In questo strano week-end, a metà dell’ultimo mese di questo maledettissimo anno, a pochi giorni da un Natale decisamente fuori dell’ordinario, il nostro abituale appuntamento delle Goodnight musicali lascia eccezionalmente lo spazio ad uno special televisivo di Good Vision, per richiamare l’attenzione (specie delle tre blogger Silvia, Paola e Liza, che in un tempo lontano, ma mai dimenticato, si rivelarono al mondo per essere delle Streghe), su una fiction che, a mio modesto giudizio, malgrado i limiti tipici del mezzo televisivo, delle imposizioni produttive castranti e delle ingenuità narrative necessarie per sopravvivere (una serie televisiva nordamericana deve oggi fare comunque breccia in un sufficiente numero di telespettatori statunitensi, i quali decisamente non brillano tutti per acume e capacità critica), resta un prodotto d’intrattenimento culturale assolutamente straordinario, la cui visione è per me quasi obbligatoria (anche con tutti i distinguo da farsi poi in una fase successiva), specie per chi ama il mondo della stregoneria moderna e delle narrazioni collegate: sto parlando della coinvolgente e consigliatissima Motherland: Fort Salem.

Prestate però molta attenzione quando farete le vostre ricerche sul web e su YouTube, perché a livello promozionale con questa serie è stato fatto purtroppo un pessimo lavoro e soprattutto evitate come la peste i trailer, sia italiani che internazionali, tutti decisamente brutti e fuorvianti, con un montaggio delle scene e delle musiche assolutamente sbagliato e talvolta contenenti fastidiosissimi spoiler, che vi rovineranno buona parte del piacere di scoperta: piuttosto, se avete invece tempo e voglia di farvi un’idea su questa serie, guardatevi i primi 5 minuti della prima puntata, che ho preparato per voi caricandoli sul canale Vimeo di Kasabake, così, se deciderete di continuare la visione non vi sarete rovinati alcuna sorpresa e se invece, all’opposto, da questi primi segmenti narrativi la serie non vi sembrerà poter essere di vostro gradimento (mi addolora pensare che questo possa accadere!), avrete perso soltanto 300 secondi del vostro tempo.

I punti di forza di questo show sono evidentissimi già dalle primissime scene, a partire dalla potentissima ed originalissima idea narrativa che le streghe (come narrato per immagini nella splendida sigla di testa, costruita con dipinti, drappi e bandiere, in cui le cuciture divengono confini e linee ereditarie di sangue) possano nel Febbraio del 1692, in occasione del famigerato processo svoltosi a Salem (contea di Essex, Massachusetts) aver stretto un accordo con gli uomini, per essere tutte e per sempre, compresa ogni discendenza, salvate da qualsiasi accusa di alleanza con il demonio e riconosciute con tutta la dignita della legge, allontanando così il pericolo di impiccagione o incarcerazione grazie ad un patto vincolante: in cambio del riconoscimento del loro status, ogni anno da quel momento in poi la comunità delle streghe avrebbe offerto all’esercito nazionale un reggimento di giovani ragazze disposte a lottare contro tutti i nemici della madrepatria (per l’appunto Motherland in americano), a costo della loro stessa vita.

Il secondo magnifico punto a favore di questa fiction è l’attenzione posta dagli autori alla efficacissima valenza immaginifica del potere della voce, dei canti di battaglia e di guarigione tramandati di madre in figlia, nonché delle esoteriche armoniche vocali a cui ci si allena all’accademia militare di Fort Salem, capaci di fermare un nemico, creare un tornado e persino, in alcune giovani più dotate, anche modificare la realtà circostante; infine, ultimo aspetto ma non meno importante, troviamo una colonna sonora meravigliosa, intensa e straziante, epica e dolorosa assieme, merito del compositore Brandon Roberts (sua anche la colonna sonora del ingiustamente sottovalutato film di fantascienza sottomarina Underwater) che qui ha decisamente firmato il suo capolavoro.

