerina e ballerino delle coste di Auckland e da lì si è esteso a tutta la Nuova Zelanda e l’intera Polinesia, diventando, nei concorsi internazionali, una sorta di marchio di fabbrica di chi proveniva da quello straordinario territorio insulare sito nell’Oceano Pacifico sud-occidentale: la Bibbia di ogni linguaggio contemporaneo, il leggendario Urban Dictionary, alla voce polyswagg, recita così «an aura that emanates from one’s being through confident, charismatic, and energetic dance that oozes with ancestral culture and ultra skill (un’aura che emana dal proprio essere attraverso una danza consapevole, carismatica ed energica che trasuda cultura ancestrale e abilità straordinaria

Le donne che oggi ballano per Parris Goebel e che fanno part della sua attuale dance crew, le Sorry Girls, sono donne vere, di etnia eterogenea e fluidità di genere, orgogliose del loro corpo, del quale non si curano di nascondere quelli che, per l’ipocrita mondo del glamour a dominazione maschile, sono considerati inestetismi o difetti, in un magnifico caos in cui si mescolano le sensuali malizie di corpi adolescenziali, la rabbia di donne adulte stanche di un ruolo sociale minoritario e formose atletiche ballerine che ripudiano gli stilemi di ogni forma di fat shaming, il tutto esaltato e nobilitato da una disciplina ginnica rigorosissima, in cui il carisma, ancor prima della seduzione, è una delle cifre di un ballo ritmato dal respiro della stessa musica sui propri muscoli e sulla pelle.

La migliore testimonianza di quanto appena descritto nelle righe sopra è probabilmente sia la straordinaria coreografia creata appositamente, sia l’emblematica storia dei due video realizzati dalla stessa Goebel quali dance-cover del contestatissimo e famosissimo brano pop Yummy di Justin Bieber, a cui nel 2020 Parris Goebel osa mettere mano e che assieme costituiscono anche la mia scelta per la Goodnight di questo sabato sera.

Quando uscì nel Gennaio di quest’anno, Yummy venne accolto da fortissime critiche sia per la stupidità e piattezza dei suoi testi e del ritornello, sia anche per l’asfissiante promozione in Tv e sui social con cui il team-manager di Bieber aveva cercato di creare a tavolino il successo di questo primo brano da solista che il suo cantante aveva inciso dopo vari (troppi) anni di assenza dal mercato, ma fu proprio allora che la Goebel ne diede una sua interpretazione dance che modificò completamente il significato della canzone, trasformandola in una potente esibizione di femminilità adulta e consapevole: tuttavia, malgrado il travolgente successo in termini di visualizzazioni, in questa versione del video Bieber scompare del tutto, tanto da spingere la star a chiedere e ad ottenere l’oscuramento della clip dalla piattaforma di sharing.

Dopo la cancellazione da YouTube, la Goebel scrisse in un post su Instagram rivolgendosi pubblicamente a Bieber «Not everyone’s going to like what you do! If you can’t handle a group of women thriving in their greatness then you don’t deserve us (Non a tutti piacerà quello che hai fatto! Se non riesci a gestire un gruppo di donne che fioriscono in tutta la loro grandezza, allora non ci meriti)»: ne seguì una vera esplosione di follower che chiedevano a gran voce di riavere su YouTube quella versione coreografata dalla Goebel e così avvenne, come un’elezione pontificia per acclamazione popolare.

Il business alla fine ebbe la meglio: i manager si accordarono, Bieber omaggiò la Parris e lei ritirò dai vari social tutte le sue frasi aggressive verso Justin ed i fan di entrambe le star si riscoprirono soddisfatti e sereni, perché, alla fin dei conti, come recitava il celeberrimo documentario del 1974 prodotto dalla Metro-Goldwyn-Mayer per celebrare il 50° anniversario dei suoi studios dedicati ai film di genere musical, That’s Entertainment!

Quella che segue è la versione preparatoria del video presentato sui social e sulle piattaforme di sharing di tutto il mondo: chiunque abbia almeno una volta visto la leggendaria War Dance samoana, eseguita dalla nazionale di rugby della Nuova Zelanda prima di ogni partita dei campionati internazionali, riconoscerà subito alcune delle movenze, perché quello che vedrete nei passi di danza di queste portentose ballerine coreografate dalla nostra Parris è proprio un atto di sfida ed una dimostrazione di potere, in cui ogni parte del corpo, ogni fascio muscolare dell’addome, della schiena, dei glutei ostentati e shakerati nello stile di un twerking aggressivo o del grande pettorale su cui poggiano i seni materni o adolescenziali, diventa espressione di un ballo fatto a gran voce ma anche controllatissimo e sicuro.

Se avete per qualche motivo trovato il video appena visto troppo ostentato o eccessivo e se soprattutto alcune delle donne che ballavano vi sono apparse troppo disinibite ed affatto vergognose di un corpo vissuto ed accettato nella sua interezza, difetti teorici compresi, allora abbandonate questo post, perché non fa per voi: spegnete se possibile anche il computer ed andate a guardarvi allo specchio, per capire, forse, che il mondo reale che ci appartiene è quello che costruiamo e non quello che ci viene affibbiato da altri.

Se invece, come spero, avete colto anche il meraviglioso senso di solidarietà di quella dance-crew che dalle movenze individuali finisce poi per divenire una sontuosa e fortissima chorus line ossia un gruppo che fa quadrato attorno ad ogni suo compenente, come tante leonesse che proteggono i loro piccoli, in un branco che cerca di salvare anche il più debole o il più giovane dalle grinfie dei predatori, allora potete passare al livello successivo: in questo secondo video, infatti, potrete gustarvi tutta la sfacciata e colorata versione finale, dove ognuna delle ballerine, che avete prima visto in tuta da ginnastica nera e senza trucco, appare nella divisa da combattimento, con la loro pelle oleata ed abbronzata che fuoriesce dai vestiti sportivi bianco candido, i capelli colorati di fuoco rosa shocking e gli occhi dipinti da un make-up fatto di ombretti e maskara vissuti come colori di guerra, tanto che in alcune occasioni farete persino fatica a riconoscerle tutte.

That’s all, folks!
Buonanotte e sogni d’oro!


Pubblicato in: RIFLESSIONI

Questi giorni

La vita è cambiata e noi con essa, dobbiamo fare i conti con questa nuova condizione e imparare a conviverci, senza fare drammi e senza dare di matto perché non serve proprio a nulla ed, anzi, non fa che peggiorare le cose sia per noi che per chi ci è vicino.

Non si può pensare di chiudersi in casa, la vita continua, anzi Deve continuare, sia pure con tutta l’attenzione e le precauzioni da prendere.

Bisogna organizzarsi in modo da rendere le nostre abitudini, il lavoro, gli spostamenti, la socialità il meno pericoloso possibile e poi sperare in bene.

Passerà prima o poi, passa tutto nel tempo, quindi questa è una certezza che dobbiamo fare nostra e che deve alimentare la nostra speranza.

In questo periodo, diciamo da marzo in poi, ci sono stati dei cambiamenti, anche al lavoro ad esempio, c’è più sincera voglia di rivedersi e di collaborare, c’è più senso di “squadra”, cosa che avrebbe dovuto essere senza bisogno di un virus….ma vabbè, bisogna accontentarsi 😉

Siamo tutti nella stessa barca insomma, proprio per questo bisogna cercare di fare quello che si può per essere di sostegno e di aiuto a chi è più fragile, a chi non riesce ad adattarsi a questa situazione e si deprime, basta così poco, una parola, un pensiero, uno sguardo, una gentilezza, un messaggio inaspettato, qualsiasi cosa che faccia sentire che ci siamo e che faccia rinforzare la speranza che tutto questo finirà e che dobbiamo solo avere pazienza.

Personalmente ho spirito di adattamento e questo mi aiuta a non fare mai drammi qualsiasi cosa succeda e di affrontarla cercando di ridurre al minimo gli aspetti spiacevoli e negativi, ciò nonostante la vicinanza delle persone a cui tengo è sempre una carica in più, ogni pensiero, ogni messaggio, telefonata è un caldo abbraccio che riscalda il cuore e fa sentire che non si è soli nell’affrontare il tutto.

Quindi, e lo dico soprattutto a me stessa perché potrei farlo molto di più di quanto io non faccia, non rimandate i saluti a domani, una parola sincera, un gesto affettuoso può cambiare la giornata a una persona e farle ritornare la speranza, che anche se non dà da mangiare, da la forza necessaria per andare avanti.

silvia

Pubblicato in: COSE MIE, NATURA

Che soddisfazione!

Questa è la prima delle nostre melagrane, quest’anno il nostro giovane alberino ha fatto miracoli, 5 melagrane ma molto grandi, quest pesa 770 gr, ed è dolcissima, è davvero una soddisfazione 😉

Pubblicato in: COSE MIE, CUCINA

Pane con lievito madre

Con l’arrivo del freddo si sono riprese le vecchie abitudini e domenica ho cotto il pane fatto con il lievito madre, fatto con metà farina tipo 1 e metà farina integrale, e un giorno di lievitazione in frigorifero, che ne dite? Il profumo che si sprigiona in casa è impagabile, chi è su Instagram l’ha già visto, per gli altri lo metto qui :

silvia