Direttamente dal canale YouTube dello stesso Roberts, mi permetto di linkarvi di seguito la playlist con la Original Soundtrack completa della prima stagione di Motherland: Fort Salem, con filmati rigorosamente di solo audio, senza immagini spoiler di alcun tipo, ma che, se ascoltati ad occhi chiusi, potranno trasportarvi come un vento impetuoso in una terra dove la magia scorre nel sangue delle donne.

Il punto debole della serie ideata e supervisionata da Eliot Laurence (che firma anche le sceneggiature dei due episodi iniziali ed ovviamente del clamoroso season finale) è quello che invece per i produttori è anche paradossalmente il maggiore elemento di forza commerciale ovvero la connotazione teen e l’inquadratura della narrazione in una cornice young adult, dove l’elemento sentimentale diventa in certi momenti talmente preponderante da essere quasi invadente, ma fortunatamente per lo spettatore evoluto, Laurence è uno showrunner davvero accorto ed è riuscito a fondere ogni singola piega romantica in un puzzle di storytelling arcano ed avvincente, in cui talora fanno addirittura capolino sprazzi di malvagità lirica, malgrado la censura aprioristica operata dal network per non uscire dal target adolescenziale.

Come accade sempre nelle moderne serie televisive, le puntate finali regalano, ahimè, molte più domande che risposte, ma il viaggio fin lì compiuto da noi spettatori, anche se obbligatoriamente incompleto, è un’avventura stupefacente ed appagante, capace di giocare con la storia reale delle persecuzioni della Chiesa contro le streghe, di stuzzicare lo spirito complottista di chi è avvezzo ai drammi politici, di farci fare surf sopra le onde popolari del nazionalismo statunitense (le giovani streghe che si recano in accademia sono descritte con lo stesso ardore patriottico di cui sono investiti nei media americani i soldati che vanno realmente ogni anno nei teatri di guerra ai confini del mondo occidentale), prendendo di petto la più grande paura del popolo statunitense ovvero il terrorismo ed infine di affascinare platealmente tutti noi con l’incantesimo del volo delle streghe, qui servito come artifizio di alchimia esoterica grazie alla “salva“, una droga governativa che permette di levitare.

Malgrado la confezione molto social e glamour delle tre attrici protagoniste e di tutto il cast femminile possa a volte risultare, agli occhi di un’osservatore smaliziato e disincantato, un po’ troppo artificiosa e stucchevole (non si può dimenticare che Taylor Hickson, cantautrice canadese e volto già noto per altre partecipazioni a show televisivi per teen agers, che qui interpreta il personaggio di Raelle Collar, la più ribelle e misteriosa delle tre giovani streghe, è una vera star del web ed idolo degli adolescenti), la media recitativa dell’intero cast è superiore alla maggioranza dei prodotti televisivi statunitensi, con anche dei picchi di eccellenza, come nella costruzione del poderoso character di Sarah Alder, Generale delle Streghe dell’Esercito degli Stati Uniti, nonché Comandante dell’Accademia Militare di Fort Salem: l’attrice belga Lyne Renée interpreta con drammatico spessore questo antica e potente strega, prima artefice degli Accordi di Salem e vissuta per centinaia di anni, ma sempre con l’aspetto di una bellissima donna di mezza età anche ai nostri giorni.

La Prima Stagione è interamente disponibile, doppiata in italiano o con sottotitoli e lingua originale, sulla piattaforma streaming di Amazon Prime, in superba qualità audio e video, ma per chi volesse intanto terminare la visione della prima puntata, mi permetto di mettervi di seguito il link al Drive di Kasabake su Mega, per scaricarne una dignitosa copia in HD, con qualità identica a quella del video mostratovi all’inizio del post.

Buona visione e buon week-end.


Abbiamo parlato di:

Motherland: Fort Salem, USA, 2020 – in corso
Creata e condotta: Eliot Laurence
Musiche: Brandon Roberts
Regia: Steven A. Adelson, A. Tapping, H. Al Mansour, MJ Bassett, R. Johnson, S. Kohli, D. Grossman
Sceneggiatura: Eliot Laurence, Studler, Peña, Kecken, Maggenti, Avenia & McCauley, Edelson & Kecken
Interpreti: Taylor Hickson, Jessica Sutton, Ashley Nicole Williams, Lyne Renée